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Sapevate che esiste un’arte marziale tipo aikido ma cristiana?

Global Systema
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Amare i nemici? Non è facile quando il tuo nemico ti prende a calci!

Uno dei metodi è sopportare il dolore, indurire deliberatamente il corpo e rafforzare certe parti, come nella boxe thailandese o nel karate kyokushinkai. Al di là del fatto che queste pratiche sono distruttive e forse e soprattutto illusorie, proteggono solo dai colpi che si sono anticipati. Solo alcune parti del corpo sono protette. È il mito dell’elisir dell’invincibilità. La realtà, però, è che tutti siamo vulnerabili, e che l’elisir dell’invincibilità non esiste.

Ciò che è implicito in questo mito è che ci sono scuole di arti marziali che prosperano. In un certo senso è piuttosto comprensibile: qualsiasi essere umano normale ha paura dei colpi e prova un miscuglio di collera e umiliazione quando li riceve. Pretendere di essere capaci di schivarli, tuttavia, non è altro che un’illusione per mascherare la nostra paura, una menzogna che ci raccontiamo per tranquillizzarci. La realtà è molto più prosaica.

La triste realtà è che anche il miglior lottatore del mondo riceve dei colpi durante un combattimento. Nessuno può evitare tutti gli attacchi, soprattutto quando viene attaccato da vari assalitori. Sicuramente Bruce Lee era un genio delle arti marziali, e i combattimenti che esibiva nei suoi film non hanno eguali neanche oggi, ma si trattava di lotte coreografate e messe in scena, per il cinema, non di combattimenti reali! La maggior parte delle arti marziali mantiene tuttavia il silenzio su questa realtà.

La particolarità del systema è iniziare, paradossalmente, dall’imparare a ricevere i colpi. L’idea è partire dalla realtà, e la realtà è che essere capaci di addomesticare il dolore e la paura è la chiave di tutto. Non si tratta di indurire le membra, di imparare a ricevere in modo passivo e stoico o di far retrocedere ulteriormente i limiti del dolore. Non si tratta di cercare i colpi nè di sfuggirli, ma di imparare a riceverli e ad accompagnarli gentilmente all’uscita.

Per questo, dobbiamo innanzitutto accettare di guardare in faccia la realtà, e quindi di guardare noi stessi negli occhi. Bisogna prendere coscienza dell’esistenza dei blocchi psicologici, visto che sono all’origine dei blocchi fisici e della rigidità che ci rende ancora più vulnerabili in una situazione di aggressione.

Addomesticare il dolore e la paura del dolore

L’unico modo per non restare paralizzati dalla paura quando si viene colpiti e di ammortizzare così il potenziale della forza è imparare a respirare costantemente, soprattutto durante l’azione. Nel turbinio infernale in cui la paura ci trascina verso una tensione che a sua volta rafforza la paura, la respirazione è quella che può spezzare il circolo vizioso. La respirazione è di fatto la risorsa naturale più utile e più facile da mobilitare.

Per questo il systema comporta una gran quantità di esercizi di ricezione dei colpi usando la respirazione. La questione non è rafforzarsi, ovvero adattare il corpo e la mente per far fronte agli orrori della guerra, ma ricevere i colpi assorbendoli con un movimento circolare per farli uscire con l’espirazione. L’inspirazione permette di ricevere la violenza di un colpo, l’espirazione di espellere il dolore. L’alternanza delle due serve per far uscire emozioni come la paura, l’ira e l’autocompassione.

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