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Il vaso del perdono e il 70 volte 7

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La madre di 10 figli insegna ai suoi bambini come mettere in pratica la loro fede

La settimana scorsa i miei figli di 10 e 12 anni hanno litigato. Sanno che non dovrebbero picchiarsi, graffiarsi o fare la lotta, ma erano entrambi su di giri. Mentre li separavo mi sono chiesta con dolore: “Come posso insegnare loro che questo non dovrebbe succedere mai?”

Ho messo dei cerotti sui graffi, ma le ferite inflitte al loro rapporto erano più profonde.

Li ho portati fuori e ho dato a ciascuno un pezzo di gesso. Ho detto loro di tracciare 490 righe, in serie da 5. Questa sarebbe stata la loro punizione. “Per ciascuno”, ho detto. “Voglio che diciate, ad alta voce o dentro di voi, ‘Ti perdono’”.

All’inizio hanno obiettato, ma ho detto loro che non sarebbero rientrati finché non lo avessero fatto. “Perché 490?”, ha chiesto quello di 12 anni.

“Ve lo dirò quando avrete finito”, ho risposto, e sono rientrata in casa.

Ho preso la storia del “settanta volte sette”, tratta dal Vangelo di Matteo (18,21­-22): “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”.

C’è voluto un po’ per tracciare 490 righe, ma quando hanno finito ho mostrato loro il brano. Dopo aver roteato gli occhi, è stato chiaro che si sentivano entrambi meglio l’uno nei confronti dell’altro.

Mi sono seduta a guardare le linee tracciate con il gesso, realizzando quanto sia difficile riconoscere l’infinito desiderio di Dio che mostriamo misericordia gli uni nei confronti degli altri.

Volevo essere sicura che non fossero solo i due che avevano litigato a recepire il messaggio, e quindi il giorno dopo sono andata in banca e ho preso cinque dollari in penny e ne ho tolti dieci. I bambini hanno guardato i rotolini di monete. “Cosa sono?”, ha chiesto uno.

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