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Un credente come deve accogliere i “consigli” del Papa in “Amoris Laetitia”?

© Antoine Mekary / ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 14/04/16


Del resto «era dello stesso genere la Familiaris consortio (1983), cui qualcuno incautamente si appella per gettare fango sull’attuale testo che affronta lo stesso tema. Inoltre l’aggettivo “apostolica” che si affianca al sostantivo “Esortazione” dice che qui è in gioco l’apostolicità della Chiesa, coralmente espressa nella sinodalità e nel servizio del Vescovo di Roma».

LA CHIAREZZA DI FRANCESCO

I criteri per interpretare il documento sono esposti dal pontefice nelle stesse premesse, «allorché ad esempio si invita all’equilibrio capace di superare sia “un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento” sia “l’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche” (n. 2). Ed inoltre mi sembra particolarmente significativo quel passaggio introduttivo, nel quale si afferma che “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del Magistero“».

DIVERSITA’ DI INTERPRETAZIONE

Naturalmente, sottolinea ancora Lorizio, «nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo».Inoltre, «in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato” (n. 3)».

I SACRAMENTI

Il punto che maggiormente ha suscitato interesse, ossia la questione dei sacramenti, così come viene richiamata in una nota, chiede attenzione e corretta interpretazione teologica: “A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa” (n. 305), testo accompagnato dalla famosa nota 351: “In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038).Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039)”.

IL PECCATO E LA GRAZIA

In virtù di questi passaggi di Papa Francesco, «nell’esperienza del peccato e in quella della grazia infatti non si dà mai una astratta ed estranea oggettività (dogmatismo moralistico), né una mera soggettività (relativismo), bensì – conclude il teologo – si tratta sempre del rapporto fra la realtà oggettiva e la coscienza del soggetto. Ed è proprio per questo che nella sapienza e nella tradizione della Chiesa la riconciliazione passa attraverso la confessione personale dei peccati, in modo che il ministro possa illuminare il fedele ed aiutarlo nel discernimento in cui è in gioco questo rapporto. Come anche appartiene alla sapienza e alla tradizione ecclesiale considerare l’Eucaristia non solo panis angelorum ma, proprio perché nutrimento del corpo spesso ferito e martoriato, panis viatorum, altrimenti dovremmo aspettare di essere nella perfezione per poterci nutrire alla mensa eucaristica. Si tratta infatti – chiosa – del panis angelorum factus cibus viatorum. Così la Chiesa prega e così crede: lex orandi = lex credendi».

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