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Dibattito sulla Amoris Laetitia: chi è a favore e chi è contro

Pixabay.com/Public Domain

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 12/04/16

Per il priore di Bose, Enzo Bianchi, il testo è un cambiamento, ma non di dottrina, quanto di metodo. Prima di tutto l’ascolto, il confronto – in spirito di fraterna parresia – e poi l’elaborazione, la sintesi, la traduzione in un testo che tenga conto di tutti i punti di vista:

In quest’aria nuova, che si arricchisce di contributi provenienti dall’intera cattolicità, due convinzioni evangeliche sembrano orientare l’intera riflessione: il primo è che non ci sono cristiani “irregolari” e cristiani cosiddetti “giusti”, ma che tutti sono chiamati costantemente a convertirsi e a ritornare al loro Signore. L’altro è che “nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!” (§ 297). Ecco il cuore ardente che dovrebbe irrorare tutte le considerazioni di fronte all’avventura del matrimonio, alla realtà non sempre riuscita delle storie d’amore e della vita familiare e, più in generale, della vita umana e cristiana: “la logica del Vangelo”. Le diverse situazioni, le singole persone, le stagioni culturali e i segni dei tempi, le sofferenze e gli errori, le fatiche e le incomprensioni, ma anche gli slanci generosi e la paziente fedeltà quotidiana, tutto dovrebbe essere riletto secondo “la logica del Vangelo” (La Stampa, 9 aprile).

Che sottolinea:

«Mai, in nessun documento magisteriale, si era giunti ad evidenziare in modo così chiaro il ruolo della coscienza, una coscienza formata, che sa ascoltare la Parola di Dio e i fratelli, ma una coscienza che è istanza centrale e ultima, patrimonio di ciascuno come luogo della verità cercata sinceramente»

Per i suoi detrattori, questa affermazione è già macchiata di gnosticismo e per il blog “Chiesa e Postconcilio (che riporta l’opinione dello scrittore cattolico Danilo Quinto) il testo bergogliano è intriso di questa eresia che risale ai primi secoli del cristianesimo e che nell’interpretazione di Karl Rahner trova la sua sistematizzazione teologica nel XX secolo:

è l’uomo che delimita, nella sua domanda, la risposta divina e diviene la stessa misura della Rivelazione di Dio. Per Rahner, l’uomo è innanzitutto coscienza, puro spirito, immerso nel mondo. Il conoscere fonda l’essere, ma la conoscenza ha il suo fondamento nella libertà, perché «nella misura in cui un essere diventa libero, nella medesima misura esso è conoscente» (11 aprile).

E sulla linea della rottura della dottrina cattolica da parte di Papa Francesco – o al più di pericolosa ambiguità – è anche lo storico Roberto De Mattei su Radio Spada:

Tutti aspettavano la risposta a una domanda di fondo: coloro che, dopo un primo matrimonio, si risposano civilmente, possono accostarsi al sacramento dell’Eucarestia? A questa domanda la Chiesa ha sempre risposto categoricamente di no. I divorziati risposati non possono ricevere la comunione perché la loro condizione di vita contraddice oggettivamente la verità naturale e cristiana sul matrimonio significata e attuata dall’Eucaristia (Familiaris Consortio, § 84).La risposta dell’Esortazione postsinodale è invece: in linea generale no, ma «in certi casi» sì (§305, nota 351). I divorziati risposati infatti devono essere «integrati» e non esclusi (§299). La loro integrazione «può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate» (§ 299), senza escludere la disciplina sacramentale (§ 336).Il dato di fatto è questo: la proibizione di accostarsi alla comunione per i divorziati risposati non è più assoluta. Il Papa non autorizza, come regola generale, la comunione ai divorziati, ma neanche la proibisce (10 aprile)

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Tags:
amoris laetitiacristianesimo progressistatradizionalismo
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