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A volte Dio vuole che tu stia semplicemente zitto

Photographee.eu /Shuttertstock

David Mills - pubblicato il 13/04/16

La verità può confortarti, ma non come può farlo un amico seduto accanto a te

Il mio amico molto malato si è tirato su la manica mentre l’infermiera teneva in mano una siringa con un grosso ago. Odio veramente gli aghi, ma sono rimasto accanto a lui mentre l’infermiera gli infilava l’ago nella parte del braccio che non era già piena di lividi. Mi ha ringraziato mentre lo portavo via dallo studio del medico. “Ho visto che sei rimasto”, ha detto sorridendo. Il mio disagio lo aveva distratto per un attimo.

Il mio è stato un piccolo gesto di amicizia. Niente di straordinario, anche per una persona con la fobia degli aghi, ma per un uomo malato è stato importante che il suo amico gli rimanesse vicino mentre veniva “sforacchiato” per l’ennesima volta.

Woody Allen ha detto che “l’80% del successo è presentarsi”, e stando col mio amico ho verificato quanto la vita cristiana riguardi semplicemente il fatto di essere lì, il che non è una lezione facile da imparare per alcuni di noi.

Il cristianesimo risponde alle nostre domande, sicuramente, ma non sempre con la completezza che desidereremmo. A volte la verità che crediamo con tutto il nostro cuore non ci aiuta a far fronte al dolore. La verità può confortarti, ma non come può farlo un amico seduto accanto a te.

Non contare sulle risposte

Non sto dicendo che le risposte non siano importanti e che chi soffre dovrebbe gettar via la propria copia del Catechismo della Chiesa Cattolica. Dobbiamo conoscere la grande storia per dare un senso alle nostre piccole storie. La Chiesa ci dice che la nostra sofferenza conta e che il mondo ha ancora senso, che è ancora un bel posto, che alla fine tutto concorre al bene. Ci dice che possiamo vivere nella speranza.

Chiunque può dire “Dio ti ama” parlando di chissà quale dio. La gente lo fa. È facile da dire, ma spesso è anche senza senso. Pensi che Dio ti ami ma ti piacerebbe avere una buona risposta quando ti chiedi come possa amarti e tuttavia far soffrire in quel modo te o una persona a cui vuoi bene. Aiuta sapere quello che il vero Dio ha detto sulla vita e sulla morte, anche le tue.

Alcuni di noi – io, per esempio – tendono a pensare che una volta che abbiamo spiegato qualcosa l’abbiamo risolto. Altri vogliono fare qualche altra cosa per risolvere il problema, ma la voglia compulsiva di spiegare è probabilmente comune tra le persone che leggono pubblicazioni come questa.

Non sto dicendo che le risposte non siano importanti, ma che non possiamo fare affidamento sulle idee, per quanto possano essere vere. I nostri amici che soffrono in genere vogliono chiacchierare, o che preghiamo con loro o guardiamo la televisione insieme a loro, o che ci sediamo semplicemente lì senza dire una parola. È difficile che desiderino un’intensa discussione di teodicea.

Un amico mi ha detto di aver parlato con un suo amico che aveva appena perso una persona cara. Ha scritto: “Ho detto al mio amico che tutto ciò che ho per lui sono le banalità sulla provvidenza di Dio, ecc., che sono certo abbia già sentito, altrimenti vado alla cieca. In seguito mi ha detto che ha trovato la nostra conversazione molto utile, ma non so bene come”.

Penso che il so amico abbia trovato la conversazione utile perché non ha detto qualcosa tanto per parlare. Aiuta che qualcuno ci parli in modo realistico, anche se tutto quello che dice è “In realtà non ho niente da dire”. È questo il mondo per stare vicino a un amico.

Oltre le risposte

Stando vicino al mio amico, ho capito meglio quanto la vita cristiana riguardi semplicemente il fatto di stare lì. Abbiamo bisogno delle risposte che fornisce la Chiesa, ma non solo delle risposte. La verità non è tutto ciò che Dio ci dà attraverso la Chiesa. Ci dà se stesso e ci dà l’uno all’altro.

Dio ci ha donato Cristo nel sacramento. È lì con noi, tutto il tempo, in ogni chiesa. Ci ha anche dati l’uno all’altro. Vuole che siamo lì l’uno per l’altro. Il cattolicesimo risponde alle domande più urgenti dell’umanità. È vero, ed è fondamentale da sapere, ma la verità pratica è che a volte non abbiamo bisogno delle risposte in quella forma. I sofferenti hanno bisogno di Gesù nel sacramento, e hanno bisogno di Lui nella sua gente. Portiamo Gesù agli altri semplicemente sedendo con loro, mentre l’infermiera tiene in mano un grosso ago, e a volte questo di per sé risponde a tutte le grandi domande.

David Mills, ex direttore esecutivo di First Things, è senior editor di The Stream, direttore editoriale di Ethika Politika e scrive per numerose pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro è Discovering Mary. Si può seguire su @DavidMillsWrtng.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
sofferenza
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