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Dorothy Day, un passo avanti verso la santità

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Aperta l’inchiesta canonica: 52 testimoni ricostruiranno la vita dell’attivista americana. Le parole di Benedetto XVI e Francesco

Si apre una nuova fase del processo di canonizzazione di Dorothy Day, grande convertita, figura di spicco del cattolicesimo sociale negli Stati Uniti e fondatrice del Movimento dei lavoratori cattolici (Catholic Worker movement). L’arcidiocesi di New York ha annunciato l’avvio ufficiale dell’inchiesta canonica che serve a stabilire se Dorothy ha vissuto le “virtù eroiche” agli occhi della Chiesa. La sua causa di canonizzazione è stata proposta dai Missionari Clarettiani già nel 1983. E nonostante i molti critici – Dorothy Day è una donna sicuramente “non etichettabile” e ha portato avanti un impegno trasversale alla società e alla politica -, Giovanni Paolo II ha acconsentito all’apertura della causa nel 2000, proclamandola “Serva di Dio”. Nel novembre 2012 la Conferenza episcopale Usa ha dato il suo sostegno alla Causa.

“Nelle prossime settimane inizieremo a intervistare i testimoni oculari” ha riferito il postulatore, monsignor Gregory Mostaciuolo. Si tratta di 52 persone (selezionate da una lista di 256) che hanno conosciuto Dorothy Day e vissuto a stretto contatto con lei e che possono ricostruirne – almeno fino agli anni ’40 – la vita e l’attività, attraverso i loro ricordi, ma anche scritti, lettere, diari, fotografie. L’obiettivo è avere un ritratto il più completo possibile di Dorothy Day. Parallelamente, il cardinale Dolan costituirà una commissione storica che inserisca la vita di questa donna, la sua attività e i suoi scritti, nel loro giusto contesto. Esperti di teologia leggeranno tutti i suoi scritti per verificarne la corrispondenza con l’insegnamento della Chiesa. Tutto il materiale confluirà nella “positio”, il documento finale dell’inchiesta, che deve essere consegnato al Vaticano.

A Dorothy Day ha fatto riferimento Benedetto XVI in una delle ultime udienze generali del suo pontificato, il 13 marzo 2013, citandola come esempio di conversione e di “capacità di contrapporsi alle lusinghe ideologiche del suo tempo per scegliere la ricerca della verità e aprirsi alla scoperta della fede”. Il Papa aveva sottolineato che “il cammino verso la fede in un ambiente così secolarizzato era particolarmente difficile, ma la Grazia agisce lo stesso” e “Dio l’ha condotta ad una consapevole adesione alla Chiesa, in una vita dedicata ai diseredati”. Anche Papa Francesco ha mostrato di stimare questa “pasionaria” americana. L’ha citata – insieme ad Abraham Lincoln, Martin Luther King e Thomas Merton – come uno dei pilastri dell’identità americana, nel discorso pronunciato il 24 settembre 2015 davanti al Congresso degli Stati Uniti. “Il suo impegno sociale, la sua passione per la giustizia e per la causa degli oppressi, erano ispirati dal Vangelo, dalla sua fede e dall’esempio dei santi” ha detto in quell’occasione.

Dorothy Day nasce a Brooklyn nel 1897 da una famiglia borghese di fede episcopaliana. Cresce tra San Francisco e Chicago poi, dopo avere interrotto gli studi all’Università dell’Illinois, torna a New York e si avvicina ai movimenti della sinistra radicale marxista. Nel 1925 i primi passi della conversione al cattolicesimo, che sfocia nel 1927 nel suo battesimo e in quello della figlia. Si dedica al giornalismo e matura l’idea –negli anni della Grande Depressione – di usare il suo talento e la sua fede per la causa dei poveri. Fonda, insieme a Peter Maurin, il quotidiano cattolico “Catholic Worker” e il Movimento dei lavoratori cattolici, per aiutare i senzatetto e i poveri di New York, promuovere i diritti dei lavoratori e la non violenza. Apre anche una “casa di ospitalità” in un quartiere povero di New York. Sarà solo la prima di tante, negli USA, in Canada e in Gran Bretagna: dal 1941 saranno aperte decine di comunità, indipendenti ma affiliate ai Catholic Workers. In una di queste Dorothy muore il 29 novembre 1980.

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