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L’evoluzione della dottrina spiegata da «Civiltà Cattolica»

© Michal / CC
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Alcuni esempi di come l’insegnamento dottrinale si sia sviluppato e abbia subito correzioni e contestualizzazioni

L’obiettivo dell’articolo è implicito ed è quello di entrare nel dibattito che ha affiancato il lavoro dei Sinodi sulla famiglia continuando ora dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica «Amoris laetitia»: è possibile e in che termini uno sviluppo della dottrina?

Sul prossimo numero di «Civiltà Cattolica» l’argomento è proposto in un articolo di padre Thomas P. Rausch, intitolato «Missione pastorale della Chiesa». L’autore parte dalla domanda che si pose nel V secolo san Vincenzo di Lerino: «Un progresso della religione ci può essere nella Chiesa di Cristo?». Quesito oggi traducibile così: «Come si custodisce e trasmette nel tempo il prezioso deposito della fede? In che senso si può parlare di “evoluzione” della dottrina»? Il santo rispondeva affermativamente, proponendo l’esempio delle membra del corpo umano, che sono certamente diverse dal bambino all’adulto e poi nella persona anziana, pur rimanendo sempre le stesse. E dunque si può rispondere di sì, secondo Vincenzo da Lerino, «a condizione però che si tratti veramente di un progresso nella fede e non di un cambiamento. È caratteristico del progresso che ogni realtà si sviluppi intrinsecamente, mentre il cambiamento implica il passaggio di una data cosa a qualcos’altro di diverso».

Nell’intervista con padre Antonio Spadaro apparsa su «La Civiltà Cattolica» nel 2013, Papa Francesco aveva affermato di meditare spesso su questo brano e lo aveva commentato così: «San Vincenzo di Lerino fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell’uomo e la trasmissione da un’epoca all’altra del depositum fidei, che cresce e si consolida con il passar del tempo. Ecco, la comprensione dell’uomo muta col tempo, e così anche la coscienza dell’uomo si approfondisce. Pensiamo a quando la schiavitù era ammessa o la pena di morte era ammessa senza alcun problema. Dunque si cresce nella comprensione della verità. Gli esegeti e i teologi aiutano la Chiesa a maturare il proprio giudizio. Anche le altre scienze e la loro evoluzione aiutano la Chiesa in questa crescita nella comprensione. Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata».

Padre Rausch cita in proposito la costituzione conciliare «Dei Verbum», nella quale si afferma: «Questa Tradizione che viene dagli Apostoli progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti che le meditano nel loro cuore (cfr Lc 2,19.51), sia con l’intelligenza interiore delle cose spirituali che sperimentano, sia per la predicazione di coloro che con la successione nell’episcopato hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. In altri termini, nel corso dei secoli la Chiesa tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa giungano a compimento le parole di Dio».

Questa affermazione, spiega l’autore dell’articolo «illustra il dinamismo accrescitivo della dottrina della Chiesa nell’intelligenza della Tradizione, spiegando come il processo storico di comprensione della verità sia il risultato dell’azione dei diversi soggetti della compagine ecclesiale, giacché la dottrina si costituisce in un processo storico di intelligenza creativa del popolo di Dio nella tradizione/trasmissione. È importante qui notare l’importanza data dal Concilio all’esperienza spirituale dei fedeli. Emerge chiaramente che la dottrina, nel suo dinamismo, è intimamente connessa con la storia vissuta dalla Chiesa: nell’annuncio e nella custodia della fede così come nell’approfondimento spirituale e nell’elaborazione teologica».

La Rivelazione, continua padre Rausch, «si dà nella storia: da qui il dinamismo dottrinale nella Chiesa». Viene ricordata la dichiarazione «Mysterium Ecclesiae» della Congregazione per la Dottrina della Fede (1973), che «ha posto l’accento sul “condizionamento storico che incide sull’espressione della Rivelazione”, ovunque si trovi, cioè nella Scrittura, nel Credo, nel dogma e quindi nell’insegnamento del magistero». Ciò significa che è da considerare «opportuna una riformulazione dell’enunciazione del deposito della fede, ossia della verità della dottrina, chiarendone il significato e dandogli nuova veste espressiva affinché sia efficace sotto il profilo pastorale».

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