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Piermario Morosini: un calciatore dalla vita difficile e fuori dagli schemi

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Pixabay.com/Public Domain/ © flooy

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 14/04/16

A quattro anni dalla tragica scomparsa del giovane calciatore, Giuseppe Vailati ne tratteggia la straordinaria semplicità

Quattro anni fa, il 14 aprile 2012, moriva per un arresto cardiaco il venticinquenne centrocampista del Livorno Piermario Morosini, durante una partita di calcio. Uno dei suoi amici d’infanzia, Giuseppe Vailati lo ricorda in un libro – “Mario gioca semplice! Io e Piermario Morosini” (San Paolo edizioni) – nel quale narra le vicende della sua vita intrecciandole a quelle del calciatore scomparso. Un’autobiografia che ruota intorno alla figura dell’atleta e racconta i suoi successi calcistici, i drammi familiari e fa emergere la disarmante umiltà, la grande fede e l’amore per la vita che lo caratterizzavano.

Nella prefazione Riccardo Montolivo ricorda con queste parole il collega e amico:

«Ho avuto la fortuna di conoscere Piermario Morosini quando eravamo molto piccoli, nel settore giovanile. Avevamo dodici, tredici anni. Era un anno più giovane di noi ma, poiché aveva un talento incredibile, decisero di aggregarlo alla squadra dell’annata ’85. (…)Mario era un ragazzo fantastico, sempre disponibile, sempre sorridente, una persona che trasmetteva valori positivi: mai una parola o un comportamento fuori posto. Proprio per questo tutti noi gli volevamo un gran bene. Già da ragazzo era molto maturo, probabilmente perché aveva una situazione familiare difficile che lo aveva costretto a crescere più in fretta e per questo lo ammiravamo molto. Inoltre la sua grande professionalità, dentro e fuori dal campo, era davvero un esempio per tutti».

La narrazione comincia quando Beppe e Mario, appassionati di calcio fin da piccoli ed entrambi bergamaschi di Monterosso, si ritrovano per un anno insieme nella stessa squadra, ma poi Beppe inizia a giocare nelle giovanili dell’Alzano Virescit e Mario nella prestigiosa Atalanta.

«Tra tutti i ragazzini ce n’era uno un po’ speciale: era piccolo e moro, un po’ più bravo degli altri, nonostante fisicamente fosse mingherlino».

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