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Papa Francesco: “fare memoria delle cose belle di Dio nella nostra vita”

© ANTOINE MEKARY / ALETEIA
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Così il pontefice durante l'omelia odierna a Santa Marta

di Alessandro De Carolis

 

La fede è un cammino che, mentre si compie, deve fare memoria costante di ciò che è stato. Delle “cose belle” che Dio ha compiuto lungo il percorso e anche degli ostacoli, dei rifiuti, perché Dio, assicura il Papa, “cammina con noi e non si spaventa delle nostre cattiverie”.

Fare memoria di Dio che salva
Francesco torna su un tema già toccato, suggeritogli dal brano della Prima lettura, nel quale Paolo entra di sabato nella sinagoga ad Antiochia e comincia ad annunciare il Vangelo partendo dai primordi del popolo eletto, passando per Abramo e Mosè, l’Egitto e la Terra promessa, fino ad arrivare a Gesù. È una “predicazione storica” quella che adottano i discepoli ed è fondamentale – sottolinea il Papa – perché consente di ricordare i momenti salienti, i segni della presenza di Dio nella vita dell’uomo:

“Tornare indietro per vedere come Dio ci ha salvato, percorrere – con il cuore e con la mente – la strada con la memoria e così arrivare a Gesù. E’ lo stesso Gesù, nel momento più grande della sua vita – Giovedì e Venerdì, nella Cena – ci ha dato il suo Corpo e il suo Sangue e ha detto: ‘Fate questo in memoria di me’. In memoria di Gesù. Avere memoria di come Dio ci ha salvato”.

“Il Signore rispetta”
La Chiesa chiama appunto “memoriale” il Sacramento dell’Eucaristia, così come, rammenta il Papa, nella Bibbia quello del Deuteronomio è “il Libro della memoria di Israele”. Anche noi, afferma Francesco, “dobbiamo fare lo stesso” nella “nostra vita personale”, perché “ognuno di noi ha fatto una strada, accompagnato da Dio, vicino a Dio” o “allontanandosi dal Signore”:

“Fa bene al cuore cristiano fare memoria della mia strada, della propria strada: come il Signore mi ha condotto fino a qui, come mi ha portato per mano. E le volte che io ho detto al Signore: ‘No! Allontanati! Non voglio!’. Il Signore rispetta. E’ rispettoso! Ma fare memoria, essere memori della propria vita e del proprio cammino. Riprendere questo e farlo spesso. ‘In quel tempo Dio mi ha dato questa grazia ed io ho risposto così, ho fatto questo, quello, quello… Mi ha accompagnato…’. E così arriviamo a un nuovo incontro, all’incontro della gratitudine”.

Memoria delle cose belle
E dal cuore, prosegue il Papa, deve nascere una “grazie” a Gesù, che non smette mai di camminare “nella nostra storia”. “Quante volte – riconosce Francesco – gli abbiamo chiuso la porta in faccia, quante volte abbiamo fatto finta di non vederlo, di non credere che Lui fosse con noi. Quante volte abbiamo rinnegato la sua salvezza… Ma Lui era lì”:

“La memoria ci avvicina a Dio. La memoria di quell’opera che Dio ha fatto in noi, in questa ri-creazione, in questa ri-generazione, che ci porta oltre l’antico splendore che aveva Adamo nella prima creazione. Io vi consiglio questo, semplicemente: fate memoria! Com’è stata la mia vita, come è stata la mia giornata oggi o come è stato questo ultimo anno? Memoria. Come sono stati i miei rapporti col Signore. Memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi”.

 

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