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Il demonio ci dice: “Non pregare, nasconditi, non puoi presentarti così davanti a Dio”

Dragan-CC

Portaluz - pubblicato il 12/05/16

Quale?

Più entriamo nella luce di Dio, più vediamo la nostra miseria, i nostri limiti, la nostra durezza di cuore… Non è piacevole, ma è positivo per essere umili, perché solo quando conosciamo una malattia possiamo curarla.

Ma allora la preghiera diventa scomoda, no?

Appare tutto il negativo che c’è nella nostra vita, e per questo molta gente ha paura della preghiera, paura del silenzio, della solitudine. Abbiamo paura di trovare noi stessi. È lì che è importante la pratica della speranza.

Come si pratica la speranza?

È molto semplice: ti metti davanti a Lui e gli dici: “Signore, sono davanti a te come un povero, vedo tutti i miei peccati e la mia fragilità, ma non è un problema perché Tu sei la mia speranza. È da te che attendo la mia salvezza, Signore. È da te che attendo la grazia che potrà curarmi, purificarmi e trasformarmi”. È un atto di speranza, un atto di umiltà in cui smetti di metterti al centro, riconosci i tuoi limiti e li accetti riponendo la tua fiducia in Dio. Lasci che Egli sia la tua roccia.

Non sembra facile…

Si dice che Gesù disse al re San Luigi: “Vorresti pregare come un santo? Ti invito a pregare come un povero”. Se entriamo in questo atteggiamento di umiltà e speranza, Dio verrà rapidamente a consolarci e ci darà la pace. A volte tarda un po’, ma Dio è fedele: come dice la Sacra Scrittura, “un povero ha gridato e Dio ascolta”. È una cosa che vediamo spesso nella Bibbia: la preghiera che Dio ascolta – quella tocca il Suo cuore e trasforma chi la compie – non è quella del fariseo, ma quella del povero che grida al Signore dal profondo, come il pubblicano inginocchiato in fondo al tempio. È la potenza che c’è nella speranza; se speriamo tutto da Dio, anche se dobbiamo passare per la porta stretta, Egli ci darà tutto, perché è sempre fedele.

Il terzo punto che menzionava era la preghiera come atto d’amore…

Sì. Dare a Dio ogni giorno mezz’ora – il tempo ovviamente è importante perché è la nostra vita – è un autentico atto d’amore.

Ma non tutti hanno mezz’ora al giorno per Dio…

Si tratta di riservare un momento della giornata e di consacrarlo a Dio.

Ci sono momenti in cui, però, si può dubitare di Dio. Qual è il motivo, secondo lei? Il peccato?

Non credo che il peccato ci allontani sempre dalla preghiera. Spesso è il contrario: ci obbliga a pregare. Dio si serve di tutto: quale direbbe che sia il peccato più grave?

Non lo so…

Non è il fatto di essere peccatore che mi allontana da Dio. Se io piango per il mio peccato e mi getto tra le braccia di Dio, quello che era un peccato diventa una grazia. Più sono peccatore, più devo pregare. Il demonio è molto intelligente, a volte cadiamo e ci dice: “Non pregare, nasconditi, non puoi presentarti così davanti a Dio, sei troppo orribile”. E proprio per questo dobbiamo pregare. Dove posso curarmi se non tra le braccia di Dio?

Dev’essere sempre meno una preghiera di pensiero, di testa, e sempre più una preghiera di cuore, che si apre a Dio, in un’apertura e in un abbandono che fanno sì che la preghiera sia profonda.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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