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Trovare Dio nel caffè

Padre Kevin McGoldrick - pubblicato il 14/04/16

La bellezza impenitente nella musica di Padre Kevin McGoldrick

La bellezza ha se stessa come fine. La bellezza non ha bisogno di una scusa. Perché fare qualcosa di bello? La risposta a questa domanda è: semplicemente perché è bello!

Sono rimasto affascinato dal suo sound e attirato ancora di più dai suoi testi. Poi mi sono reso conto che l’artista Kevin McGoldrick era in realtà Padre Kevin McGoldrick. Sapevo di avere a che fare con una persona non convenzionale, un prete cattolico che canta sia di Gesù che del caffè con uno stile musicale che è davvero un mix eclettico di generi diversi.

Padre Kevin, parlami di come ti sei avvicinato alla musica.

Ho sempre fatto musica da ragazzino. Ho suonato il pianoforte, cantato nei cori, cose così. Dal primo anno di liceo ho iniziato a comporre musica e a incidere con il mio migliore amico, un ebreo ortodosso. Ho suonato tantissimo sia durante il periodo del liceo che in quello universitario, continuando a comporre.

Quando ti sei reso conto di essere chiamato al sacerdozio, hai pensato che avrebbe significato lasciarti alle spalle la musica? Oppure l’hai sempre vista come parte della tua vocazione da prete?

Ho scoperto la mia vocazione durante il mio percorso universitario. All’epoca studiavo teatro e recitazione e la musica è dovuta passare in secondo piano. Quando sono entrato in seminario ho pensato di dovere mandare tutto quanto all’aria. E inizialmente l’ho fatto. Negli anni c’è voluto del tempo per ritornarvici. Ma era necessario affidare tutto questo al Signore per poi riprenderlo, in modo più puro. Sono dovuto morire a me stesso, ma è questa la cosa bella della nostra fede: la morte è sempre seguita da una resurrezione.

Com’è cambiata la tua musica da prete?

Ho avuto delle fasi particolari. Quando sono entrato in seminario mi sono concentrato principalmente sulla musica sacra, sulla musica e sull’adorazione. Ho fatto molto in quell’ambito, era la cosa prioritaria.

Negli ultimi cinque anni sono stato invece molto attirato dallo stile dei cosiddetti “twisted mystics”, cioè quegli artisti le cui vite forse non sembrano perfette ma che sembrano essere davvero aperti alle più profonde verità. E io sono rimasto toccato da tutto questo. Persone come John Mayer hanno prodotto della musica che, in alcuni casi specifici, è più profonda delle canzone di adorazione che ho composto io. E questo è davvero rinvigorente.

Puoi dirmi qualcosa in più? Molte persone non si aspetterebbero affatto un prete che fa la tua musica. Ma soprattutto, la tua musica non è esplicitamente cattolica o cristiana.

Dovunque ci siano verità, bellezza e bontà, là c’è Dio. Ciò che è cambiato in me è che ora ho una comprensione più olistica della bellezza. Vedendola nelle opere secolari, apprezzandola e facendola mia. Per me è più di un’integrazione. All’inizio avevo una visione del mondo piuttosto manichea e dualistica. Sai, Dio e spirito sono cosa buona, il corpo è cosa cattiva. Ma ora ho una visione più integrale e più sana. Il secolare è ideato per permeare il sacro. Se canti una canzone sul cuore umano, non deve necessariamente citare il nome del Signore. La bellezza ha se stessa come fine. La bellezza non ha bisogno di una scusa. Perché fare qualcosa di bello? La risposta a questa domanda è: semplicemente perché è bello!

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E cosa mi dici delle persone che ispirano la tua musica? C’è qualcuno in particolare?

Di posso dire due nomi, il primo è cattolico e il secondo non lo è. Nostra Signora di Guadalupe mi influenza molto. Non molte persone si rendono conto che, seppure sia stata un’immagine miracolosa e certamente lo è stata, il vero genio evangelistico è stato di parlare alle persone nel loro linguaggio. Per trent’anni i missionari hanno predicato con davvero pochi convertiti. Ma quando ha parlato lei, ci sono stati milioni di conversioni in pochissimi anni. Lei ha parlato nella loro lingua, usando il loro immaginario e il suo messaggio era una buona notizia: non bisogna più predicare sacrifici umani. Siete liberi. Ed è questo che voglio fare: usare questo linguaggio secolare, parlare la lingua della cultura, e portare la Buona Novella.

E l’artista secolare?

L’unico artista che conosco che abbia davvero funto da ponte tra secolare e sacro è stato Bob Marley. Sebbene sia stato rastafariano, la sua visione totale era di essere un profeta che voleva portare Dio nel mondo secolare attraverso la propria musica. Ha avuto un successo pazzesco senza per questo compromettere i propri ideali. Ed io vedo me stesso in quest’ottica.

E, nota a margine, molte persone ignorano che Bob Marley si è poi battezzato. Sono abbastanza convinto che quando saremo in cielo lo troveremo guidare la lode e l’adorazione.

Ultima domanda: il tuo ultimo album è chiamato Square Peg, Round Hole. Si riferisce a te?

Assolutamente sì. Mi sono sempre sentito così (“square peg in a round hole” è traducibile come “incompreso, non convenzionale”, ndt). Ho un’indole malinconica e penso che ogni persona con questa caratteristica si senta in quel modo, come se nessuno mi comprendesse. E soprattutto sono un prete cattolico e cantautore. E i generi musicali nell’album sono un mix, è pluri-comprensivo. Non esiste un’etichetta abbastanza appropriata.

Potete seguire Padre Kevin McGoldrick su Facebook per restare aggiornati. L’ultimo album, Square Peg, Round Hole si può trovare su iTunes oppure, per una copia materiale, andate su Love Good Music.

Libby Reichert

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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