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Lettera di un papà ai suoi figli

© dovemencareus / YouTube

Santi Casanova - pubblicato il 26/04/16

Cari figlioli, sono papà.

Voi state dormendo mentre io, ancora una volta, cerco di studiare nonostante il cumulo di emozioni che si riversano in me scuotendo il mio cuore. Papà è un uccello notturno, lo sapete, a cui costa lasciarsi andare... ma quando lo fa va lontano, fino all’arcobaleno più bello.

Oggi mi sono ritrovato a chiedermi cosa vi portereste di me se domani, Dio non voglia, papà se ne andasse. Cosa vi avrei insegnato? Non abbiamo canzoni della buona notte, né un racconto familiare mitico e nemmeno un rituale di famiglia da quando eravate piccoli. Non so se abbiamo fatto qualcosa di questo tipo, come si vede nei film, qualcosa di caratteristico e singolare.

Non spicco quasi in nulla, non sono mai stato il migliore in niente, non ho vinto medaglie né ero il primo della classe, non ho ottenuto lo stipendio migliore né la casa più bella… Ho sogni non realizzati, forse non rendo mamma felice quanto vorrei, grido più di quanto dovrei, pretendo troppo da voi ed ho la sensazione di perdere troppo tempo volendo che le cose funzionino in un certo modo anziché godermele e basta. Vedo altri papà e altre mamme e a volte mi chiedo perché non sono come loro…

Quello che posso dirvi, però, è che ciascuno di voi tre è stato frutto d’amore, voluto e desiderato fin dal primo giorno del suo concepimento. Siete la mia gioia, il mio riposo e il mio tormento, la causa della mia sofferenza più grande e il motivo per cui alzarsi e lottare ogni giorno. Siete la prova del fatto che il cuore si può sempre estendere un po’ di più, come l’ora per andare a letto, e che vale la pena avere un letto grande in cui entrare tutti. Non c’è giorno né notte in cui la mia insonnia non si perda nei vostri sogni. Mi avete dimostrato che la vera nomina è quella che si conquista con i baci, e che malgrado la paura vale la pena di essere coraggiosi e di provarci ancora una volta, e un’altra, e un’altra, e un’altra…

Papà non è il padre più “cool”. Non è il più simpatico, né il più comprensivo o il più paziente. Non sono quello che canta meglio né più bello dei padri dei vostri amici. Papà non è il migliore in alcuno sport, né è famoso. Papà è semplicemente se stesso, o almeno ci prova. Papà, questo sì, ama da più di 15 anni mamma ogni giorno, lottando per il suo matrimonio ed essendole fedele. Papà ha terminato gli studi 20 anni dopo averli iniziati, nonostante tutte le difficoltà, lo scoraggiamento, gli ostacoli e le ferite nel cammino. Papà non si è mai arreso e ci è riuscito. Papà oggi è ingegnere, anche se uno di quelli che preferiscono educare i bambini, riempire un teatro di genitori e sognare di essere utile ai più piccoli. Papà ha sempre confidato in Dio e gli è andata bene. Papà non ha avuto paura di cambiare città varie volte per inseguire i suoi sogni. Papà non ha mai risparmiato un sorriso o un abbraccio a nessuno. Papà è fatto così.

Vorrei offrire di più, lo riconosco. Ci sono notti in cui ho la sensazione che la barba sia sempre più bianca e di non aver ancora fatto niente di importante in questa vita. Ma oggi, al calore di Somewhere Over the Rainbow, credo che non avrei potuto fare di meglio che lasciare al mondo un regalo che cambierà la storia: voi. Siete senz’altro il meglio, e anche se a volte ho la tentazione di pensare che siate miei e di mamma, mi scuoto rapidamente e mi dico che siete… per tutti, e soprattutto per Dio. La speranza dei miei occhi, il seme di un futuro che dovrete conquistare.

Papà si prenderà sempre cura di voi, qui e là.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
educazione
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