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6 cose che la Cappella Sistina può insegnarci sul Giudizio universale

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Catholic Link - pubblicato il 13/05/16

4. Gli angeli e i santi

angeles©Wikimedia commons

Angeli: Sopra Cristo (nelle lunette) incontriamo angeli che recano i simboli della Passione, che richiamano il Suo sacrificio per la salvezza dell’umanità attraverso dei movimenti di grande intensità con la corona di spine, la croce e la colonna dove Gesù è stato flagellato.

In basso invece c’è un gruppo di angeli che suonano la tromba, accompagnati da altri che reggono un libro. Entrambi annunciano la venuta del Giudizio Finale. Il libro piccolo si riferisce al Libro della Vita (in cui sono inscritti i nomi degli eletti e dei salvati), il libro grande a quello della morte (dove ci sono i condannati).

Santi: Vediamo alcuni dei santi. Sul fianco di Cristo, la prima e più importante di tutti è la Madonna, che si avvicina a suo Figlio con un sottile gesto di timore di fronte al potente verdetto che giudica i vivi e i morti.

Ai piedi di Cristo occupano un posto speciale due martiri: San Lorenzo diacono e martire di Roma (con la graticola con cui è stato bruciato), e San Bartolomeo, che tiene in mano l’attributo della sua pelle, nel quale si è riconosciuto un autoritratto dell’artista.

Sulla nostra destra vediamo San Pietro che ha in mano una chiave d’oro e un’altra d’argento con le quali è possibile aprire le porte del paradiso e che ora, così sembrerebbe suggerire il suo gesto, vuole restituire a Cristo. Al suo fianco c’è San Paolo che con la mano compie un lieve gesto che traspare timore. Sul lato opposto, vicino alla Madonna, vediamo Sant’Andrea che porta una croce a forma di X, sopra la quale ha predicato legato, soffrendo per tre giorni. Sul fianco di Sant’Andrea incontriamo un personaggio che alcuni identificano con San Giovanni Battista, anche se altri ipotizzano essere Adamo.

Ai piedi di Pietro, dall’altra parte, incontriamo un gruppo di martiri che portano con loro gli strumenti del martirio: in primo luogo c’è Simone Zelota con la sega, al cui fianco c’è Disma, il buon ladrone, con la sua croce. Chi ha una sorta di ruota tra le mani è Santa Caterina d’Alessandria. San Biagio, vescovo armeno, regge i rastrelli da cardatore e il soldato romano San Sebastiano regge delle frecce. Si nota anche il cireneo che regge la croce.


5. Ascensione e discesa, cielo e inferno

Condenados©Wikimedia commons

Possiamo notare che la scena è composta seguendo un movimento rotatorio, secondo l’immagine del pastore che separa le pecore dalle capre usata per descrivere la seconda venuta del Signore, quando Lui giudicherà tutti gli esseri umani, vivi e morti (cfr. Mt 25,31-46).

Le pecore a destra: Guardando l’affresco alla nostra sinistra (che corrisponde alla destra di Cristo), possiamo osservare un moto ascensionale degli uomini che salgono al cielo per unirsi ai santi. Alcuni, con espressione di stupore o di estasi, esplorano lo spazio come se non stessero comprendendo quanto stia succedendo loro. Altri, più coscienti, vengono aiutati a salire oppure si aggrappano alle nuvole. Più in basso, vicino alla Terra, vediamo i morti che risorti si levano dalle proprie tombe per assistere, ancora confusi, al Giudizio Finale. Attorno a loro si affacciano alcuni demoni che provano a impedirli di salire al paradiso. Un po’ più al centro si può notare la caverna che simboleggia l’ingresso per l’inferno.

Le capre a sinistra: Mentre alla nostra destra (a sinistra di Cristo), in una dinamica opposta, incontriamo gli uomini condannati che scendono verso gli inferi. Scendono come grappoli, formando un turbine carico di forza. Gli angeli e i demoni si sforzano di fare precipitare i condannati. I corpi sono titanici e trasmettono una forza straordinaria. Di sono alcuni simboli, come la figura dell’avaro che porta una chiave e una borsa piena di denaro, ed espressioni di desolazione e angoscia di coloro che devono affrontare ed accettare la verità sulla propria vita e sul proprio destino, come per esempio la figura dell’uomo che si copre il volto con grande grande drammaticità e compunzione (questa immagine ha impressionato e ispirato Rodin nel realizzare la famosa scultura del pensatore).

En la parte de más abajo a la derecha, vemos en la Laguna de Estigia a Caronte, barquero encargado de trasladar a los muertos al reino del Hades (según la mitología griega), que en la parte izquierda de su barca, amenaza con un remo a los condenados que se demoran o no quieren bajar, una vez llegados a su terrible destino. También esta él rey Minos el juez de los infiernos, al que Miguel Ángel retrató con el rostro de Biaggio de Cesea, un gran maestre de ceremonias del Vaticano que se oponía, pues le parecía indecente, a la idea de representar una escena tan sagrada con cuerpos desnudos. Cuentan por ahí que después de ir a quejarse ante el papa (Pablo III) y a implorarle que lo «sacaran del infierno», a lo que este le respondió: «hijo mío, si te hubieran colocado en el Purgatorio, yo todavía hubiera podido hacer algo, pero en el infierno no puedo; no tengo autoridad».

Nella parte in basso a destra, nella Laguna dello Stige, vediamo Caronte, traghettatore responsabile del trasporto dei morti nel regno di Ade (nella mitologia greca), che sul lato sinistro della sua barca, minaccia con un remo i condannati in ritardo. C’è anche re Minosse giudice dell’Inferno, che Michelangelo ha raffigurato con il volto di Biaggio di Cesea, un grande maestro di cerimonie del Vaticano che si è opposto, perché sembrava indecente, all’idea di rappresentare in una scena sacra dei corpi nudi. Si racconta di lui che dopo essere andato a lamentarsi al papa (Paolo III) e a implorarlo che lo “portassero all’inferno”, questo è quello che lui ha risposto: “Figlio mio, se fosse al purgatorio avrei ancora potuto fare qualcosa, ma all’inferno non posso; là non ho alcuna autorità”.

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cappella sistinagiudizio universalemichelangelo buonarroti
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