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Ho scelto di fare la casalinga e mi sento molto realizzata

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Il massimo rispetto per le tante donne che vorrebbero stare a casa ma non possono per motivi economici

Di tanto in tanto qualche modella, attrice o altra donna di successo fa notizia perché decide di abbandonare la carriera professionale per prendersi cura del marito e del figlio e fare la “casalinga”.

Le reazioni sono le più disparate e negative, da quelle di chi le critica perché impongono un “modello ideale” di casalinga a quelle delle innumerevoli donne che affermano che non rinuncerebbero mai alla propria indipendenza per restare a casa.

La questione mi ha fatto ricordare le mie scelte personali. Mi sono sposata relativamente presto, sono rimasta incinta due mesi dopo, ho lasciato un ottimo lavoro per essere la migliore “moglie, madre e casalinga” e ho detto chiaramente a mio marito – all’epoca il mio fidanzato – quali erano le mie priorità.

Ho iniziato a lavorare molto giovane, e lavoravo molto. A 9-10 anni mi svegliavo alle 4 del mattino per lavorare con mia madre, dormendo molte volte solo una o due ore a notte.

A 11 anni già studiavo lontano, a 15 studiavo 5 ore e ne lavoravo 8, dal lunedì al lunedì. Sono diventata indipendente molto presto. Per me lavorare non è e non è mai stato un problema.

Ho lasciato il corso per diventare disegnatrice perché non stava apportando niente alla mia vita e non aveva alcun senso avere un titolo solo come schermo.

Ho iniziato a orientare i miei studi in casa e ho acquisito una conoscenza che nessuna università avrebbe potuto offrirmi. Ho rifiutato eccellenti proposte di lavoro (e ancora ne rifiuto qualcuna), e posso dire con tutta sicurezza che mi sento molto realizzata e che ho tutto ciò che potrei volere a questo mondo.

Non ho bisogno di una carriera importante o di un riconoscimento sociale per sentirmi valorizzata, perché sono estremamente valorizzata a casa.

Non vinco il premio per il funzionario del mese, ma ho assistito al primo sorriso di mio figlio, alla prima volta che si è seduto, ai primi gattonamenti, ai primi passi, ora alle prime parole, ed è un premio che nessuna impresa mi può dare.

Curo personalmente mio figlio e non delegherei mai spontaneamente la sua cura a terze persone, siano esse parenti, baby sitter o insegnanti.

In qualsiasi impresa, per quanto possa essere brava a livello professionale e stimata dai miei capi, sarei sempre sostituibile. Ne è prova il fatto che lo sia già stata in tutte le imprese in cui ho lavorato.

In casa, però, Bento non mi sostituirà mai come madre, e mio marito non mi sostituirà mai come moglie.

Sono dipendente da mio marito? Chiaramente sì. E qual è il problema? Alla fin fine anche lui dipende da me. La mia scelta è stata quella adeguata. Ho sposato un brav’uomo. La nostra dipendenza è reciproca e consensuale. La regola è chiara: o condividi con me tutta la vita o lascia perdere subito.

E i compiti domestici? Non mi limito a svolgerli, li svolgo con allegria. Una volta ho fatto le pulizie tenendo il bambino nel marsupio, e sono grata a Dio per il fatto di avere una casa in cui vivere.

Ho già cucinato e lavato i piatti con il bambino in braccio, estremamente grata a Dio per avere cosa mangiare.

Ho già lavato i panni con una mano mentre con l’altra tenevo mio figlio, felice per il fatto di avere di che vestirmi. Mi sono già svegliata presto, mi sono già addormentata tardi, ho già stirato all’alba, e spesso ho fatto tutto questo nello stesso giorno.

Ho già fatto cose che non avrei mai pensato di poter fare, e nulla di tutto questo mi ha sminuita. Al contrario, mi ha fatto solo vedere che sono molto più forte e capace di quanto possa immaginare.

L’unica cosa che non capisco, parafrasando qualcuno a cui voglio molto bene, è la visione confusa per cui le donne sono libere quando servono i loro datori di lavoro ma sono schiave quando aiutano i loro mariti.

E allora eccomi, sono Amelia e sono amica di innumerevoli altre Amelie, avvocati, medici, infermiere, biologhe, artiste, donne con una laurea, con un post lauream, con un dottorato… Di tante donne che sono arrivate alla conclusione che il bene sociale che possono compiere curando i propri figli è immensamente più grande di qualsiasi risultato che possano ottenere a livello professionale.

PS: Questo testo è stato scritto con la massima considerazione nei confronti di tante donne che vorrebbero stare a casa ma purtroppo non possono farlo per motivi economici.

PS2: Forse un giorno lavorerò fuori casa, e nel caso in cui i miei figli non siano ancora cresciuti sarà per estrema necessità.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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