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Ha trascorso 28 anni di carcere per la sua fede. E il Papa compie un gesto inaspettato

AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 23/04/16

Nell'Udienza Generale il Pontefice si è commosso di fronte a un sacerdote perseguitato dal comunismo. Ed esprime così il suo sentimento...

Papa Francesco ha baciato le mani di Ernest Simoni, sacerdote albanese che ha trascorso 28 anni in prigione. La sua colpa? Essere fedele alla Chiesa durante il regime comunista.

Il gesto del Vescovo di Roma, commosso, ha avuto luogo in piazza San Pietro dopo l’udienza generale di questo mercoledì 20 aprile.

“È un martire albanese”, ha detto il Papa. Ancora una volta “si sono incontrati faccia a faccia, con le teste unite. Come capitato già la prima volte in quel novembre 2014 a Tirana, quando il Papa ha pianto dopo aver ascoltato le torture subite dal sacerdote per non voler rinnegare Cristo”.

“Il Papa ha immediatamente accolto padre Ernest, che lo ha chiamato col suo cognome: ‘Simoni’. E ha mostrato di ricordare la storia della sua persecuzione, ascoltata nella cattedrale di Tirana nel 2014, racconta ad Aleteia il giornalista italiano Mimmo Muolo.

“Ovviamente padre Ernest ha fatto di tutto affinché il Santo Padre non gli baciasse le mani. A sua volta ha tentato di baciare quelle del Papa”, ha dichiarato Muolo, vaticanista di Avvenire, che ha scritto il libro Don Ernest Simoni. Dalla persecuzione all’incontro con Francesco (ed. San Paoline, 2016).

Sono stati anni di terrore sotto il regime comunista in Albania, unica nazione dichiarata “atea” per costituzione nel 1973. ” Per 11 giorni padre Ernest ha subito torture”, ha raccontato Muolo.

Al suo compagno di cella hanno ordinato di registrare una confessione. Ha provocato il religioso per suscitare in lui rabbia e fargli parlar male del regime per poterlo infine farlo andare al patibolo.

Tuttavia don Ernest ha trovato soltanto parole di perdono e di preghiera per i suoi carnefici. E così la pena di morte è stata trasformata in 25 anni di lavori forzati nelle miniere e nelle fogne di Scutari.

“Tutto è iniziato la notte di Natale del 1963, quando sono stato arrestato per il fatto di essere un ‘semplice sacerdote’, portato in una cella isolata, torturato e condannato a morte”, ha raccontato ad Aleteia padre Ernest Simoni.

Il 5 settembre 1990 per padre Simoni è arrivata la libertà, e da allora ha mantenuto una vita pastorale molto attiva. È come se, parlando della conversione del mondo, abbia recuperato vigore.

La sua seconda vita dopo il carcere: evangelizzare

Come hai fatto a sopravvivere 28 anni in carcere? “Io non ho fatto niente, ha fatto tutto Gesù”.

Nessuna domanda riesce a scalfire più di tanto la passione di questo sacerdote di 89 anni, che non è mai stanco di evangelizzare.

Confessare e dare la comunione ai contadini: questa è la sua missione pastorale, che lo porta a percorrere chilometri raggiungendo marciapiedi e villaggi sperduti dell’Albania, oltre a viaggiare per il mondo per dare testimonianza agli emigrati del suo paese.

“Riposati, padre Ernest”, insiste il suo vescovo Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult, conscio del peso fisico che porta sulle sue spalle in seguito ad anni di duro lavoro in una miniera e di torture da parte dei fedeli al dittatore Enver Hoxha. Tutto ciò senza arrivare ad odiare nessuno.

“Gesù ha detto a Gloria Polo, che l’ha resuscitata a 21 anni in Colombia: ‘Io ti consegno alla vita’. Ma questa beatitudine, questa felicità nel vedere il paradiso è la stessa di tutti i popoli e di tutto il mondo”, ha dichiarato.

Il secondo abbraccio con Papa Francesco

Di questo incontro col Papa, il sacerdote ha confessato di essere stato colpito soprattutto dal fatto che “tutti osservano sapendo che il Santo Padre, come dice Gesù, è perfettamente in connessione con la parola di Dio”.

E questo si traduce in “amare e perdonare ogni giorno, aiutare spiritualmente e materialmente agli orfani, ai poveri”.

“Gesù è morto per salvare tutti gli uomini, non soltanto i cattolici”; ha continuato il sacerdote, che da prigioniero ha ricordato a memoria la messa in latino e ha distribuito l’ostia per dare speranza eterna”

Padre Ernest ha ammesso che nei suoi due incontri con Papa Francesco ciò che lo ha sorpreso è che lui è “un padre di tutti coloro che vivono in difficoltà”. Dopo una breve pausa ha continuato, qualificandolo come una “immagine fondamentale di Gesù”.

Mantiene inoltre il suo impegno a favore “della conversione, amando Gesù con le opere, aiutando tutti i poveri, sperando nella resurrezione che solo Gesù può dare al mondo intero”.

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Tags:
albaniacomunismopapa francescopersecuzione
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