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Ludwig Wittgenstein era cristiano, è stato strumentalizzato dal positivismo

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Pochi giorni fa è stato ricordato l’anniversario di morte del filosofo britannico Ludwig Wittgenstein, considerato non a torto dall’Enciclopedia Britannica il più grande filosofo del XX secolo. Si fa spesso riferimento al suo pensiero filosofico e alle sue opere, che effettivamente hanno inciso in maniera determinante sulla letteratura e sulla tradizione analitica, su tutte il celebre Tractatus logico-philosophicus (1921).

Figlio di padre protestante e madre cattolica, battezzato come cattolico, fu lui a influenzare più di tutti i neopositivisti viennesi con la sua demarcazione tra ciò di cui si può parlare in quanto sensato, come gli oggetti della scienza, e ciò di cui si deve tacere, come i principi della metafisica, convinzione sintetizzata nella celebre frase: «su ciò di cui non si può parlare, se deve tacere» (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, Einaudi 1995, p. 109). Viene sbrigativamente etichettato come “agnostico”, eppure non è affatto ciò che dicono i suoi testi, i suoi amici e i suoi biografi.

Innanzitutto occorre dire che è vero, Rudolf Carnap ammise che il suo impegno antimetafisico sulla non verificabilità delle asserzioni metafisiche emerse dalla lettura di Wittgenstein tuttavia, negli ultimi anni della sua vita, lo stesso Carnap si accorse che la confutazione di molti al positivismo era effettivamente letale: i loro stessi enunciati non sono verificabili per via empirica e spesso sono tautologici, esattamente le critiche da loro rivolte ai metafisici e ai teologi. «Sfortunatamente», disse Carnap, «seguendo Wittgenstein, formulammo il nostro punto di vista al Circolo di Vienna in modo troppo semplificato, dicendo che certe tesi metafisiche sono prive di significato» (citato in P.A. Schlipp. La filosofia di Rudolf Carnap, Il Saggiatore 1974, pp. 45,46). Non sappiamo se Carnap si accorse mai fino in fondo della falsità nel concedere solo alle asserzioni delle scienze empiriche un valore cognitivo, mentre, al contrario, «possono a loro volta dirsi cognitive anche le proposizioni metafisiche, qualora procedano da elementi empirici o scientifici e risultino razionalmente criticabili» (R. Timossi,Nel segno del nulla, Lindau 2015, p. 291).

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