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7 cantanti rock che hanno parlato dei sacramenti

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2. Billy Joel – Only the Good Die Young (Sacramento della Confermazione)

Di tutte le canzoni della lista, questa potrebbe essere la più scioccante. Comunque, come detto prima, l’obiettivo non è quello di plaudire all’intento dell’artista, bensì di far notare che nonostante il suo intento, viene rivelata la gloria del Sacramento. Ben prima che Joel rivelasse al suo pubblico la sua inclinazione a guadare il fiume del battesimo, si è anche “immerso” in un’altra controversia. Secondo Joel stesso, questa canzone è stata scritta quale “ode alla lussuria” e mentre – ovviamente – questo significato emerge più volte nella canzone, emerge anche l’incredibile attenzione che lui dà ai dettagli sacramentali. Persino nei momenti di pausa questa canzone trasmette un ricco mosaico di immagini che mostra quanto meravigliosamente intricata (proprio come una cattedrale) possa essere la vita di un cattolico praticante; dalle vetrate, ai tempi, ai rosari, alle madonne e alle statue, ai santi che piangono, persino alle madri che pregano per le povere anime ribelle come la sua. Poche canzoni negli annali del rock ’n’ roll sono più platealmente cattoliche (anche se ironicamente) di questa. E poi c’è questa piccola gemma:

“Hai avuto un bel vestito bianco e una festa per la tua Cresima/ hai avuto un’anima completamente nuova, una croce d’oro…”

Come i molteplici doni dello Spirito Santo, questa canzone ci ricorda quanto Dio ci rende meravigliosamente ricchi nel Sacramento della Confermazione, donandoci le armi necessarie per resistere alle puerili e miopi tentazioni suggerite in questa canzone. Quindi, se “Virginia” (come è stata chiamata nella canzone) fosse stata veramente una ragazza in attesa di avvicinarsi al Sacramento, saggia, prudente e fedele alle sue promesse, allora ha davvero ottenuto il meglio da questa storia, soprattutto considerando le conseguenze a lungo termine di vivere una vita dedicata alla lussuria.

3. Audioslave – Like a Stone (Sacramento dell’Eucaristia)

A differenza dell’artista precedente, il cantante degli Audioslave (che è anche fondatore dei  Soundgarden, famosa band di Seattle) è più ciò che verrebbe definito un agnostico. Nella sua gioventù Chris Cornell ha frequentato la scuola cattolica, ma dopo quell’esperienza non si è mai avvicinato realmente ad alcuna religione. Eppure, facendo attenzioni ai suoi testi, si nota il suo uso non proprio sporadico di elementi religiosi. Ad esempio nella canzone Black Hole Sun scrive: “…Nella mia gioventù ‘ho pregato’… per trattenere il cielo e mandare via l’inferno, nessuno canta più come te ora”. Nella canzone Show Me How to Live, dichiara: “Qualcuno mi porti un sacerdote per mettere a letto la mia mente, questo suono costante nella mia testa! È questa la cura o la malattia?!” Inoltre, in alcune occasioni, ha persino interpretato magistralmente l’Ave Maria. Ma la cosa che fa riflettere di più è, nella sua canzone Like a Stone, il fatto che racconti la storia di un uomo alla fine della sua vita mentre legge “un libro” che è sospettosamente simile alle Scritture. Mentre l’uomo lo legge prova un tremendo senso di rimorso – non solo per quello che lui ha commesso di sbagliato, ma anche per tutto ciò che ha “benedetto” e che non avrebbe dovuto (un’intuizione brillante). Sebbene il riferimento all’Eucaristia in questa canzone sia sottile, tuttavia è potente:

“… E sul mio letto di morte/ Pregherò gli dei e gli angeli/ Come un pagano/A chiunque mi porterà in cielo/In un posto che ricordo/Ci sono stato tanto tempo fa/Il cielo era ferito/ Il vino era sangue/ E mi ci hanno condotto… Nella tua casa, dove voglio stare…”

Verace nei confronti dei suoi dubbi ma anche deliziosamente aperto al Signore e alla sua venuta, descrive molto bene la brama che una persona potrebbe avere alla fine della sua vita. Come un pagano giusto, lui attende l’arrivo del suo Signore, qualcuno con cui “desidera” cenare. Quindi, nonostante la sua dichiarata ambivalenza nei confronti della Chiesa, sceglie un’immagine che assomiglia molto a qualcosa del suo passato: un tenue, seppur vivido, ricordo d’infanzia sull’Eucaristia.

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