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Dibattito sulla Amoris Laetitia: chi è a favore e chi è contro

Pixabay.com/Public Domain

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 12/04/16

...alcune opinioni a confronto. E voi cosa pensate? L'avete già finita di leggere?

L’Esortazione apostolica post sinodale “Amoris Laetitia” è uscita venerdì, noi di Aleteiaabbiamo dedicato ad essa una serie di approfondimenti per iniziare a scavare dentro ad un testo molto denso e lungo quasi trecento pagine cercando di dare una prima – seppur parziale – lettura di questo testo di Papa Francesco. Ma come è stato accolto, in generale, dai commentatori cattolici italiani, questa esortazione? Qui una breve rassegna tra “entusiasti” e “critici”, più o meno apocalittici. A ciascuno di voi lettori, il compito della sintesi tra qualche “innovazione” e la continuità nel Magistero della Chiesa…

LEGGI ANCHE:I temi caldi della “Amoris Laetitia” che faranno sicuramente discutere

Per il giornalista Marco Tosatti, osservatore di lungo corso delle cose ecclesiali e blogger di Vatican Insider, il testo di Bergoglio non contiene nessuna reale rottura:

Sui temi scottanti che hanno appassionato giornali e monsignori negli ultimi due Sinodi, quello del 2014 e quello del 2015, abbiamo l’impressione che l’imponente e dettagliatissima esortazione post-sinodale abbia in buona sostanza lasciato le cose come stavano prima del clamore della battaglia.

Non così “tranquillizzato” è il giudizio dello storico della Scuola di Bologna, Alberto Melloni, studioso del Concilio Vaticano II e dunque profondo estimatore di Bergoglio, che su Repubblica avverte che una rivoluzione c’è, ed è nel linguaggio e nel punto di vista:

Per spostare l’asse attorno al quale ruotava da cinque secoli la storia del matrimonio bisognava ripensare una parola: “amore”. La parola con cui inizia l’esortazione post-sinodale di papa Francesco da ieri affidata ai suoi tre destinatari: il tempo, i vescovi e le chiese locali che entrano così in uno stato sinodale. “Amoris Laetitia”, partendo da una lettura biblica profonda, non evade i temi su cui la chiesa era attesa al varco: la comunione dei divorziati risposati, la dignità delle persone omosessuali, la visione della sessualità. Sul primo punto Francesco difende la propria posizione nella cruciale nota 336. La chiesa di Bergoglio non s’affida a un divieto o a un permesso, ma al discernimento: col quale si può capire quando in una situazione «particolare, non c’è colpa grave». Le coppie “cosiddette irregolari” (quel “cosiddette” vale tutta l’esortazione…) cessano di essere un “caso”, e diventano i destinatari dell’eucarestia, che non è l’onorificenza dei presuntuosi, ma “l’alimento dei deboli”. Francesco non offre una “apertura” paternalistica: dice a quei preti che hanno comunicato i divorziati risposati sapendo cosa facevano che non hanno agito contro la norma, ma secondo il vangelo. E riconsegna ai vescovi la loro funzione di giudici: non devolvere loro una grana, ma riconosce che nella funzione di “pastore e capo della sua chiesa” del vescovo c’è la grazia necessaria ad ascoltare, accogliere, perdonare e insegnare a perdonare (9 aprile).

E che sembra quasi rispondere all’incipit di Tosatti:

Sbaglierebbe, però, chi pensasse che “Amoris Laetitia” si riduca all’ultimo rigore di un derby fra rigoristi e possibilisti finito in parità ai tempi supplementari, e tirato dal papa a porta vuota. L’atto ha qualcosa di epocale proprio perché sposta l’asse del discorso sul coniugio, che dal concilio di Trento in qua era chiuso in una gabbia giuridico- filosofica strettissima. Talmente solida che perfino la secolarizzazione aveva inventato un “matrimonio civile” prigioniero degli stessi paradigmi del matrimonio tridentino: autorità, norma e fini di ordine sociale e di procreazione che placavano la forza eversiva del desiderio.

LEGGI ANCHE: Coscienza, discernimento, famiglie irregolari: il linguaggio di Amoris Laetitia

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Tags:
amoris laetitiacristianesimo progressistatradizionalismo
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