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No, papa Francesco non ha mai benedetto i terroristi siriani

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 24/04/16

Strumentalizzato il saluto del pontefice a Lesbo ad un giovane con il tricolore utilizzato dagli avversari di Assad

Isola di Lesbo, 15 aprile. Per tutta la mattinata Papa Francesco stringe la mano e abbraccia i migranti sbarcati sull’isola greca dopo essere scappati dalla guerra civile in Siria.

IL SALUTO AI MIGRANTI

Papa Francesco, come è nello stile del suo pontificato, non rinuncia al contatto umano con i migranti. Si avvicina, sorride, tende la mano, dialoga. Tra loro c’è anche un ragazzo che espone un tricolore verde-bianco-nero con 3 stelle a cinque punte rosse. Questa immagine, cioè il Papa che passando stringe la mano all’ennesimo migrante (con la bandiera) ha prestato il fianco ad un’opera di strumentalizzazione e falsificazione da parte di alcuni siti web.

GRAVE DISINFORMAZIONE

Una strumentalizzazione che in questo caso coincide con la parola disinformazione. Una grave disinformazione e vi spieghiamo perché. Intanto proviamo a leggere uno di questi commenti: «Bergoglio in posa con i terroristi islamici e col vessillo FSA»; «Un Papa che posa con dei terroristi. Con chi sgozza i Cristiani in Siria» (riscattonazionale.it, 17 aprile).

IL FREE SYRIAN ARMY

«La bandiera in sé non certifica l’identità del gruppo terroristico, anche se appare chiaramente l’effigedel Free Syrian Army, la bandiera rappresentativa di tutte le opposizioni contro Assad e dell’aggressione su fondamento iracheno alla Sovranità Nazionale della Syria» (vietatoparlare.it, 18 aprile).

PULIZIA ETNICA

«La bandiera apparsa nei video con Papa Francesco rappresenta il progetto genocida della pulizia etnica di Syria e Iraq dalle presenze cristiane, yazide, sciite e alawite. I gruppi guerriglieri che la espongono sono stati censiti e catalogati da Human Right Watch per i gravissimi crimini contro l’umanità e per crimini di guerra secondo il protocollo di Ginevra» (vietatoparlare.it, 18 aprile).

IL DIO DEI TERRORISTI

Il blog Chiesa Post Concilio (19 aprile) si spinge addirittura oltre: «Un papa che non disdegna di portarsi a casa 12 musulmani ignorando i cristiani decimati e perseguitati in maniera indicibile, senza fare una piega davanti a coloro che ostentano le bandiere dei tagliagole, oggi chiede perdono a chi ci sta invadendo. E per di più lo fa senza farsi scrupolo di pronunciare la formula del dio dell’islam che si trova prima di ogni sura del Corano: “nel nome di Dio Clemente e Misericordioso”…».


NESSUNA BENEDIZIONE

Per fortuna il video evidenzia che il Papa non benedice alcun presunto “terrorista”, ma passando stringe la mano – e a seguire lo fanno anche i patriarchi – a tutti i ragazzi dietro la barriera, senza far neppure caso alla tipologia di bandiera esposta dal ragazzino sorridente. L’unico messaggio che ha voluto trasmettere, ed è palese, è il contatto umano con quella povera gente sfuggita alla guerra civile.

BANDIERA DELL’INDIPENDENZA

In secondo luogo quella bandiera – utilizzata oggi realmente come vessillo dall’FSA –è la prima bandiera siriana, dopo la sua indipendenza ottenuta nel 1932: un tricolore orizzontale verde-bianco-nero, con tre stelle rosse a cinque punte. E’ stata la bandiera ufficiale del Paese dal 1932 al 1958 e dal 1961 al 1963. E’ una bandiera che evoca libertà ed è un simbolo per tanti siriani checontestano Assad e che fuggono via perché oppressi dal regime.

IN PIAZZA NEL 2011

Il tricolore infatti si rivide nelle piazze siriane dal 15 marzo 2011. Quel giorno migliaia di persone in tutta la Siria scesero in piazza per protestare contro il regime a Damasco, ad Aleppo, a Daraa, la città nel nord del Paese dove si accese il primo focolaio anti-regime. In molte piazze le manifestazioni furono silenziose, con la gente che camminava tenendo in alto le foto dei parenti scomparsi (Bbc, 15 marzo 2011).

Le proteste a Homs

LA REPRESSIONE NEL SANGUE

Altre manifestazioni furono più dure: la folla cantava slogan contro il regime e ci furono scontri violenti con i sostenitori di Assad e con la polizia. Il regime rispose con durezza e decine di persone vennero arrestate. Mentre il governo aumentava la durezza delle sue misure repressive, le proteste crescevano di pari passo. Il 18 marzo, dopo la preghiera del venerdì, i manifestanti erano diventati migliaia e i cortei si erano diffusi in quasi tutte le città del paese.

Fu l’inizio della sanguinosa repressione di Assad.

IL TRICOLORE IN TUTTO IL MONDO

Una persecuzione che tuttavia non fu in grado di stoppare i cortei in tutto il Paese. E il tricolore verde-bianco-nero continuava a sventolare ad ogni manifestazione, evocando così quel simbolo dell’indipendenza faticosamente conquistata nel 1932. Quella voglia di voglia dire “basta” al terrore scatenato per decenni dal regime di Assad. In tutto il mondo si moltiplicarono le manifestazioni pro Siria e i flash mob in cui la gente si rivestiva della bandiera-simbolo di un popolo alla ricerca della libertà. Da Londra a Madrid, da Ottawa a Chicago.

IL CONSIGLIO NAZIONALE SIRIANO

La bandiera è diventata nel corso del 2011 anche il simbolo dell’opposizione politica e armata al regime di Assad. Nel primo caso è stata adottata, a partire dal 23 agosto 2011 dal Consiglio Nazionale Siriano, principale coalizione di opposizione in Siria, guidata dal cristiano greco-ortodosso George Sabra. Il Consiglio, che è un’autorità politica in esilio con sede in Turchia, è riconosciuto da alcuni stati membri dell’ONU, Lega Araba e Unione Europea e mira ad instaurare un governo democratico nel dopo Assad.


IL FREE SYRIAN ARMY

Il Consiglio Nazionale Siriano ha stretto un patto di collaborazione con Il Free Syrian Army (FSA), l’Esercito Libero Siriano, nato il 29 luglio 2011 come opposizione armata al regime di Assad (New York Times, 12 settembre 2011). Anche il Free Syrian Army ha assunto come suo vessillo il tricolore verde-bianco-nero con le tre stelle rosse a cinque punte.

Va detto che non ci sono legami ufficiali tra FSA e gruppi terroristici come al­-Nusra, la armata di Al Qaeda in Siria. Il portavoce della FSA, Louay Meqdad, ha smentito collegamenti: «Noi non sosteniamo l’ideologia di al­-Nusra. Non c’è mai stato e non ci sarà mai una decisione a livello di comando coordinata con al­-Nusra» (Bbc, maggio 2013).

Tuttavia lo stesso portavoce ha ammesso che «vi era stata la cooperazione tra le brigate FSA e il Fronte su “certe operazioni”». Peraltro, come sottolineava The Guardian (maggio 2013) molti combattenti del FSA hanno disertato proprio per andare a ingrossare le file dell’organizzazione qaedista, militarmente meglio organizzata e addestrata. Un’emorragia proseguita almeno sino a fine 2015 (Al Jazeera.com, 11 novembre 2015)

L’autorevole jihadologo Aymenn Jawad Al Tamimi, intervistato da La Repubblica (settembre 2014), denunciava azioni coordinate tra brigate con al-Nusra: «Malgrado ricevano armi e addestramento dagli Stati Uniti, finiscono per condividere l’arsenale con i jihadisti. Altre brigate dell’FSA, al Nord, sono confluite invece nello Stato islamico. L’espansione dell’Is in quell’area cruciale a cavallo fra Siria e l’Iraq è dovuta proprio alle defezioni dell’FSA nelle file dello Stato islamico».

Seppure si siano registrati commistioni, FSA continua a combattere ufficialmente contro Assad in contrasto con al-Nusra. Come racconta The Indipendent (11 marzo 2016) nella cittadina al nord della Siria di Maarat al ­Nu’man (provincia di Idlib) le due fazioni si sono scontrate proprio a causa delle rispettive bandiere. Un gruppo di manifestanti vicini al FSA con il tricolore è stato aggredito da un gruppo di jihadisti con la bandiera nera di al-Nusra e ne sono scaturiti conflitti.

Scrive ancora il quotidiano inglese: Jabhat al­-Nusra e la FSA hanno collaborato sporadicamente durante la guerra civile di cinque anni, ma i gruppi rimangono rivali e hanno combattuto per il controllo delle aree strategiche.

La reporter di Al Aan Tv Jenan Moussa ha postato su Twitter le immagini della protesta contro l’aggressione di al-Nusra a Maarat al-­Nu’man. Sulle spalle dei cittadini era esposto proprio il tricolore utilizzato anche dal FSA, che nell’opinione pubblica siriana appare come sinonimo di liberazione da Assad.

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Ma chi si spinge a dire che Papa Francesco abbia “benedetto” anche terroristi spietati come Abu “il cannibale” (riscattonazionale.it, 17 aprile), capo di al-Nusra (morto ad aprile 2016 in un regolamento di conti) si spinge in equazioni­-bufala che non hanno nulla di veritiero e sopratutto non aiutano ad informare correttamente.

MILIZIE CRISTIANE E FSA

Nel corso della rivoluzione siriana sono inoltre sorti diversi gruppi a maggioranza cristiana vicini al Free Syrian Army: ad esempio la Liwa Saeed al-Masih, brigata dell’FSA interamente cristiana, poi confluita in altre brigate maggiori, oppure il Syriac Military Council, organizzazione assiro-siriaca cristiana nata per difendere i cristiani nell’area lungo il confine siro-iracheno. L’SMC – che ha in più occasioni combattuto a fianco a brigate FSA, ma poi se ne è allontanata (Syriac News, 19 marzo 2014) – è poi confluita ad ingrossare le file dello YPG, la milizia armata curda.

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