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Essere "Pionieri" nell'educazione affettiva...

© Nata Sdobnikova

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 02/05/16

Intervista con lo psicoterapeuta Marco Scicchitano, promotore del Progetto Pioneer per l'educazione alla differenza

Le questioni educative, specialmente a riguardo dell’affettività e della sessualità sono entrate prepotentemente nel dibattito pubblico da alcuni anni grazie, soprattutto, alla polemica innescata dai famigerati libretti dell’UNAR sul gender e l’educazione sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado. E’ nata l’esigenza di rispondere a questa sfida formativa, da parte di chi non ritiene la differenza tra maschio e femmina un aspetto secondario, ma determinante nella costruzione dell’individuo e della sua personalità. Ne abbiamo parlato con il responsabile e ideatore del Progetto Pioneer, e anche coautore di un libro di cui abbiamo parlato in passato: “Educare al femminile e al maschile”, lo psicoterapeuta Marco Scicchitano, che dal 20 al 22 maggio organizza a Loreto un seminario di formazione.

Dottor Scicchitano, che cos’è il progetto Pioneer?

Scicchitano: è un’associazione che si occupa di educazione sessuale, progettazione e ricerca. Abbiamo portato avanti progetti in diverse città d’Italia, ma ora vorremmo imporci una nuova strategia operativa. Mentre prima facevamo solo progetti e andavamo nelle scuole, ora abbiamo deciso di puntare maggiormente alla formazione di formatori. Abbiamo una vocazione alla progettazione e allo studio che rischia di venire stritolata dalla contingenza, mentre è il nostro punto di forza. Continueremo a fare progetti nelle scuole di Roma in modo da poter avere un riscontro concreto del nostro lavoro, ma la nostra attività principale sarà nel tempo quella di provider. Dobbiamo sviluppare una cultura della formazione alla differenza sessuale e alla sessualità diffondendola il più possibile. Per questo il nostro modello non è un protocollo standard rigido, ma piuttosto noi puntiamo a fornire solide basi scientifiche di comprensione e utili principi pragmatici che, insieme ad esempi concreti di come noi abbiamo declinato in progetti le i nostri punti di partenza, mirano a rendere autonomi e creativi gli educatori e i genitori. Tutti possono sentirsi responsabili e fare in modo che questa cultura circoli. Noi puntiamo a stimolare la parte creativa ed attiva delle persone e le risorse individuali.

In maniera provocatoria nella mail che spiega la vostra iniziativa avete citato Luce Irigaray: “Ogni epoca – secondo Heidegger – ha una cosa da pensare. Una soltanto. La differenza sessuale, probabilmente è quella del nostro tempo”, una autrice, una filosofa, molto importante per alcune correnti del femminismo italiano. Cosa ha da dire ad una educazione integrale, così compatibile col mondo cattolico?

Scicchitano: Noi vogliamo raccogliere il meglio di tutte le esperienze. Anche il femminismo è qualcosa di molteplice, con varie declinazioni e bisogna saper distinguere accogliendo quanto c’è di buono. Se pensiamo alle pubblicità anni ’50 con quella idea di donna, o al fatto che 70 anni fa le donne in Italia non votassero, dobbiamo essere grati al movimento culturale che ha permesso di cambiare lo status quo. Ma anche qui bisogna saper distinguere. Se, ad esempio, dobbiamo riammodernare un appartamento, un conto è dare una mano di vernice o rifare l’impianto elettrico, altro è buttare giù i muri portanti. L’appartamento crollerebbe e non sarebbe più abitabile. Per noi la differenza sessuale è uno degli assi sui quali si costruiscono le basi della personalità: psicologia e biologia ci dicono che questa differenza conta e pesa nella costruzione della persona. E a dircelo sono le ricerche più recenti. La didattica deve ancora recepire questi passi avanti nella ricerca, ed è per questo che noi vogliamo essere “Pionieri”. Vogliamo basarci sulle evidenze scientifiche più recenti, non tornare a modelli culturali sorpassati.
Il Papa nella Amoris Laetitia parla di educazione sessuale come qualcosa di positivo, parla di uscire da alcuni stereotipi che vedono la cura tutta in mano alle donne, pur valorizzando le differenze tra uomo e donna. Che ne pensa?

Scicchitano: E’ esattamente quello che vogliamo fare noi. La destrutturazione degli stereotipi, in sé, può essere un fatto positivo: il tema è il “quando”. Se si ha un approccio semplicistico e si applica a tutte le fasce d’età come, ad esempio nella fascia d’età 0-4 anni, si va rischia di danneggiare il suo sviluppo. Se invece lo faccio in un momento dello sviluppo in cui l’identità di genere è formata e così anche la sua emotività, e le principali aree della personalità hanno cominciato a definirsi in modo strutturato, allora posso anche aiutarlo a rompere lo stereotipo rigido e renderlo così solo uno schema, col quale misurarsi, ma mai omologarsi. Nessuno corrisponde allo stereotipo e quindi è bene che la decostruzione ci sia, ma in un secondo momento, quando le facoltà cognitive siano sviluppate al punto da rendere manipolabile il concetto e l’identità sia abbastanza strutturata da non patire l’eccessiva esposizione alla variabilità.
Che cosa vi proponete di fare in questo “workshop”?

Scicchitano: Ci proponiamo di dare alle persone che convengono, le conoscenze necessarie per portare avanti la nostra proposta di educazione affettivo-sessuale. Non diamo pacchetti da applicare, ma un discorso e un metodo basato sulla ricerca scientifica, col confronto con l’associazionismo, per fare rete. La collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti del settore. Non siamo né con chi dice che riguarda solo lo Stato, né con chi che riguarda esclusivamente le famiglie. Serve collaborazione, di tutti. Anche del teatro, ci saranno delle belle esperienze che abbiamo immaginato durante il workshop per educare alla bellezza, e perché la bellezza porta cultura.

C’è anche il servizio di babysitter, un segnale agli ambienti educativi o di lavoro ad essere “family friendly”?

Scicchitano: Molte persone non riescono a fare questo tipo di esperienze perché stanche o con pochi sforzo dell’accoglienza. Grazie anche alla splendida accoglienza e collaborazione con la struttura ricettiva, “Terra dei Fioretti” abbiamo predisposto un servizio di animazione gratuito per i bambini e i ragazzi da 0 a 14 anni

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affettivitàdifferenzeeducazione sessualeideologia gender
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