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E se la fragilità fosse un’opportunità?

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VÉRONIQUE DUFIEF - pubblicato il 11/05/16

La debolezza spazza via il miraggio dell'autonomia per condurre verso l'amore

Viviamo in una cultura della forza, della prestazione, del successo a tutti i costi. E anche fuori da questo contesto aspiriamo a una felicità che vorremmo ottenere con la minore sofferenza possibile.

Tuttavia le esperienze della debolezza e della sofferenza possono aiutarci a scoprire la nostra vocazione di figli di Dio e la nostra sete ardente di amore.

Sebbene non dobbiamo necessariamente vivere nella difficoltà assoluta, è vero che la sofferenza ci unisce, se non altro per compassione.

Se accettiamo di accoglierla dentro di noi, la fragilità può rappresentare una buona notizia, poiché ci guida lungo il cammino verso l’essere.

Ci aiuta ad assaporare l’allegria, ma non come forma di piacere transitoria; si tratta dell’inalterabile verità di sentirsi amati di un amore incondizionato, indipendentemente dalla situazione in cui ci si trovi.

Attraverso la sofferenza scopriamo che il mondo dipende molto dalla prospettiva con la quale lo si guarda. La pace interiore deriva dall’accettazione incondizionata dell’essere.

L’allegria che proviene dal fatto di non avere paura di se stessi, di non sentirsi costantemente giudicati per le proprie imperfezioni, ma di imparare a vederle con dolcezza per poter abbracciare la vita con pienezza, secondo lo sguardo del Signore.

Si tratta pertanto di accettare di vivere sempre nel presente, di andare avanti pur non provando a sembrare ciò che in realtà non si è; la chiave è anche permettere il riavvicinamento con il prossimo nell’intimità dell’essere. E questa “nudità” consentita è possibile soltanto quando la fragilità è condivisa.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Tags:
debolezzafragilitasofferenzasuccesso
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