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Papa Francesco squarcia il velo di silenzio sulla dimenticata crisi umanitaria in Ucraina

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People in Need/Nikishina Ukraine CC

Diane Montagna - Aleteia - pubblicato il 20/04/16

Intervista al Vescovo Borys Gudziak sulla situazione in Ucraina e sulla sua importanza per l'Europa

CITTÀ DEL VATICANO — Nella Domenica della Divina Misericordia, cuore dell’Anno Giubilare, Papa Francesco ha concluso la sua Messa in Piazza San Pietro facendo appello a tutti i cattolici di offrire la propria solidarietà ai milioni di persone in Ucraina che stanno soffrendo molto a causa degli ultimi due anni di guerra.

Il Papa ha annunciato di voler promuovere una speciale colletta in tutte le chiese cattoliche, soprattutto in Europa, domenica 24 aprile. Un gesto con cui diffondere consapevolezza e alleviare la sofferenza.

Di recente Aleteia ha incontrato il Vescovo statunitense Borys Gudziak, Eparca dell’Eparchia di San Vladimiro il Grande di Parigi, per capire più a fondo la crisi umanitaria in Ucraina e cosa c’è in ballo.

Sua Eccellenza, Papa Francesco ha scelto la Domenica della Divina Misericordia per fare un appello speciale per l’Ucraina. Qual è il significato di tale appello?

Questo appello ha un significato materiale e morale. Il Paese è stato impoverito e ridotto in macerie. Sono stati distrutti edifici per un valore approssimativa di 50 miliardi di dollari, equivalenti al budget nazionale annuale dell’Ucraina.

Nell’area del Donbass, nell’Ucraina orientale, ci sono stati lanci di razzi quasi continuamente, per due anni. Ci sono state battaglie cruente, scontri con carri armati, con circa 10mila vittime ufficialmente dichiarate. Decine di migliaia di persone sono state ferite e mutilate, centinaia di migliaia di persone soffrono invece di choc post-traumatici.

L’occupazione da parte delle truppe armate russe ha a che vedere soltanto con circa il 5% del territorio, ma le stime dicono che la guerra abbia colpito cinque milioni di persone, metà delle quali è diventata profuga. Di questa parte, una metà ha dovuto lasciare il Paese. Due milioni di sfollati interni hanno trovato riparo nelle zone libere dell’Ucraina. Principalmente ad est, ma un po’ per tutta la nazione.

Quali sono le cause della crisi umanitaria in Ucraina?

La crisi umanitaria nasce da una combinazione di diversi fattori: per molti anni prima della guerra c’è stato un governo corrotto che ha sottratto 50 miliardi di dollari, l’equivalente del budget nazionale annuale dell’Ucraina. C’è una guerra in corso, e due anni fa la moneta è stata svalutata, il che significa che le persone hanno perso due terzi del potere d’acquisto del proprio salario. Ora il salario medio in Ucraina è di 150 euro al mese, mentre il prezzo della carne è pari a quello nei paesi dell’Europa occidentale. Molti beni importati, come la tecnologia, i telefoni e altri beni manifatturieri, potrebbero costare più in Ucraina che in Occidente.

Gran parte dell’economia dell’Ucraina è a brandelli, perché la guerra è devastante. Ha conseguenza pesanti sulla fiducia delle persone, gli investimenti si interrompono e avvengono fughe di capitali da parte di coloro che hanno soldi. E una situazione così atroce, indebolita dalla corruzione precedente che ha portato alla “Rivoluzione della Dignità” e al cambio di regime, è stata aggravata dalla guerra e dalla crisi economica.

Raccontaci di più della guerra.

È una guerra ibrida. Storicamente, si ha una guerra quando i soldati si affrontano su due schieramenti, ed è chiaro chi sta combattendo chi. I blu che combattono i grigi. In una guerra ibrida, i soldati potrebbero non portare insegne. Non agiscono da soldati. Durante l’annessione della Crimea, i soldati russi sono stati presentati come volontari locali. La comunità internazionale, attraverso osservazioni satellitari, ha dovuto constatare la presenza di decine di migliaia, e secondo alcune fonti ben 80mila truppe russe in Ucraina o ai suoi confini. Ma nessuno osa affermare con chiarezza che ci sia un’invasione russa.

Ci sono sanzioni globali europee e nordamericane nei confronti della Russia, ma nello stesso tempo il commercio prosegue, così come altri tipi di relazioni. Non c’è quindi una guerra dichiarata, in questo senso è ibrida nella sua stessa identità; è ibrida nella natura dell’azione militare, ma è anche ibrida nel senso che una larga parte della guerra è fatta di campagne comunicative a cui è destinata un’incredibile ammontare di risorse. Questo ha portato molte persone in diversi paesi, soprattutto europei, a dubitare della realtà sul terreno, a dubitare persino che ci sia una guerra, a pensare che non sia un’invasione ma una guerra civile, ad accettare e tollerare che ci sia un ampio movimento nazionalista di estrema destra che sta perseguitando i russofoni d’Ucraina. Nelle ultime elezioni presidenziali i partiti di estrema destra hanno ottenuto meno del 2% dei voti, mentre in Francia l’estrema destra ha conquistato più del 20% dei seggi. E in molti altri paesi ci sono situazioni analoghe.

La maggior parte dei cittadini dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti ha l’impressione che la guerra in Ucraina sia finita. Molti leader, compresi alcuni vescovi e altri leader della Chiesa, non sono consapevoli che c’è una guerra. E sono completamente disinformati sulla natura della crisi umanitaria. Ed è questo che il Santo Padre vuole portare all’attenzione dell’intera comunità cattolica d’Europa.

Il senso di sorpresa nei confronti della gravità della situazione è esattamente ciò che vuole la Russia. Immaginate che il vostro salario annuo sia di, diciamo, 30mila dollari e che in due anni diminuisce a 10mila. L’intera popolazione dell’Ucraina, circa 45 milioni di persone, è stata pesantemente impoverita. Stanno consumando le riserve, non ci sono più vestiti e in molte aree gli ospedali non hanno medicine. Molte operazioni vengono portate avanti senza anestesia, chi soffre di diabete non ha insulina, le strade non vengono riparate, a volte le persone muoiono perché le ambulanze non riescono a raggiungerle. Le infrastrutture del Paese sono state indebolite in generale, e c’è un’ampia campagna internazionale per denigrare l’identità dell’Ucraina. Come a dire che coloro che hanno un’identità debole o negativa non sono degni della nostra attenzione, o che addirittura “meritino” ciò che stanno soffrendo. Questo è il messaggio che la Russia ha provato a diffondere.

Se l’Europa non prende sul serio queste cose, le ripercussioni possono essere profonde.

C’è una campagna molto sofisticata per assoldare giornalisti, in Italia come nel resto del mondo, affinché lavorino fianco a fianco con i politici e con i partiti estremisti che rappresentano persone scontente per destabilizzare l’Europa e l’Unione Europea in particolare.

Lo stesso tipo di lavoro è portato avanti nel corpo politico dell’Ucraina: infiltrando il giornalismo, la politica compra collaboratori che sono retribuiti per creare caos. Attraverso l’informazione, attraverso la destabilizzazione, attraverso campagne militare nascoste e non dichiarate, assistiamo dunque al fenomeno della guerra ibrida, che ha sostanzialmente la stessa base di ogni attività terroristica. Non è necessario vincere grandi battaglie, basta rendere inefficiente e paralizzare l’avversario diffondendo paura e indebolendo la vitalità di alcuni elementi della società. Ed è questo che sta succedendo in Ucraina. C’è stato un processo sistemico e sistematico per colpire i sistemi che reggono l’Ucraina.

Come ha reagito il popolo ucraino?

La cosa meravigliosa è che gli ucraini hanno dimostrato una dignità tale nel portare questa croce. Hanno accettato due milioni di sfollati interni.

Mettiamo ogni cosa nella giusta prospettiva: considerando la Crimea e il Donbass, l’Ucraina contava 45 milioni di persone. Senza la Crimea e i territori occupati siamo a 40 milioni di persone. Due milioni di persone sono state accolte da 40 milioni di persone. La Germania ha accettato 1,1 milioni di rifugiati, ma in Germania vivono 80 milioni di tedeschi. E comunque il budget nazionale annuo tedesco è 45 volte più grande di quello dell’Ucraina. L’Europa in generale ha accolto 2 milioni di persone, dunque la Germania ne ha accettata la metà. I budget nazionali degli stati membri dell’Unione Europea (che ha accolto lo stesso numero di rifugiati dell’Ucraina stessa), se uniti, valgono 400 volte il budget ucraino. Le risorse dell’Ucraina sono state quindi spremute al massimo.

Per qualche ragione gli ucraini non vengono ascoltati, perché hanno mostrato una grande forza d’animo di fronte a tale disastro. I rischi dell’Ucraina vengono ignorati, ed è questo il motivo per cui il Papa ha lanciato l’appello, che ha un significato culturale e strategico molto grande. Il popolo dell’Ucraina si sta immolando per i valori tradizionali dell’Europa. Quindi, la lotta per la dignità umana – dono di Dio – in Ucraina ha una grande importanza per l’Europa.

Qual è la posizione russa?

La strategia della Russia consiste nel fatto di essere un impero. Senza l’Ucraina, non lo è più. L’Ucraina ha una delle terre più fertili al mondo. Penso che abbia una quarto della terra nera di tutto il pianeta. Ha il terreno migliore di tutta la Terra. Ha tantissima acqua. E un popolo molto istruito.

L’Ucraina è un paese che sta venendo distrutto, e che il Papa vuole salvare. Non si tratta soltanto di uno sforzo umanitario per aiutare chi sta soffrendo. È anche uno sforzo per aumentare la consapevolezza morale dell’Europa, perché se non ci dovesse essere una reazione morale, Putin non si sentirebbe costretto a interrompere l’intervento militare. È quindi anche un’azione di pace.

Le persone non si rendono conto che l’Ucraina è Europa. Il centro dell’Ucraina, tra Oriente ed Occidente, è nell’Ucraina occidentale. E la Russia sta provando a fare qualsiasi cosa, tra cui guerra e annessione territoriale, per impedire all’Ucraina di essere ulteriormente integrata nella comunità europea. Ecco di cosa si tratta. Perché la libertà di stampa, i principi democratici, il giusto processo di fronte alla legge sono valori mortali per ogni forma di autoritarismo. Gli ucraini, tramite la Rivoluzione della dignità, si sono mossi in questa direzione. La loro punizione è stata duplice: guerra e annessione territoriale.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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