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Tra la spada e la croce, il “samurai di Cristo” rivive in un film

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Justo Takayama Ukon sarà beatificato, forse a febbraio 2017. E i vescovi giapponesi sperano in un viaggio del Papa

A Manila, la terra in cui è morto in esilio, c’è una statua in bronzo di Justo Takayama Ukon, in cui il samurai impugna una spada con la punta verso terra, che però è in realtà una croce, alla quale è inchiodato Gesù. Una immagine che racchiude la storia di questo “samurai di Cristo”, vissuto nel XVI secolo, convertito al cristianesimo attraverso la predicazione di Francesco Saverio e morto in esilio per non aver voluto abiurare la sua fede. Il suo percorso interiore, tra la spada e la croce, viene raccontato dal film documentario “Ukon il samurai – La via della spada, la via della croce”, per la regia di Lia Beltrami, in cui il Giappone medievale rivive con riprese originali di cerimonie del tè, combattimento di kendo, calligrafia, paesaggi inediti. Il film (guarda il trailer) è prodotto da Aurora Vision con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, la collaborazione dell’ambasciata del Giappone presso la Santa Sede, la Conferenza episcopale del Giappone, i Gesuiti d’Italia, la Trentino Film Commission.

A gennaio scorso, Papa Francesco ha firmato il decreto sul martirio anche per questo samurai, nonostante la sua morte sia avvenuta in modo naturale, riconoscendo tale dignità alle sofferenze a cui è stato sottoposto. Justo Takayama Ukon (1552-1615) è nato in una famiglia di signori feudali (daimyo) che si era convertita al cristianesimo in seguito alla predicazione del gesuita Francesco Saverio. Quando il potente daimyo Toyotomi Hideyoshi cominciò a perseguitare i cristiani, a differenza di altri feudatari, Ukon non ha rinnegato la fede, preferendo rinunciare alle sue proprietà, ricchezze e status sociale. Qualche anno dopo, con lo shogun Tokugawa iniziarono le persecuzioni vere e proprie. A Justo, però, fu negata la morte di spada e fu condannato all’esilio. Con altri trecento cristiani giapponesi fuggirà a Manila dove, appena quaranta giorni dopo l’arrivo, ammalatosi, morirà il 4 febbraio 1615.

Già nel XVII secolo i cristiani giapponesi avevano cercato di portarlo alla gloria degli altari, ma a causa della politica isolazionista del paese, non fu possibile effettuare le ricerche necessarie. Dopo più di 250 anni di persecuzioni, la sua storia è stata rilanciata con forza e oggi si avvia a “conclusione”. Tra l’altro, Ukon sarebbe il primo giapponese a essere proclamato beato singolarmente e non in un gruppo. “Speriamo che la beatificazione possa avvenire nel 2017. E speriamo con tutto il cuore che il Santo Padre possa venire in Giappone in quell’occasione” aveva auspicato monsignor Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, a Vatican Insider. “La sua storia e la sua testimonianza rappresentano un faro di speranza per la nostra comunità cattolica in Giappone. In una società e una cultura fortemente relativista, la maggioranza della popolazione trova difficile aderire a una fede. Takayama ci mostra come possiamo vivere nel Giappone moderno”. Una visita di Papa Francesco nel Paese del Sol Levante “attirerebbe una così forte attenzione da parte di tutta la nazione che potrebbe provocare un’onda di riflessione nelle coscienze, di approfondimento e di cambiamento”.

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