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Daniela Poggi si racconta come artista e donna di fede

‘2015 Nastro D’Argento Award’ Nominees Announcement

© Elisabetta A. Villa/Getty Images

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 29/04/16

Come ha vissuto il suo personaggio nel film?

Il film racconta una società disperata, che esiste, molto reale. Una società malata, anche perché probabilmente le stesse famiglie non riescono a seguire i figli. Racconta di una gioventù allo sbando attraverso la realtà del web, che può offrirti cosemeravigliose e al tempo stesso rivelarsi uno strumento infernale. Per quello che mi riguarda ho vissuto il mio personaggio in modo molto combattuto, trovo che Martina non sia in grado di prendere in mano la situazione che sta vivendo: è una donna così innamorata che tra marito e figlio, sceglie il marito. Lei è convinta di poter gestire il marito e la sua dipendenza dal gioco, illudendosi che il figlio sia bravo e tranquillo. È un personaggio che può sembrare superficiale, perché non si rende conto del dramma che sta attraversando o, diversamente, un esempio in quanto donna che resiste.

Qual è il suo rapporto con la fede?

Non sono una convertita, sono nata in una famiglia credente che mi ha fatto prendere i sacramenti e mi ha educato ai valori cristiani. Ho studiato dalle suore e per me la religione è sempre stata presente. Ci sono stati anni di ribellione in cui mi infastidivano le regole e andare la domenica a messa: non riuscivo a vivere la celebrazione come momento fondamentale di condivisione con una comunità e di ascolto della Parola di Dio. Però ho sempre pregato, non mi sono mai addormentata la sera senza fare le preghiere, mai. E sono sempre entrata in chiesa, anche quando mi trovavo in giro per lavoro. Ho sempre avuto un rapporto diretto con Gesù e la Madonnina.

In quale momento della sua vita ha riscoperto il valore della fede?

Se devo individuare un momento di cambiamento nel mio modo di vivere la fede, lo colloco nel ’90 quando mio padre si ammalò, per poi morire a maggio ’91. Quando mi resi conto che non poteva avvenire un miracolo pregai così il Signore: «so che non ti posso chiedere il miracolo di farlo guarire, ti prego solo di non farlo soffrire, di portarlo via il prima possibile. Ti prometto che andrò a messa tutte le domeniche». E così è stato, da allora non manco mai alla messa della domenica, se non in casi rarissimi. Da questo voto, da questa promessa ho scoperto il piacere dell’appuntamento domenicale, il piacere di stare in comunità.

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