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Il Papa: la disoccupazione giovanile è una malattia sociale

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La comunità internazionale «è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo» alla crisi dei profughi, «le cui proporzioni stanno crescendo ogni giorno». Quanto alla disoccupazione giovanile, si tratta di una vera e propria «malattia sociale». Lo ha detto il Papa nell’udienza riservata ai partecipanti alla conferenza internazionale promossa, da ieri a domani in Vaticano, dalla fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice sul tema «L’iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà. Emergenza profughi, la nostra sfida».  

«In questi giorni di riflessione e di dialogo, avete preso in considerazione il contributo della comunità degli affari alla lotta contro la povertà, con particolare riferimento all’attuale crisi dei profughi», ha sottolineato Francesco. «Sono grato per la prontezza con la quale portate la vostra competenza ed esperienza nella discussione su queste delicate questioni umanitarie e sugli obblighi morali che esse comportano. La crisi dei profughi, le cui proporzioni stanno crescendo ogni giorno, è una di quelle a cui mi sento particolarmente vicino», ha detto ancora Francesco. «Nella mia recente visita a Lesbo, sono stato testimone di strazianti esperienze di sofferenza umana, specialmente di famiglie e bambini. Era mia intenzione, insieme ai miei fratelli Ortodossi il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Geronimo, di offrire al mondo una maggiore consapevolezza di queste “scene di tragico e davvero disperato bisogno”, e di “darvi risposta in un modo degno della nostra comune umanità”. Al di là dell’immediato e pratico aspetto del fornire aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle, la comunità internazionale – ha detto il Papa – è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo a problematiche che superano i confini nazionali e continentali e coinvolgono l’intera famiglia umana»

La lotta contro la povertà, ha proseguito il Papa, «non è soltanto un problema economico, ma anzitutto un problema morale, che fa appello ad una solidarietà globale e allo sviluppo di un approccio più equo nei confronti dei bisogni e delle aspirazioni degli individui e dei popoli in tutto il mondo», ha detto Jorge Mario Bergoglio, ricordando quanto affermava san Giovanni Paolo II, ossia che «l’attività economica non può essere condotta in un vuoto istituzionale o politico, ma possiede una essenziale componente etica; deve inoltre sempre porsi al servizio della persona umana e del bene comune. Una visione economica esclusivamente orientata al profitto e al benessere materiale», ha proseguito il Papa, «è – come l’esperienza quotidianamente ci mostra – incapace di contribuire in modo positivo ad una globalizzazione che favorisca lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, una giusta distribuzione delle risorse, la garanzia di lavoro dignitoso e la crescita dell’iniziativa privata e delle imprese locali. Un’economia dell’esclusione e dell’inequità ha portato ad un più grande numero di diseredati e di persone scartate come improduttive e inutili».  

«Gli effetti – ha detto il Papa – sono percepiti anche nelle società più sviluppate, nelle quali la crescita in percentuale della povertà e il decadimento sociale rappresentano una seria minaccia per le famiglie, per la classe media che si contrae e, in modo particolare, per i giovani. I tassi di disoccupazione giovanile sono uno scandalo che non solo richiede di essere affrontato anzitutto in termini economici, ma che va affrontato anche, e non meno urgentemente, come – ha sottolineato Francesco – una malattia sociale, dal momento che la nostra gioventù viene derubata della speranza e vengono sperperate le sue grandi risorse di energia, di creatività e di intuizione». 

Il Papa ha concluso il discorso esprimendo la speranza che la conferenza della fondazione nata nel 1993 «possa contribuire a generare nuovi modelli di progresso economico più direttamente orientati al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento nelle risorse umane. Il Concilio Vaticano II ha giustamente sottolineato che, per i cristiani, l’attività economica, finanziaria e degli affari non può essere separata dal dovere di lottare per il perfezionamento dell’ordine temporale in conformità con i valori del Regno di Dio. La vostra è in effetti una vocazione al servizio della dignità umana e della costruzione di un mondo di autentica solidarietà. Illuminati e ispirati dal Vangelo, e mediante una fruttuosa cooperazione con le Chiese locali e i loro Pastori, così come con altri credenti e uomini e donne di buona volontà – ha concluso il Papa – possa il vostro lavoro contribuire sempre alla crescita di quella civiltà dell’amore che abbraccia l’intera famiglia umana nella giustizia e nella pace». 

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