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6 cose che la Cappella Sistina può insegnarci sul Giudizio universale

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Catholic Link - pubblicato il 13/05/16


2. L’importanza del Giudizio Universale per la vita cristiana e alcune precisazioni

Nell’enciclica Spe Salvi l’allora Papa Benedetto XVI ha insegnato che:

«Nel grande Credo della Chiesa la parte centrale, che tratta del mistero di Cristo a partire dalla nascita eterna dal Padre e dalla nascita temporale dalla Vergine Maria per giungere attraverso la croce e la risurrezione fino al suo ritorno, si conclude con le parole: « …di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ». La prospettiva del Giudizio, già dai primissimi tempi, ha influenzato i cristiani fin nella loro vita quotidiana come criterio secondo cui ordinare la vita presente, come richiamo alla loro coscienza e, al contempo, come speranza nella giustizia di Dio. La fede in Cristo non ha mai guardato solo indietro né mai solo verso l’alto, ma sempre anche in avanti verso l’ora della giustizia che il Signore aveva ripetutamente preannunciato. Questo sguardo in avanti ha conferito al cristianesimo la sua importanza per il presente. Nella conformazione degli edifici sacri cristiani, che volevano rendere visibile la vastità storica e cosmica della fede in Cristo, diventò abituale rappresentare sul lato orientale il Signore che ritorna come re – l’immagine della speranza –, sul lato occidentale, invece, il Giudizio finale come immagine della responsabilità per la nostra vita, una raffigurazione che guardava ed accompagnava i fedeli proprio nel loro cammino verso la quotidianità. Nello sviluppo dell’iconografia, però, è poi stato dato sempre più risalto all’aspetto minaccioso e lugubre del Giudizio, che ovviamente affascinava gli artisti più dello splendore della speranza, che spesso veniva eccessivamente nascosto sotto la minaccia.» (Spe Salvi 41-42).

Si potrebbe dunque affermare che l’opera di Michelangelo si possa situare più in quest’ultimo gruppo, poiché se osserviamo con attenzione, anche quando si mantiene l’armonia classica e quasi formale dell’arte rinascimentale (almeno nelle proporzioni e nei corpi), la scena è carica di tensione e pregna di drammaticità, così come lo sono alcune espressioni dei personaggi.


3. Il centro di tutto

centro©Wikimedia commons

Al centro vediamo Cristo, attorno al quale convergono i personaggi con tutta la scena. Discende con le sembianze di una potente divinità greca. Non sembra il mansueto e umile figlio del falegname, né il Cristo Pantocratore delle icone bizantine che tendono a essere simili all’uomo storico. No. Qui siamo lontani da questa “condizione di servo” di cui parla San Paolo nel suo inno cristologico ai Filippesi. Siamo piuttosto di fronte a una sorte di grande Zeus che, pur riflettendo una profonda calma, con la sua mano alzata sembra essere sul punto di lanciare contro il mondo una delle sue saette. Si può fare una sana critica a tal proposito, nel senso che la commistione tra rivelazione cristiana (Michelangelo si è ispirato all’Apocalisse) e l’arte del mondo classico con le sue figure mitologiche, affermatasi in questo periodo, può in alcuni punti alterare il messaggio cristiano. Infatti se per il mondo greco la perfezione è ideale, per il cristianesimo l’ideale – il Logos dal quale, per il quale e nel quale tutto è stato creato – non si deve cercare all’infuori, come se si trattasse di un Dio statico (come sono le statue greche). No, al contrario, questa “condizione ideale” si è fatta carne per noi ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. Sì, il nostro Dio è pieno di passione e di amore ed estende la sua Parola fino ai confini della nostra “caverna” (come simboleggiano così meravigliosamente le icone della nascita di Gesù), assumendo i limiti della nostra materia in tutta la sua radicalità. A mio parere il Giudizio Universale deve essere sempre purificato delle sue terrificanti esagerazioni attraverso il crogiolo del profondo mistero che è la passione e la morte di Gesù.

Detto questo, torniamo all’affresco.

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Tags:
cappella sistinagiudizio universalemichelangelo buonarroti
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