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La vita da single è una vocazione?

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O non essere impegnati significa che non si ha impegno?

La vita da single è una vocazione? Per rispondere a questa domanda dobbiamo aver chiaro cosa intendiamo per “vita da single” e “vocazione”.

Fin dai tempi degli apostoli, la Chiesa ha sempre valorizzato la libera scelta del celibato, o di non sposarsi “per il regno dei cieli” (Matteo 19,12). I primi Padri della Chiesa registravano come sia uomini che donne scegliessero di sacrificare il gran bene del matrimonio per concentrarsi in modo più esclusivo sull’amare e servire il Signore. Nel corso della storia della Chiesa, una scelta di questo tipo è stata riconosciuta a livello più formale in varie forme stabilite di vita consacrata, dall’antico Ordine delle Vergini all’evoluzione successiva di comunità religiose organizzate, fino allo sviluppo di forme moderne di dedizione come l’appartenenza a istituti secolari. Oltre a questo, è anche possibile dedicarsi totalmente al Signore attraverso un impegno puramente privato, come hanno fatto tanti santi nella storia della Chiesa.

Nonostante ciò, la maggior parte delle considerazioni contemporanee della “vita da single” non riguarda forme riconosciute di vita consacrata (neanche forme di consacrazione necessariamente informali, de facto, come i voti privati), ma piuttosto una vita laica delle persone non sposate che non implica alcun impegno deliberato. In questo caso la domanda è questa: il fatto di rimanere non sposati può essere semplicemente considerata a ragione una vocazione?

La parola “vocazione” significa letteralmente “chiamata”, e in un contesto cattolico una vocazione è una chiamata di Dio. Questo termine è tuttavia sfumato e può significare una serie di cose diverse.

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