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Unioni civili e convivenze di fatto: più diritti per depotenziare il matrimonio

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 13/05/16

Gli studi pro coppie gay sono limitati e palesemente orientati a dimostrare la tesi che un bambino cresca addirittura meglio in una coppia con due papà o due mamme. Questi studi vengono agevolmente rovesciati da chi invece denuncia l’opposto: ovvero una serie di rischi psicologici, in età evolutiva, che possono emergere in un bambino che cresce senza l’ausilio di un padre e una madre.

CONVIVENZE DI FATTO E DIRITTI

Allargando la platea dalle unioni civili alle convivenze di fatto, eterosessuali o omosessuali, l’operazione della legge Cirinnà è stata quella di far lievitare la platea di diritti di cui già godevano i conviventi di fatto come dimostra Aleteia (13 febbraio).

La norma che rappresenta la base formale per il riconoscimento di molti diritti dei conviventi è peraltro rappresentata dal DPR n.223/1989 (approvazione del regolamento anagrafico della popolazione residente) che parifica le famiglie alle convivenze. Persino per i figli nati fuori dal matrimonio c’è una giurisprudenza che parla chiaro, come scrive la Fondazione Magna Charta (www.magna-charta.it, 2013) l’art. 30 della Costituzione garantisce ogni forma di tutela sul piano giuridico e morale.

Come ricorda il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, «applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione è voler trattare allo stesso modo realtà diverse: è un criterio scorretto anche logicamente e quindi un’omologazione impropria. I diritti individuali dei singoli conviventi, del resto, sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale» (Avvenire, 24 agosto 2015).

CONVIVENZE DI FATTO E LEGAMI AFFETTIVI

Ci sarebbe anche un aspetto psicologo da non sottovalutare come conseguenza di questo potenziamento delle convivenze. Quest’ultime vengono percepite sopratutto dalle donne come qualcosa di tutt’altro che stabile. In tal senso è interessante la riflessione della psicologa e sessuologa Stefania Gioia, sul magazine Più Sani e Più Belli, che enumera le possibili ragioni della convivenza. La psicologa spiega:

«Per sentirsi libere. Convivenza significa libertà dai vincoli formali della legge e della religione, si desidera essere libere dal “per sempre” – vissuto come obbligo – e lo si sceglie ogni giorno. Il matrimonio è qui visto come un vincolo o un “salto nel buio”, qualcosa che spaventa e costringe.

Per sperimentare. Molte donne scelgono di convivere per mettere alla prova la solidità del rapporto, per testare la veridicità dei sentimenti, l’impegno reciproco e la passione di coppia.

Per vantaggi pratici. In alcune occasioni può essere che la convivenza venga scelta per ottenere concreti vantaggi reciproci (seppur in presenza di un legame sincero): per dividere le spese, per ragioni di studio, per realizzare interessi comuni o per uscire finalmente dalla casa familiare. La crisi economica ha reso instabile il mercato del lavoro e con ciò le sicurezze economiche del singolo, convivere significa anche sentirsi maggiormente autorizzati a tornare indietro o chiedere l’aiuto della famiglia se ci si accorge che le risorse non bastano (oltre a risparmiare sulle spese necessarie all’organizzazione di un matrimonio)».

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ddl cirinnàfamigliamatrimoniomatrimonio gayunioni civiliunioni di fattounioni gay
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