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Simboli, colori e numeri nell’Apocalisse: ecco qual è il loro significato

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Dal trono all'agnello sgozzato, dal bianco al viola, sino a numeri come 166 e 144.000

Misteriosi simboli. Colori e numeri mai scritti a caso. Ne parla Ignacio Rojas Gálvez in “I simboli dell’Apocalisse” (edizioni Dehoniane).

Rojas sostiene che San Giovanni nel libro dell’Apocalisse utilizza lo “strumento” dei simboli per farci cogliere alcuni aspetti della Rivelazione divina. L’autore dell’Apocalisse presenta un mondo che sfugge alla logica e all’esperienza umana. Sono numerosi gli studi degli esegeti che hanno tentato di “tradurre” i messaggi “criptici” dell’apostolo.

SIMBOLI

Tra i simboli evocati da Giovanni la dicotomia Cielo – Terra indica spazi dove si sviluppa la liturgia e si lotta tra il bene e il male; il trono rappresenta Dio; l’agnello in piedi, sgozzato è Cristo, morto e risorto; i ventiquattro anziani sono la totalità che loda Dio; un rotolo con sette sigilli è il progetto di Dio sulla storia e l’umanità; il lago è un simbolo negativo: il luogo del rifiuto di Dio.   

ANIMALI

In Apocalisse 4,6-7 Giovanni cita “quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi”. Questi essere viventi rappresentano la Creazione, la vita che sgorga da Dio.  Ciascun animale simboleggia la propria qualità fondamentale: il leone, la regalità; il toro, la forza; l’ aquila, la velocità e l’altezza; invece un animale negativo come il drago è il potere tremendo del male.

simboli

COLORI MAI CASUALI

Giovanni, inoltre, non vede la realtà in bianco e nero, e non è casuale l’uso di un colore al posto di un altro. L’accentuazione e il dettaglio cromatico nelle descrizioni svelano il desiderio dell’autore di esprimere per mezzo dei colori una forte carica emotiva.

COLORI POSITIVI

L’autore dipinge un universo caratterizzato principalmente da cinque colori. La chiave interpretativa dei colori è data dal loro uso nel complesso dell’opera. Gli attributi che accompagnano i personaggi e la loro relazione con il bene e il male ci propongono l’interpretazione degli stessi. Le tonalità positive sono: il bianco, che simboleggia la trascendenza e la vittoria del Risorto e di quanti trionfano con lui (per esempio il vestito di Cristo e dei suoi discepoli), e il dorato, l’oro puro, che è il colore riservato da Giovanni alla liturgia e a simboleggiare la vicinanza al mistero divino (pensi il lettore che la maggior parte degli elementi liturgici sono di colore dorato).

COLORI NEGATIVI

Sul versante opposto, altri tre colori rappresentano il volto negativo della storia: il rosso scarlatto, che simboleggia il demoniaco e il violento (per esempio il drago); il verde giallognolo, che rappresenta la fragilità della vita; e il nero, che indica la miseria, le minacce e l’ingiustizia sociale.

I NUMERI

Il numero più presente in tutto il libro, quello preferito dall’autore, è il sette, che simboleggia la totalità, la pienezza, nel solco di tradizioni religiose ancestrali. E’ quindi abbastanza logico che il tre e mezzo, la metà di sette, indichi la parzialità e la transitorietà. Allora, un periodo di tre anni e mezzo è un tempo definito e concreto, che ha una fine certa. Il numero quattro, che indica i quattro viventi, è il numero della totalità cosmica e dell’azione universale di Dio, attuata per mezzo degli angeli provenienti dai quatto venti.

colori_numeri

666

Il numero sei è stato quello che ha suscitato il maggiore dibattito fin dalle origini. Il suo rapporto con il numero della bestia e l’invito enigmatico che suggerisce al veggente di decifrarlo hanno dato luogo alle più disparate interpretazioni. Ricordiamo il testo seguente: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei” (Ap 13,18).

L’interpretazione più antica su questo numero è conosciuta con il nome di “gematria”. La gematria è un’arte antica con la quale, attraverso l’analisi numerica di un testo o di una semplice parola, si cerca di dedurre leggi e corrispondenze. A ciascuna lettera corrisponde un valore numerico stabilito; per esempio la A ha come valore 1 e la Z vale 900. Applicare la gematria al numero 666 significa scoprire un nome la cui somma delle lettere – ebraiche, greche o latine – corrisponda al numero 666. Con la gematria, quindi, sono stati «calcolati» nomi e si è identificata la bestia con personaggi storici. Nel corso dei secoli, le interpretazioni del simbolismo numerico 666 hanno fatto scorrere fiumi di inchiostro e hanno suggerito personaggi storici di ogni tipo, da Nerone a Stalin, passando per Domiziano, Hitler, il pontefice di turno o Martin Lutero, solo per citarne alcuni.

Attualmente l’interpretazione più accettata è quella che interpreta il numero 6 come un numero difettivo, “un’imperfezione clamorosa”, e quindi questo simbolismo è un modo per manifestare che la bestia è vulnerabile

12 e 1000

Il numero dodici indica pienezza, ma con una certa sfumatura sociale: designa il popolo di Dio rap- presentato nel passato dalle dodici tribù di Israele e nel presente dai dodici apostoli dell’Agnello. La sua somma simboleggia la pienezza della rivelazione di Dio nella storia e quindi Antico e Nuovo Testamento insieme sono significati dal numero ventiquattro. Da parte sua, il numero mille indica la totalità divina e la pienezza dell’azione di Dio. Il tempo è sacralizzato grazie alla presenza e all’azione di Cristo.

144.000

Anche le operazioni matematiche sono importanti per comprendere alcune cifre. Per esempio, 144.000, il famoso numero dei salvati, presuppone la seguente operazione: 12 × 12 × 1000, vale a dire il popolo di Dio nella sua totalità (dodici per dodici) guidato nel tempo (1000) dalla pienezza dell’azione salvifica di Cristo.

 

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