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Vatileaks, domande su un “gruppo segreto mafioso” in Vaticano

© Abaddon1337
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Il processo sulla divulgazione dei documenti riservati della Santa Sede (vatilekas) si avvia verso la conclusione delle audizione dei testimoni, prevedibilmente la prossima settimana. I cardinali Parolin e Santos Abril, nonché l’elemosiniere pontificio Krajewski, appellandosi al codice di procedura penale non compariranno. Ancora domande, nel corso della udienza di oggi prevalentemente dedicata all’audizione del capo ufficio della disciolta Prefettura degli Affari economici, monsignor Alfredo Abbondi, sull’ipotesi che esistesse un «gruppo segreto mafioso» che operava in Vaticano. Ancora dettagli su microspie e legami con servizi segreti e mondo politico italiano.

Il prelato ha minimizzato il proprio ruolo, sebbene il suo nome, nel corso delle audizioni precedenti, sia stato ampiamente citato insieme a quello dei due imputati principali, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, come partecipanti a un gruppo chiuso che si incontrava negli uffici della stessa prefettura ma era legato ai lavori della Commissione referente sulla Riforma economica vaticana (Cosea). Il presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre, gli ha domandato se facesse parte di un «gruppo segreto mafioso» e Abbondi ha negato, sottolineando che il numero di incontri è stato «enfatizzato» nel corso del processo e che il suo ruolo era esecutivo e senza responsabilità particolari. «Mi sembra che si voglia insinuare un mio coinvolgimento», ha protestato, sottolineando di essere stato cooptato dapprima per motivi esecutivi quale scrivere lettere, poi, una volta che si era rotto il rapporto tra Vallejo e Chaoqui, per raccogliere gli sfoghi dello stesso monsignore spagnolo.

In particolare, Abbondi ha sottolineato che monsignor Vallejo gli aveva affidato la fotocopiatura di documenti relativi ai postulatori delle cause di beatificazione (durato 15 giorni), che egli affidò all’usciere della Prefettura, tanto il materiale, a suo dire, non era riservato. Abbondi ha ammesso di avere avuto alcuni pranzi con Vallejo e Chaouqui, ed ha confermato in particolare un pranzo con Paolo Berlusconi, durante il quale sono state evocate le questioni vaticane e il fratello dell’ex premier ha fatto alcuni giochi di prestigio. Francesca Chaoqui, ha detto il Prelato, sosteneva di far parte dei servizi segreti italiani, cosa confermata anche da Vallejo, tanto da prendere parte a un incontro al Cafè Greco, a Roma, a cui era presente anche l’allora capo dell’intelligence, Giampiero Massolo. Abbondi ha poi citato un caso nel quale Chaouqui arrivò in Prefettura con un «tecnico» munito di uno strumento che avrebbe rilevato la presenza di microspie nel suo ufficio, in quello di Vallejo e in quello di un altro officiale e, giorni dopo, la stessa Chaouqui è salita su una scala, nell’ufficio di Vallejo, strappando da una scatola della luce e successivamente gettando dalla finestra una presunta cimice, che però nessuno ha visto. Abbondi ha anche confermato di avere preso parte a un noto ricevimento sul terrazzo della Prefettura per le canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, rivelata dal sito Dagospia, ma ha affermato che non si trattava di un evento mondano bensì spirituale. Il prelato, che oggi ha riferito di avere come unica attività in ufficio la lettura dell’Osservatore Romano e del Sole 24 Ore, come conseguenza della riforma economica del Vaticano, ha detto che nel corso degli anni egli è stato «demansionato» in seno alla Prefettura. Parlando di una «maledizione Nuzzi» che gli grava addosso, il Prelato ha in particolare modo legato la propria sfortuna a una lettera di denuncia che aveva inviato anni fa a Benedetto XVI e che finì poi in un precedente libro di Gianluigi Nuzzi, giornalista coimputato in questo processo per il volume «Via crucis». Da allora, il Monsignore ha detto di essere stato poco considerato dai suoi superiori e anche di subire mobbing dai colleghi, con tanto di minacce di morte o frasi quali «ti rompo la sedia sulla schiena».

Prima di Abbondi sono stati ascoltati, oggi, il tecnico informatico della stessa Prefettura Roberto Minotti e, chiamato da Chaoqui, monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma. Il quale ha confermato che la donna gli era stata presentata (da Lucia Ercoli) come persona capace di promuovere attività caritatevoli, che però non si sono mai realizzate. La donna, ha detto Lojudice, si presentava vantando relazioni con il premier Matteo Renzi e la ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. «Inizialmente avevo l’impressione che sparasse un po’ alto, poi con l’andare avanti della conoscenza ho visto che, per esempio, Lorenzin venne a fare il sopralluogo» di una casa dei religiosi monfortani sulla Predestina che sarebbe potuta essere utilizzata per motivi caritatevoli. La cosa non si realizzò come non si concretizzò un incontro a Firenze con Renzi in occasione della recente assemblea della Conferenza episcopale italiana, anche perché scoppiò presto il caso vatileaks.

A inizio processo, oggi, il presidente del Tribunale, Giuseppe Della Torre, ha dato lettura di un’ordinanza con cui il Tribunale ha disposto che non abbia luogo l’audizione di tre testi che erano stati richiesti dalla difesa di Chaouqui in ragione del loro ufficio, cioè il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, il cardinale Santos Abril y Castelló, arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore e monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità. Sono infatti pervenute in cancelleria, ha chiarito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, le comunicazioni di tali testi, nelle quali hanno dichiarato di volersi avvalere di quanto disposto dall’art. 248, secondo comma, del Codice di Procedura penale vigente in Vaticano (quello italiano del 1913), ossia: «I pubblici ufficiali non possono essere obbligati a deporre su ciò che è stato loro confidato per ragioni d’ufficio, salvo i casi in cui la legge li obbliga espressamente a informarne la pubblica autorità…». Parolin ha tenuto, in ogni caso, ad aggiungere che «sentiva di dovere specificare di non avere alcun elemento da riferire per quanto riguarda l’argomento su cui era stato citato come testimone, cioè il rapporto fra monsignor Vallejo Balda e Chaouqui». L’udienza, iniziata verso le 10, è terminata poco prima delle 15. Le prossime udienze sono state messe in calendario per lunedì 16 maggio alle 15,30 e martedì 17 alle 10,30. È prevista la continuazione e la conclusione dell’audizione dei testimoni ammessi.

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vatileaks
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