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Un credente come deve accogliere i “consigli” del Papa in “Amoris Laetitia”?

© Antoine Mekary / ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 14/04/16

«Spesso, ovviamente non sempre – risponde Giuseppe Lorizio, docente di teologia fondamentale della Pontificia Università Lateranense– la domanda è posta da chi si sente o si ritiene, non sappiamo quanto sinceramente, disorientato, non solo da quest’ultimo pronunciamento, ma da tutto lo stile e il Magistero dell’attuale vescovo di Roma. Si tratta dello stesso “disorientamento” che si è avvertito rispetto all’ultimo Concilio. Dunque va letto ed interpretato perché non incancrenisca».

E d’altra parte, prosegue Lorizio, «va sottolineato che il disorientamento è piuttosto una cifra della nostra situazione storica ed esistenziale, che la Chiesa è chiamata di volta in volta ad orientare, indicando semplicemente Il Cristo Signore e il suo Vangelo. Nel caso specifico – evidenzia – il teologo – non ho avvertito affatto disorientamento nel popolo santo di Dio, se non in alcune frange fondamentaliste, mentre nella gente credente ho avuto modo di registrare piuttosto gratitudine ed attenzione al messaggio sinodale prima e pontificio poi».

“PASTORALE” E “DOTTRINALE”

Una prima indicazione di prospettiva, «va espressa nel senso che, lungi dal riproporre una contrapposizione fra il livello dottrinale e quello pastorale dei documenti magisteriali, va perseguita e sempre di nuovo proposta un’interpretazione inclusiva della dottrina nell’agire ecclesiale. Pertanto l’aggettivo “pastorale” non indica qualcosa di meno di “dottrinale”, bensì include sempre la dottrina, anche allorché si rivolge alla prassi. Del resto non esistono formulazioni meramente dottrinali della fede, perché ogni verità di fede è sempre e comunque una verità storico-salvifica. E questa prospettiva interpretativa va applicata al Vaticano II, che spesso si è voluto relativizzare ritenendolo meramente pastorale, come agli altri interventi del Magistero».

Le indicazioni pastorali di questa Esortazione, prosegue Lorizio, «includono una dottrina, quale quella che nasce dalla Rivelazione e si sviluppa nell’insegnamento della Chiesa, esposta con un linguaggio vivo e gioioso (la perfetta letizia di Francesco), che non ignora i drammi e le ferite, ma su di essi si china non con atteggiamento di condanna, ma di pietas evangelica».

NESSUNO SCAVALCAMENTO DEL SINODO

In secondo luogo va sottolineato, aggiunge il docente della Lateranense, che «la prassi di esprimere i contenuti dei Sinodi attraverso un documento del Vescovo di Roma, in qualità di Pastore della Chiesa universale, nella forma dell’Esortazione apostolica non è da intendersi come un voler scavalcare la sinodalità stessa, bensì come un sigillo, che custodisce e conferisce autorevolezza massima ai lavori del Sinodo stesso. La prima di queste Esortazioni risale al 1974 ed è stata l’Evangelii nuntiandi di Paolo VI. Queste esortazioni hanno dunque valore di Magistero ordinario e chiedono l’assenso dei fedeli in quanto promulgate dal Vescovo di Roma e non vanno relativizzate e poste in subordine rispetto ad altri interventi».

UNA RACCOMANDAZIONE PER LA VITA DELLA CHIESA

Né il termine “Esortazione”, precisa il teologo, «deve far pensare a qualcosa di semplicemente parenetico, come ad esempio le omelie di santa Marta, ma a una raccomandazione di orientamento per la vita stessa della Chiesa tutta. Certamente non possiamo scorgere in questi pronunciamenti i tratti dell’infallibilità (ben difficile da realizzarsi ed esprimersi in senso stretto), ma manchiamo di onestà intellettuale se non li riteniamo veri e propri documenti del Magistero ordinario».

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