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Gli “anni bui” di Jorge Bergoglio quando fu accusato di essere pazzo

AFP/Max Rossi
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I retroscena sul periodo vissuto a Cordoba prima della elezione ad arcivescovo di Buenos Aires. Per il futuro Papa furono gli anni più duri

Anche Papa Francesco ha attraversato momenti difficili nella sua vita. Ha pagato il prezzo di accuse anche infamanti ma, “in cambio”, gli sono serviti per rafforzare la propria spiritualità.

Javier Camara e Sebastian Pfaffen raccontano il Francesco “sconosciuto” in “Gli anni oscuri di Bergoglio” (Ancora edizioni). Quegli anni fanno riferimento al doppio soggiorno nella città di Cordoba. Anni vitali per comprendere i gesti del pontefice e la sua visione di Dio, della Chiesa, della vita, della politica.

Bergoglio era arrivato a Cordoba in circostanze differenti: vi aveva vissuto una prima volta come novizio, tra il 1958 e il 1960, e poi vi è tornato come sacerdote, nel periodo che va dal ’90 al ’92. In mezzo c’era stata la giunta militare, il ritorno alla democrazia, il disorientamento nella Chiesa, le crisi sociali ed economiche, e i suoi sei anni da provinciale dei Gesuiti, dal 1973 al 1979

IL NOVIZIATO

Nella prima permanenza a Cordoba, da novizio gesuita nel quartiere Pueyrredon, si era distinto per uno stile sicuramente non comune. Si racconta che pranzava in ginocchio, baciava i piedi ai suoi superiori, si lavava con acqua fredda in pieno inverno e passava fino a un mese senza parlare con nessuno, ad eccezione del suo maestro, durante gli esercizi spirituali. Il futuro Papa pregava il rosario sotto la pianta di araucaria che tutt’ora si trova nel patio del complesso di appartamenti che vennero costruiti dove prima c’era il noviziato, in via Buchardo 1750. Ogni sabato andava alla ricerca dei bambini e delle bambine del quartiere per insegnare loro il catechismo, farli giocare e condividere con loro una tazza di tè e un pezzo di pane.

PIANTO ED EMOZIONI

Bergoglio era un uomo che si emozionava facilmente. Si commosse fino alle lacrime quando scoprì che l’infermo agonizzante che accudiva in una stanza dell’Ospedale di Cordoba veniva tradito dalla moglie con un medico in un episodio che lui ricorda come la scoperta della “piaga sociale dell’infedeltà”. Un altro aneddoto lo ricorda estasiato dalla devozione popolare alla Madonna degli abitanti della piccola località di Impira, nei pressi di Cordoba: Jorge rammenta ancora oggi l’intonazione dell’inno alla Vergine cantato in massa dai fedeli.

L’ESILIO

La permanenza da sacerdote negli anni Novanta a Cordoba accade invece in un momento particolare, che Bergoglio vive come un esilio. Ufficialmente arriva a Cordoba come “direttore spirituale e confessore della chiesa della Compagnia di Gesù”.

In realtà era stato messo da parte per essere diventato un sassolino nella scarpa di molti. Per lui è stato un periodo di «purificazione interiore» dice oggi, «quegli anni a Cordoba hanno determinato la mia solidità spirituale». Bergoglio non lo ha mai ammesso ma sembrerebbe che ci sia tornato perché punito dal provinciale dei gesuiti  Victor Zorzin (già vice di Bergoglio, quando lui guidava la provincia argentina 1973-79). Divergenze pastorali e di governo alla base della scelta punitiva.

LE ACCUSE

Padre Angel Rossi, attuale superiore della Residencia Mayor della Compagnia nella quale visse Bergoglio, ha raccontato che in città circolavano voci secondo cui era tornato a Cordoba perché pazzo, infermo. Voci insistenti che sarebbero provenute da fonti gesuite. Nell’ordine pare che non fosse apprezzato il suo stile pastoral-spirituale nei confronti della gente dei quartieri poveri, la sua esposizione e il consenso che riscuoteva lo trasformavano in una sorta di parallelo dei suoi superiori. E alcuni gesuiti sarebbero anche usciti dall’Ordine perché Bergoglio risultava poco simpatico. Addirittura  nel volume “Francesco, vita e rivoluzion“, la giornalista Elisabetta Pique fa trapelare che nella Residencia Mayor in taluni casi non gli passavano le telefonate, né gli facevano pervenire la corrispondenza. Anche se poi lo stesso Bergoglio non ha confermato alla Pique questa indiscrezione.

LO “SPAZZINO”

In quel contesto le giornate del futuro papa erano segnate dalla lettura di testi filosofici, spirituali. Aveva fatto ulteriormente propri gli insegnamenti ignaziani come quello del “gesuita spazzino”, che “scopa più e più volte, però gli rimaneva sempre sporcizia da spazzare”. «E’ stato per Bergoglio un tempo misterioso, oscuro, ma lui, aiutato dalla grazia, dalla preghiera, lo ha trasformato in un periodo di gestazione», afferma Padre Angel.

LA GIORNATA

La sua giornata era scandita dalla sveglia alle 4:30, alle 5 era pronto e lo si vedeva lucidare le sue scarpe nere nei corridoi. Poi le preghiere nella chiesetta della residenza. Più volte, durante i due anni “bui”, Bergoglio è stato visto pregare nella penombra vicino alla statua della Vergine nella chiesetta della residenza. Poi le sue giornate proseguivano con la colazione e lo studio nella biblioteca, leggendo molta filosofia, tra cui Nietzsche e diversi testi di Joseph Ratzinger. Ad ora pranzo non mancava mai un suo aiuto in cucina prima di mettersi a tavola, dove finiva il pasto con la frutta o il budino (il Papa è goloso di dolci). Nel pomeriggio era il primo sacerdote ad uscire dalla stanza per recarsi a pregare vicino alla statua di San Giuseppe. Poi ancora spazio allo studio e se il tempo lo permetteva per una breve passeggiata in centro città.

LE CONFESSIONI

Quindi i suoi pomeriggi erano scanditi da due momenti fissi: la santa messa che celebrava presso la Chiesa della Compagnia del Gesù e sopratutto le confessioni per le quali ritagliava uno spazio quotidiano importante, di solito la sera, fino ad ora di cena.

Prima di andare a letto, quasi un’ora la dedicava all’esame di coscienza, prima dell’ultima preghiera del Breviario e la meditazione.

OPERE DI CARITA’

Povertà e sacrificio non hanno mai abbandonato il suo stile di vita. In questo periodo, infatti, Bergoglio si distingueva per aver vissuto due anni in una stanza fredda, rumorosa, senza bagno privato, nella Residenza Mayor della Compagnia; si distingueva ancora perché spesso si rimboccava le maniche dell’abito nero dei gesuiti per lavare i suoi fratelli religiosi più anziani, infermi, agonizzanti.

Di lui si ricorda ancora quando cucinava tutta la notte, fino all’alba, senza dormire, affinché una giovane coppia di fidanzati cordovesi di umili condizioni potessero offrire ai loro familiari un piatto da mangiare per la festa di matrimonio; oppure quando donò, in gran segreto, 12.000 pesos di offerte, che gli avevano inviato delle suore tedesche, ad un uomo che era rimasto senza casa.

CORRUZIONE E PECCATO

Sempre a Cordoba Bergoglio ha prodotto negli anni “bui” due opere che spiegano la sua spiritualità: “Riflessioni nella speranza” e “Corruzione e peccato“. In quest’ultimo volume traccia la differenza tra peccatore e corrotto. Nella sua visione antropologica il peccatore riconosce il peccato e chiede perdono a Dio, il corrotto non ammette mai di averlo compiuto, «ha la “faccia da santino” come diceva mia nonna. E il peggio è che si finisce per crederlo veramente!». Inoltre il futuro Papa Francesco parla anche della corruzione del religioso ed è a Cordoba che elabora il concetto di “mondanità spirituale”. Tutti concetti ripetuti costantemente nelle omelie durante il suo pontificato.

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