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Come dominare la rabbia anziché farsene dominare

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Shutterstock/Alexandru Logel

LaFamilia.info - pubblicato il 12/05/16

La rabbia è un sentimento che spicca per il suo grande potere, che destabilizza l’armonia familiare, lavorativa o sociale, oltre ai danni che può provocare alla salute fisica ed emotiva. Nonostante questo, la rabbia si può controllare. Un cambio di atteggiamento, sforzo e forza di volontà possono impedire che prenda il sopravvento.

La rabbia è la risposta di adattamento del nostro organismo nei confronti di qualcosa che ci dà fastidio. Arrabbiarsi in modo sporadico è naturale nel comportamento umano. L’aspetto negativo è quando diventa un sentimento frequente e predominante, che reprime la gioia della vita e deteriora i rapporti con gli altri.

Gli effetti della rabbia

La rabbia è un’emozione così potente che può influire seriamente anche sul corpo quando si verificano episodi di ira. Segnali che si osservano in genere come il volto arrossato, le vene pulsanti, gli occhi in fuori, i pugni e i denti stretti dimostrano che tutto il sistema nervoso agisce insieme.

Gli studi scientifici affermano che questo sentimento suscita forti cambiamenti nel sistema nervoso autonomo, che a sua volta controlla la risposta cardiovascolare e il sistema endocrino, provocando uno stato mentale assai negativo e alcuni cambiamenti nell’attività cerebrale.

Quanto agli affetti sociali, non c’è bisogno di grandi spiegazioni per rendersi conto del fatto che una persona che si arrabbia spesso è poco gradita in un gruppo. I danni provocati dall’aggressività nei legami affettivi sono devastanti, e non stupisce, perché una persona arrabbiata influisce in modo immediato e quasi inevitabile sul proprio ambiente.

La rabbia non è da nessun punto di vista un sentimento che contribuisce al benessere umano.

Cosa origina la rabbia?

Scoprire la causa della rabbia è un primo passo per sconfiggere questo sentimento che a volte diventa abitudine.

Arrabbiarsi spesso e intensamente può essere la manifestazione di altri sentimenti. Ecco i più comuni:

Insicurezza – paura che gli altri scoprano che non si ha quella perfezione che si vuole trasmettere o timore del fallimento di fronte a certe sfide.

Gelosia o invidia – quando c’è una minaccia latente che mette in pericolo qualcosa di importante.

Dipendenza – legata al desiderio di pretendere che tutto ruoti intorno a noi, una cosa logicamente insostenibile.

Paura – di fronte a una situazione che genera incertezza, ansia e nervosismo.

Come dominarla anziché farsene dominare

Imparare a gestire la rabbia è possibile. Sforzo e volontà sono le chiavi per frenare l’aspetto distruttivo che provoca questo sentimento, e ci sono alcuni suggerimenti da seguire per riuscirci.

In primo luogo, bisogna essere consapevoli del danno che la rabbia provoca sia a noi stessi che a chi ci circonda. Oltre a questo, gli esperti raccomandano a chi si arrabbia con facilità di imparare a risolvere i problemi con chi ne è davvero la causa, senza scaricarli sulla prima persona che capita a tiro. Una difficoltà lavorativa non deve influire sull’ambiente domestico e viceversa. Imparare a delimitare i problemi è una regola d’oro.

Il fatto di parlare delle contrarietà è un altro modo di sfogarsi senza bisogno di ricorrere all’ira. Non ha senso accumulare aggressività. È importante stabilire una buona comunicazione con una persona di fiducia per esternare i sentimenti, ma è importante anche il modo in cui si esprimono. Non bisogna perdere la compostezza, ma essere molto intelligenti a livello emotivo. I disaccordi si possono esprimere, e nei limiti del rispetto tutto è possibile.

Bisogna infine chiedere scusa. La rabbia è un’arma mortale, che può arrecare grandi danni agli altri, e a volte neanche chiedere scusa può rimediare. Ci sono volte in cui le arrabbiature sono sproporzionate, e riconoscerlo aiuta chi si arrabbia ad essere più consapevole della necessità di esprimersi in un altro modo. Non basta scusarsi – bisogna cambiare.

***

Riflessione sul malumore

C’era una volta un bambino che era sempre di cattivo umore. Il padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse che ogni volta che si arrabbiava doveva inchiodarne uno sul retro del recinto di casa sua. Il primo giorno i chiodi furono 37.

Nelle settimane successive, man mano che imparava a controllare il suo cattivo umore, il bambino metteva ogni giorno meno chiodi. Scoprì allora che era più facile controllare il suo malumore che inchiodare i chiodi sul recinto. Arrivò finalmente il giorno in cui il bambino non si arrabbiò affatto. Lo disse al padre, che gli suggerì di togliere un chiodo dal recinto per ogni giorno in cui non si arrabbiava.

Il tempo passò e arrivò il giorno in cui il bambino poté dire al pare di aver tolto tutti i chiodi. Il padre prese il figlio per mano, lo portò vicino al recinto e gli disse: “Figlio mio, hai fatto molto bene, ma guarda i buchi che sono rimasti nel recinto. Il recinto non sarà mai più lo stesso. Quando una persona dice le cose con ira, lasciano cicatrici come queste. Puoi infilare un coltello in un uomo e poi toglierlo; non importa quante volte tu possa chiedergli scusa, la ferita resta. Una ferita verbale fa male quanto una fisica”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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