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Il Presidente di Hitler no, ma il papa di Hitler sì

Public Domain via WikiPedia

David Mills - Aleteia - pubblicato il 05/05/16

Oggi, conclude lo scrittore, “la sua reputazione ha assunto proporzioni mitiche. I rapporti intricati di Mannerheim con la Germania nazista hanno salvato la Finlandia sia da Stalin che da Hitler – impresa non da poco. E quindi, se può aver combattuto con matrimonio e amicizie, sarà sempre ricordato da una Nazione grata per la sua leadership scaltra e la sua dedizione instancabile”.

Mannerheim sulla fune

È una grande storia. È come guardare un uomo su una fune mentre stringe tutta la sua famiglia. Se cade, tutti muoiono. Mannerheim era un uomo che stringeva tutto il suo Paese. Se avesse fallito, la Finlandia sarebbe caduta sotto uno o l’altro dei peggiori tiranni della storia.

Probabilmente starete pensando: “Aspetta, perché quest’uomo viene lodato per aver fatto del suo meglio in una situazione terribilmente difficile e papa Pio XII continua ad essere chiamato ‘il papa di Hitler’ per aver fatto del suo meglio in una situazione molto simile?”. È un’ottima domanda.

Come mi ha scritto l’esperto di Pio XII William Doino quando gli ho inviato l’articolo e ho sottolineato il contrasto con il papa, “a differenza di Mannerheim, Pio XII parlò contro gli omicidi di massa a livello razziale dei nazisti durante la guerra, non ha mai incontrato Hitler, men che meno è stato ‘amichevole’ nei suoi confronti (come Mannerheim, almeno per motivi strategici), ha salvato molti ebrei e ovviamente ha cercato com’è noto di rovesciare Hitler”.

E quindi non era il papa di Hitler, soprattutto se, come alcuni hanno sottolineato, Pio XII non ha solo cercato di rovesciare Hitler, ma era anche d’accordo sul fatto che venisse assassinato. Hitler non provava certo nobili sentimenti nei suoi confronti.

Doino sottolinea (in una nota a me) che “Pio XII è stato uno dei più grandi nemici di Hitler, e questo ora viene ampiamente riconosciuto”, e prevede che “anche i pregiudizi che restano saranno alla fine superati”. Spero che abbia ragione, ma tra gli accademici e i giornalisti principali l’idea che il papa del periodo di guerra abbia in qualche modo favorito i nazisti è una di quelle cose che ormai tutti sanno.

La risposta

La risposta alla vostra domanda eccellente è questa: perché Pio XII era cattolico e perché era il papa. Il fatto che il papa abbia leccato i piedi a Hitler è un mito troppo conveniente a livello ideologico perché gli evangelizzatori laici lo possano abbandonare. Il papa era un codardo! Non amava gli ebrei! Si è coperto le spalle! E allora a chi importa cosa dice il papa attuale sulla moralità?

È una questione di lettura selettiva, e questo facilita l’inganno. Quello che è eroismo nel leader finlandese è malvagità nel leader cattolico. Le azioni del primo vengono interpretate nel contesto storico, quelle del secondo rigirate con le peggiori letture possibili per ogni cosa che ha fatto. Nessuno scrive di Mannerheim come ho fatto io nel primo paragrafo, ma quasi tutte le principali fonti secolari scrivono di Pio XII in questo modo.

E se i laici opportunisti descrivessero Pio XII come l’autore di Ozy ha descritto l’eroe nazionale finlandese, ovvero un uomo impegnato in un delicato atto di bilanciamento e che giocava al gatto e al topo confidando su accordi intricati per tenere in scacco il nemico, che ha stabilito rapporti accuratamente preparati con i suoi nemici per salvare il salvabile, un leader scaltro con una dedizione instancabile? La sua reputazione potrebbe assumere proporzioni mitiche.

Ma non trattenete il fiato.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
adolf hitlernazismopapa pio xii
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