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Lo Utah impone l’anestesia prima dell’aborto tardivo per lenire il dolore del bambino

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 09/05/16

20 settimane è il periodo nel quale secondo la maggior parte delle prove scientifiche i bambini non nati possono provare un intenso dolore, anche se alcune ricerche indicano che questo può accadere anche prima. Già dalla 18ma settimana, infatti, un bambino nel grembo materno punto con un ago rilascia ormoni dello stress, come fanno gli adulti quando sperimentano il dolore. I livelli di ormoni in quei bambini diminuiscono quando vengono fornite sostanze per lenire il dolore.

Primo passo verso l’abolizione dell’aborto?

Il senatore dello Utah Curt Bramble, che ha promosso il provvedimento, ha affermato che lo Utah protegge i condannati a morte e gli animali da una morte dolorosa e dovrebbe quindi fare lo stesso per i bambini che vengono abortiti.

In precedenza, Bramble aveva affermato che se fosse stato per lui avrebbe bandito del tutto l’aborto, ma che questo provvedimento è comunque un passo in quella direzione.

“La santità della vita, la difesa di chi non ha voce – ecco di cosa parla questo provvedimento”, ha dichiarato. “Penso che sia chiaro il messaggio per cui l’aborto è un abominio”.

Ogni anno negli Stati Uniti vengono effettuati oltre 18.000 aborti “molto tardivi” su bambini perfettamente sani.

Pareri discordanti

Divise le posizioni sul provvedimento, anche tra i pro-vita, alcuni dei quali ritengono che rendere l’aborto più “umano” e “accettabile” fa perdere di vista la questione principale, visto che un omicidio senza dolore ha comunque come conseguenza la morte, mentre altri pro-life sostengono che finché l’aborto è legale al bambino dovrebbe essere risparmiato un dolore superfluo.

Quanto ai sanitari, molti medici nello Utah e nel resto del Paese temono che il provvedimento possa aumentare i rischi per la salute delle donne, somministrando loro una sedazione pesante superflua (CBS, 28 marzo).

David Turok, del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università dello Utah, ha affermato che il provvedimento si potrebbe applicare anche alle donne a cui è ormai scaduto il termine di gravidanza e alle quali viene indotto il travaglio o che hanno un problema come la preeclampsia, che fa sì che sia più sicuro far nascere il bambino in anticipo. Queste procedure, ha osservato, potrebbero ora richiedere un’anestesia, ma “non si danno mai questi farmaci se non è necessario”.

Planned Parenthood Utah si è opposta alla legge, sostenendo che inserirebbe un’opinione politica in una “decisione medica privata della donna” e mettendo in discussione le ben solide prove del fatto che i bambini possano provare dolore a quello stadio.

La dottoressa Anne Davis, direttore medico di Physicians for Reproductive Health, ha affermato dal canto suo di credere che nessun medico dotato di un’etica somministrerà farmaci potenti a una paziente se possono nuocere alla sua salute.

“Immaginate che io mi sieda con una paziente e le dica cosa si può aspettare e come mi prenderò cura di lei e a un certo punto dica: ‘Oh, a proposito, lo Stato mi ha detto che devo darle questo’, lei chiede: ‘Cosa?’, e io dico: ‘Non ci sono benefici per lei, ma ci saranno ulteriori rischi’” (CNN, 29 marzo).

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