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La vita da single è una vocazione?

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Gajus/Shutterstock

Jenna M. Cooper - pubblicato il 04/05/16

O non essere impegnati significa che non si ha impegno?

La vita da single è una vocazione? Per rispondere a questa domanda dobbiamo aver chiaro cosa intendiamo per “vita da single” e “vocazione”.

Fin dai tempi degli apostoli, la Chiesa ha sempre valorizzato la libera scelta del celibato, o di non sposarsi “per il regno dei cieli” (Matteo 19,12). I primi Padri della Chiesa registravano come sia uomini che donne scegliessero di sacrificare il gran bene del matrimonio per concentrarsi in modo più esclusivo sull’amare e servire il Signore. Nel corso della storia della Chiesa, una scelta di questo tipo è stata riconosciuta a livello più formale in varie forme stabilite di vita consacrata, dall’antico Ordine delle Vergini all’evoluzione successiva di comunità religiose organizzate, fino allo sviluppo di forme moderne di dedizione come l’appartenenza a istituti secolari. Oltre a questo, è anche possibile dedicarsi totalmente al Signore attraverso un impegno puramente privato, come hanno fatto tanti santi nella storia della Chiesa.

Nonostante ciò, la maggior parte delle considerazioni contemporanee della “vita da single” non riguarda forme riconosciute di vita consacrata (neanche forme di consacrazione necessariamente informali, de facto, come i voti privati), ma piuttosto una vita laica delle persone non sposate che non implica alcun impegno deliberato. In questo caso la domanda è questa: il fatto di rimanere non sposati può essere semplicemente considerata a ragione una vocazione?

La parola “vocazione” significa letteralmente “chiamata”, e in un contesto cattolico una vocazione è una chiamata di Dio. Questo termine è tuttavia sfumato e può significare una serie di cose diverse.

Forse l’uso più frequente del termine “vocazione” è in riferimento a una chiamata di Dio a fare qualcosa di relativamente inusuale, come il sacerdozio o la vita consacrata. A volte una vocazione può significare anche un’ispirazione o una missione unica da parte di Dio, come fondare una nuova comunità religiosa. In senso simile, un individuo potrebbe sperimentare una chiamata speciale e personale di Dio a rimanere single per qualche motivo superiore, come una maggiore libertà per impegnarsi nell’attività di evangelizzazione o nelle opere di misericordia. Potremmo considerare questo tipo di chiamata personale speciale a rimanere single simile alla vita consacrata al punto da non poterlo collegare al nostro concetto normale di quella che è la “vita da single” in generale.

In alcuni casi, potremmo usare la parola “vocazione” anche per intendere l’azione concreta che Dio ci chiede nelle particolari circostanze in cui ci troviamo. Può essere che per via della specifica situazione di vita di un individuo restare single possa essere una sorta di “vocazione”, nella misura in cui è la risposta prudente che Dio desidera davvero. Ad esempio, una persona con delle responsabilità familiari schiaccianti potrebbe discernere legittimamente che Dio la sta chiamando a rimanere single almeno per il momento. Lo stesso si potrebbe dire per chi lotta con la malattia o altre problematiche personali.

Dall’altro lato, la parola “vocazione” viene usata a volte come eufemismo per il proprio stato di vita. “Stato di vita” è una definizione descrittiva che si riferisce al nostro ruolo e alle nostre responsabilità all’interno della comunità cristiana. Lo stato di vita di un individuo può descrivere il suo status matrimoniale in termini di sposato, non sposato o vedovo. Può anche descrivere se si tratta di una persona laica, ordinata o consacrata. Naturalmente “single laico” è uno stato di vita.

Spesso, però, la parola “vocazione” può riferirsi al fatto di entrare in un nuovo stato di vita che implica un impegno permanente, e che richiede di conseguenza di abbracciare tutte le responsabilità che questo comporta. Ad esempio, le persone sposate assumono degli impegni l’uno con l’altro e sono responsabili del prendersi cura dei figli che possano risultare dalla loro unione, e un sacerdote fa delle promesse al suo vescovo e assume un numero di doveri collegati al suo ministero. In questo senso, sarebbe difficile considerare la vita da single non impegnato una vocazione, visto che sarebbe un’ovvia contraddizione in termini classificare il fatto di rimanere non impegnati una forma di impegno.

Questo potrebbe sollevare una domanda: dovremmo incoraggiare la gente a discernere una vocazione alla vita da single laico senza impegni nello stesso modo in cui dovremmo incoraggiare i giovani a discernere una vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata o ad essere aperti alla vocazione matrimoniale? Sembrerebbe che la risposta sia un chiaro “no”, visto che la Chiesa insegna che il vero fiorire dell’uomo può avvenire solo attraverso un amore dedito e che si sacrifica. Com’è stato dichiarato nel documento del Concilio Vaticano II Gaudium et spes, l’uomo non può “ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé” (GS 24). Alla luce di questo, non avrebbe senso guidare i giovani verso una vita di “non impegno” deliberato.

Ma anche detto tutto questo, a livello pastorale è fondamentale tenere a mente il fatto che le persone single non impegnate non possono mai essere considerate altro che pieni membri della Chiesa. In ogni discussione sulla vocazione, la cosa più importante è ricordare che è il Battesimo la vocazione principale di tutti i cristiani. Anche se l’essere single non impegnati in sé può non essere una vocazione nell’accezione normale del termine, i single cattolici sono comunque chiamati alla santità e alla pienezza della vita cristiana.

Jenna M. Cooperè una vergine consacrata dell’arcidiocesi di New York. Ha conseguito una laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce nel 2014.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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