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Per questo il diavolo ci vuole reclusi nel passato o nel futuro

Pathdoc/Shutterstock

don Fabrizio Centofanti - pubblicato il 12/05/16

Il diavolo ci tenta in molti modi. I Padri della Chiesa hanno scritto sintesi esaurienti di mosse e contromosse nella guerra col maligno. Una delle opere più note è il cosiddetto Antirretico, che ad ogni tentazione oppone una parola di Dio. Ai monaci sprovvisti di una ferrea memoria veniva consigliato di pronunciare il nome di Gesù, che scaccia ogni spirito malvagio.

Qui voglio presentare soltanto una tentazione poco conosciuta, ma insidiosa, che colpisce la maggior parte della gente. Satana, il nemico della natura umana – come lo definisce sant’Ignazio di Loyola -, ha due modi per sviarci dalla via che è Cristo. Il primo è incatenarci al passato, ingombrando l’anima con ogni sorta di rimpianti, rancori, memorie ferite e immedicate. Il secondo è incollarci gli occhi a un futuro imprecisato, che divora le energie con ansie o sogni inconsistenti. Su questo, Gesù ha detto parole decisive: chi mette la mano all’aratro e si volta indietro, non è degno del regno di Dio; non vi preoccupate di cosa vestirete o di cosa mangerete; cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù. Non c’è alcun dubbio, quindi, che rinchiudersi in un passato fatiscente o restare prigionieri di un futuro senza volto, è il modo più sicuro per cadere in patologie spirituali o psicologiche.

Il diavolo, dunque, ci vuole reclusi nel passato o nel futuro, strappandoci l’unico tempo necessario: il presente eterno di Dio. Quando Mosè gli chiede il nome, il Signore gli risponde: Io Sono. Gesù, allo stesso modo, afferma con parole solo in apparenza sibilline: prima che Abramo fosse, Io Sono. La vita è nel presente e solo nell’attimo che vivo mi è possibile prenderne parte. Posso essere felice solo adesso. Il diavolo cerca di rubarmi questo istante eterno, questo punto in cui Dio mi viene incontro come amore che non può finire. Viene un’ora ed è questa, dice il Cristo alla donna incrociata al pozzo di Giacobbe, in Samaria. Al di fuori di quest’ora, c’è solo un’insensata nostalgia, o un’ansia che mi toglie la pace. Ciò che conta è il presente: il di più viene dal maligno.

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