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Shakespeare, “prima” in Vaticano a 400 anni dalla morte

© DENIS SINYAKOV / AFP

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 22/04/16

Il Globe-to-Globe tour fa tappa in Vaticano. Rappresentato "Amleto" al Palazzo della Cancelleria

“Essere o non essere?”, “To be or not to be?”. Una delle frasi più celebri delle tragedie di William Shakespeare è risuonata pochi giorni fa in Vaticano, che ha ospitato una rappresentazione di “Amleto”, a 400 anni dalla morte del drammaturgo e poeta inglese. Una prima assoluta: mai finora era stata rappresentata un’opera di Shakespeare in Vaticano; solo nel 1964 la Royal Shakespeare Company aveva messo in scena alcuni frammenti, alla presenza di Paolo VI. In quell’occasione, il Papa aveva sottolineato come “la profonda umanità di Shakespeare (…) porti alla scoperta delle leggi morali, che rendono grande e sacra la vita, e ci riconduca a una comprensione religiosa del mondo. (…) Le trame delle sue opere teatrali sono per l’uomo moderno un promemoria salutare che Dio esiste, che c’è una vita dopo questa vita, che il male viene punito e il bene ricompensato”.

A metà aprile, Shakespeare è dunque tornato in Vaticano “Shakespeare’s Globe”, con il supporto dell’ambasciata del Regno Unito presso la Santa Sede. A testimonianza che “i valori cantati dal bardo sono universali”, ha detto l’ambasciatore del Regno Unito presso la Santa Sede Nigel Baker. La Santa Sede, secondo l’ambasciatore, “è uno dei pochi posti al mondo che ha una prospettiva veramente globale e universale. E Shakespeare è probabilmente il nostro scrittore più universale. Così come lo è Amleto, un personaggio che incapsula la condizione umana”. Il Palazzo della Cancelleria, sede extraterritoriale nel cuore di Roma si è trasformato nel Palazzo di Elsinor, aggiungendo ulteriori suggestioni alla tragedia.

La rappresentazione in Vaticano si inserisce in un più ampio tour, il Globe-to-Globe, che finora ha coinvolto quasi 200 paesi in tutto il mondo. Il progetto è iniziato il 23 aprile 2014, per celebrare il 450esimo anniversario della nascita di Shakespeare, e termina il 23 aprile 2016, per il 400esimo anniversario della morte. L’arrivo in Vaticano nell’Anno di Misericordia e con Papa Francesco è particolarmente significativo, secondo l’ambasciatore Baker: “Il Globe’s ha portato la profonda umanità di Shakespeare nelle periferie, evidenziando l’universalità del drammaturgo che, a 400 anni dalla morte, parla all’uomo moderno, che sia in Afghanistan, in Somaliland o in Vaticano”. La compagnia teatrale era a Kabul quattro giorni prima della rappresentazione in Vaticano, mentre nel Corno d’Africa non si assisteva a uno spettacolo straniero da 23 anni e nel Saint Kitts e Nevis, staterello insulare delle Piccole Antille, dove non se n’era mai visto uno

Altre tappe del tour: nel campo profughi di Zaatari in Giordania, che ospita 80mila siriani, a Kiev alla vigilia delle elezioni, in Cambogia, ma anche nella Biblioteca di Alessandria d’Egitto e in un centro culturale di Tromsø in Norvegia, 350 chilometri a Nord del circolo polare artico. Shakespeare è entrato nel Palazzo di Vetro dell’Onu e nel Castello di Praga, ha viaggiato da Marrakesh a Mérida, nella penisola messicana dello Yucatan. È arrivato su una spiaggia del Pacifico (ad Antofagasta, in Cile), lungo le sponde del fiume San Lorenzo in Canada, sulle montagne del Guatemala e accanto alle rovine Maya di Copán, nell’Honduras. E il cast non poteva essere da meno: Amleto, principe di Danimarca, è rappresentato da un attore nigeriano; Re Claudio ha i tratti di un attore Maori; Orazio è una attrice nata ad Hong Kong.

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