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In fila per la Santa Comunione…sono davvero tutti in stato di grazia?

Jeffrey Bruno
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Dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica.

(Papa Francesco, Amoris Laetitia, par. 36)

Per tutto il tempo in cui la discussione si è concentrata sull’ammissione dei cattolici divorziati e risposati alla Santa Comunione, nella mia testa giravano due domande pressanti che dovevo assolutamente rivolgere a qualcuno: quale percentuale di cattolici che si presenta per ricevere la Comunione è oggettivamente in stato di peccato grave? E perché nelle alte sfere della gerachia ecclesiastica non si parla di questo problema enorme, che a livello numerico incide sicuramente molto di più delle persone divorziate e risposate che ricevono la Comunione?

Detto in altri termini, quanti cattolici che ricevono la Comunione guardano attivamente materiale pornografico, mettono in pratica la contraccezione, dormono e/o vivono con il partner, hanno relazioni, abortiscono e vivono in modo incompatibile con gli insegnamenti morali della Chiesa? E perché ci si è concentrati tanto sulla questione dei cattolici divorziati e risposati mentre l’enorme elefante al centro della stanza – il fatto che le statistiche dimostrano che la maggior parte dei cattolici non segue gli insegnamenti morali della Chiesa – è stato ampiamente ignorato? E cosa c’è alla base di questo problema?

Sono cresciuta come cattolica negli anni Sessanta e Settanta e sono state educata in scuole cattoliche, dall’asilo al college. Come molti altri della mia generazione, ho imparato poco o niente dell’insegnamento cattolico e alla fine mi sono laurata da agnostica – il che, col senno di poi, era un modo per dire “pagana praticante”. Avevo adottato le convinzioni e lo stile di vita della cultura prevalente, come accade a tanti cattolici anche oggi.

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