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La verità del Cristianesimo? La spiega Dante…

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Il discorso tra San Pietro e l’Alighieri in Paradiso è una lezione di ecclesiologia valida ancora oggi.

Cioè la verità della fede è garantita da qualcosa di esterno alla Bibbia stessa, e precisamente dal fatto che il mondo si rivolse al cristianesimo: la prova della fede è data dal miracolo dell’esistenza della Chiesa. Questo miracolo è tale, senza altri “miracoli”, che gli altri valgono solo un centesimo di questo. Infatti – spiega Dante – Pietro annunziò Cristo,pur essendo il primo degli apostoli povero e senza mezzi, seminando la buona pianta della fede: ne nacque la Chiesa che è una vite, la vite cui Cristo ha dato origine, anche se nel momento storico in cui visse Dante è come un pruno.

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Dante afferma così che chi lo ha convinto della fede è il grande miracolo dell’esistenza del popolo cristiano. Dal Cristo è nato quel popolo che ha amato, ha perdonato, ha affrontato il martirio, ha insegnato al mondo la dignità dell’uomo, la grandezza dello studio e della ricerca, ha vissuto l’amore per i poveri, ha sperato contro ogni speranza, ha dato fiducia al mondo intero.

Tale miracolo resta tale anche se in alcuni momenti della storia – come afferma Dante – la vite si è fatta pruno. I peccati commessi dai cristiani non solo non diminuiscono il miracolo dell’esistenza del popolo di Dio, ma anzi lo esaltano ancor più perché la Chiesa continua ad esistere e a fare del bene nonostante il peccato dei suoi uomini.

In Boccaccio, nella II novella del I giorno del Decamerone si afferma qualcosa di simile. Boccaccio – che fu colui che iniziò le pubbliche spiegazioni a Firenze della Divina Commediache il popolo richiedeva – nel Decamerone racconta la storia da lui inventata, ma teologicamente perfetta, di un ebreo che prima di battezzarsi volle andare a Roma per vedere come vivevano i cristiani ed al ritorno confermò di volersi battezzare perché se la Chiesa continuava ad esistere ed a crescere nonostante l i peccati del papa e dei preti della Curia romana ciò voleva dire che la Chiesa stessa era qualcosa di non semplicemente umano, bensì era sorretta divinamente dallo Spirito che la rendeva feconda, nonostante il suo esser “pruno”. Per la novella di Boccaccio la Chiesa continua ad offrire la grazia di Dio nonostante la miseria degli uomini e ciò è segno della presenza divina in essa.

In effetti noi crediamo non solo perché sentiamo annunziare i miracoli compiuti da Gesù in Terra Santa, ma anche perché vediamo come solo dinanzi a Lui la vita degli uomini fiorisca. Siamo giunti alla fede nella nostra vita, per aver intuito che nell’incontro con Lui i cuori si convertono. Crediamo nell’opera di Dio perché vediamo che la Chiesa continua a generare santi anche nei momenti più bui della sua storia, sempre santa e generatrice di santità anche quando i suoi figli peccano.

La teologa fondamentale della seconda metà del novecento ha riscoperto come la Chiesa sia il segno personale della verità e della bellezza di Dio. Importantissimi sono stati in questo senso gli studi di R. Latourelle e la sua opera Cristo e la chiesa segni di salvezza (edito da Cittadella). Tutto il lavoro di Latourelle, proseguito poi dalla sua scuola ed in particolare dal prof. Fisichella, oggi vescovo, ha giustamente abbandonato la via delle singole “prove” della verità cristiana per concentrarsi sui due “segni” personali di credibilità: la persona stessa di Gesù e la vita della Chiesa.

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