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Sapevate che esiste un’arte marziale tipo aikido ma cristiana?

Global Systema
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Amare i nemici? Non è facile quando il tuo nemico ti prende a calci!

Io stesso l’ho sperimentato personalmente. È stato durante un esercizio di tre minuti che consisteva nel respirare con calma mentre si assorbivano i colpi. Prima di iniziare avevo paura, ma in ciò che ho sperimentato mentre mi concentravo solo sulla regolarità della respirazione non c’era traccia di dolore: se n’era andato.

Che sia stata una causa o una conseguenza, la mia mente era troppo occupata per far sì che la mia immaginazione anticipasse i colpi o conservasse la traccia del dolore nella memoria una volta che era già stato eliminato. Sono riuscito a verificare che l’immaginazione crea la paura, che la paura genera la rigidità e che la rigidità amplifica in tal modo la violenza dell’impatto che in un certo senso è questa a creare il dolore. La paura crea il dolore nella misura in cui trasforma in dolore quello che è iniziato come una corrente di energia inaspettata.

Questa presa di coscienza, però, è solo quella di un principiante. Sono ancora incapace di mantenere questo atteggiamento interiore in qualsiasi circostanza, soprattutto in caso di aggressione, ma ora so per esperienza che è possibile. Meglio! Dopo quei tre minuti il mio corpo aveva dei segni, ma sperimentava uno stato di benessere incongruente e inaspettato, come se fosse appena uscito da una sessione di massaggi.

Ecco l’altra esperienza fondamentale collegata al systema: con una buona disposizione interiore, la frontiera tra il dolore e il piacere sfuma. Scopriamo questo incredibile paradosso, quello dell’esistenza di alcuni colpi “benevoli” che rilassano anziché creare tensione. È il principio dei massaggi russi che pratichiamo nel systema. Alcuni colpi si danno per sopprimere o ridurre quelle tensioni. Questi colpi, molto specifici, rianimano la persona che li riceve, aumentano la circolazione sanguigna, apportano una sensazione di calore ed eliminano le tensioni.

Il systema non consiste solo nell’opporsi alla forza usando la flessibilità come nel judo o nell’aikido, ma nell’essere liberi nel proprio corpo e nella mente per adattarsi in tempo reale alle situazioni inaspettate, imprevedibili e mutevoli. È questo il motivo per il quale il systema non pretende di insegnare alcuna tecnica, visto che qualsiasi repertorio di tecniche è necessariamente limitato. Conterrebbe un numero finito di soluzioni, mentre la varietà dei problemi potenziali è infinita.

Dotandosi di un arsenale di tecniche, ci si impone un contesto tecnico, ovvero ci si chiude in un quadro al di fuori del quale ci si troverebbe sprovvisti quando la situazione non è quella adeguata, soprattutto se si è colti di sorpresa e si rimane paralizzati dallo stress.

Per natura, però, la vita e gli eventi non si sviluppano come avevamo previsto. Come diceva John Lennon, “la vita è quello che succede mentre sei impegnato a fare altri progetti”. Think out of the box è un consiglio eccellente, ma la possibilità di avere successo in questo è molto scarsa se la lucidità è offuscata e la capacità di iniziativa ostacolata. Al contrario, il systema cerca di metterci nella migliore disposizione possibile per poter improvvisare partendo dalla realtà concreta che ci viene imposta.

Liberi dalla paura

In effetti, la condizione di relax – e per definizione non si è rilassati quando si viene aggrediti – è quella che permette la reazione, visto che paradossalmente l’aggressore stesso offre la soluzione al suo attacco. Di contro, ogni proiezione, ogni anticipazione, ogni previsione ci fa abbandonare il momento presente. Il cervello analitico riprende il controllo, ma quando si vede sopraffatto ci priva di ogni capacità di improvvisazione. Il pensiero analitico si basa su esperienze già note e trae conclusioni standardizzate che bloccano la creatività.

La soluzione è nella recettività che permette di percepire l’interazione delle forze presenti: quelle del nostro corpo, ma soprattutto quelle del corpo del nostro aggressore, le zone in cui è bloccato e i suoi squilibri. Questa recettività non deve confondersi con la passività. Non si subisce negli eventi, al contrario, prendiamo l’iniziativa spostandoci in modo preventivo – senza cercare di fuggire – e sempre respirando regolarmente per mantenere i muscoli e il cervello ventilati. Solo in queste condizioni, e con allenamento – perché per mostrare questa recettività sul momento dev’essere stata sviluppata in precedenza –, la soluzione all’aggressione arriverà in modo naturale.

Il motivo per cui il systema non propone alcun allenamento fisso o combinazioni di movimenti è che un’aggressione – come qualsiasi tipo di catastrofe o crisi sistemica – è imprevedibile. Il systema non insegna posizioni di combattimento, ma a combattere in qualsiasi posizione, permette di colpire da angolazioni strane, a sorridere nel combattimento anziché adottare un’espressione feroce e contratta.

La pedagogia degli allenamenti si basa interamente sulla respirazione, sul rilassamento e sulla decelerazione dei movimenti anziché sulla velocità, visto che la lentezza è fondamentale per progredire. Solo controllando il flusso della battaglia a lenta velocità si può risvegliare la sensibilità e la coscienza di ciò che sta accadendo davvero al momento del confronto. Solo la lentezza permette di percepire il movimento, la distanza e le varie opzioni che non sono evidenti alla vista. La sfida è sviluppare un’intelligenza situazionale – ovvero l’intuizione – anziché cercare il rendimento immediato. Questo si manifesta grazie a un allenamento, a un lavoro effettuato a una velocità ridotta.

È un modo di abbandonare la zavorra che non pretende sistematicamente di risparmiarsi il dolore, ma di ridurne considerevolmente le conseguenze, l’intensità e la portata. È un modo di dare il benvenuto al dolore per espellerlo meglio, di imparare a gestire il dolore e di non temere di provarlo; così si preservano l’integrità emotiva e l’autostima, sia nella sconfitta che nella vittoria.

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