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Re Abdallah di Giordania finanzia il restauro del Santo Sepolcro

© GALI TIBBON / AFP
Christian Orthodox worshippers hold up candles lit from the 'Holy Fire' as thousands gather in the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem's old city on April 19, 2014 during the 'Holy Fire' ceremony on the eve of the Orthodox Easter. Believers hold that the fire is miraculously sent from heaven to ignite candles held by the Greek Orthodox patriarch in an annual rite dating back to the 4th century that symbolises the resurrection of Jesus. AFP PHOTO/GALI TIBBON / AFP PHOTO / GALI TIBBON
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Un nuovo gesto di vicinanza ai cristiani della casa reale giordana. Ma anche una mossa politica per ribadire le prerogative di Amman su Gerusalemme

di Giorgio Bernardelli

 

«Sua maestà Abdallah II ha inviato una beneficenza reale (makruma) per provvedere – a spese personali di sua maestà – al restauro della tomba di Gesù nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme». Ad annunciarlo è l’agenzia di stampa giordana Petra che cita una lettera ufficiale inviata dalla corte hashemita al patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III. Sarà dunque un Sovrano musulmano che si fregia del titolo di discendente diretto del Profeta Maometto a sostenere le spese del restauro dell’edicola del Santo Sepolcro, il luogo della Sepoltura e della Resurrezione di Gesù a Gerusalemme, da secoli il luogo più venerato dai cristiani di tutto il mondo.

Il restauro era stato annunciato due settimane fa – alla vigilia della Pasqua per il mondo occidentale – dalle tre confessioni cristiane che per ragioni storiche condividono la giurisdizione sulla chiesa più importante di gerusalemme: i greco-ortodossi, i latini (rappresentati dai Francescani della Custodia di Terra Santa) e gli armeni. Il restauro è necessario per via del degrado della struttura, dovuto all’alterazione progressiva delle malte creata dall’umidità causata dal respiro delle migliaia di pellegrini e dal fumo delle candele. C’è già uno studio e un progetto ben preciso per l’intervento elaborato dalla National Technical University di Atene sul quale c’è l’accordo di tutte le parti: i lavori dovrebbero durare otto mesi e concludersi all’inizio del 2017. Fino a ieri, però, si parlava di un intervento che sarebbe stato finanziato dalle tre confessioni, da contributi pubblici erogati dal governo greco e da benefattori privati.

L’annuncio giunto da Amman cambia ora le carte in tavola ed è stato subito salutato con grande favore dal patriarca Teofilo III, che guida la più folta tra le comunità cristiane della Terra Santa. «Sua Maestà re Abdallah incarna nei fatti, e non solo a parole, la convivenza tra musulmani e cristiani in tutto il mondo e in particolare in Terra Santa», ha dichiarato ancora all’agenzia Petra commentando la donazione. «Il ruolo svolto dalla Giordania nella protezione della presenza dei cristiani in Terra Santa è chiaro e innegabile – continua il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme – Re Abdallah sta guidando gli sforzi di tutti i giordani nel seminare i semi dell’amore e della fratellanza tra musulmani e cristiani in questa era in cui guerre settarie stanno bruciando intere nazioni, come tutti possiamo vedere».

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