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“Molti finiscono per suicidarsi”: la storia oscura dell’intervento di “cambiamento di sesso”

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La verità nuda e cruda, dall’inizio

Ihlenfeld ha lavorato con Benjamin per sei anni e ha somministrato ormoni sessuali a 500 transessuali. Ihlenfeld ha lasciato Benjamin scioccato annunciando pubblicamente che l’80% delle persone che volevano cambiare sesso non avrebbe dovuto farlo. “C’è grande infelicità nelle persone che si sono sottoposte all’intervento”, ha detto. “Molte di loro finiscono per uccidersi”. Ihlenfeld ha smesso di somministrare ormoni a pazienti che soffrivano di disforia sessuale, ha cambiato specializzazione ed è diventato psichiatra per offrire a questi pazienti il tipo di aiuto di cui credeva avessero realmente bisogno.

Per via dello studio realizzato all’Università Johns Hopkins, della chiusura della loro clinica principale e dell’allerta di Ihlenfeld, i difensori dell’intervento di cambiamento di sesso avevano bisogno di una nuova strategia. Benjamin e Money hanno cercato un loro amico, Paul Walker, un attivista omosessuale e transgender che sapevano che condivideva la loro “passione” per la somministrazione di ormoni e la chirurgia. Sotto la direzione di Walker, si è formato un comitato per delineare gli standard di trattamento per i transgender che promuovessero l’agenda dei tre. Il comitato includeva uno psichiatra, un attivista della pedofilia, due chirurghi plastici e un urologo, e tutti avrebbero avuto benefici finanziari per il fatto di mantenere disponibile l’intervento di cambiamento di sesso a tutti coloro che volessero sottoporvisi. “Gli Standard Internazionali del Trattamento Harry Benjamin” sono stati pubblicati nel 1979 e hanno dato nuova vita all’intervento di cambiamento di sesso.

La mia esperienza con il dottor Walker

Io stesso ho sofferto abbastanza per scendere a patti con il mio sesso. Nel 1981 ho cercato il dottor Walker, l’uomo che aveva scritto gli “Standard di Trattamento”, per chiedergli aiuto. Walker ha detto che soffrivo di disforia sessuale. Appena due anni dopo che sia lo studio della Johns Hopkins che le dichiarazioni pubbliche di Ihlenfeld avevano richiamato l’attenzione sull’elevato rischio di suicidio associato al cambiamento di sesso, Walker, pur essendo pienamente a conoscenza dei due resoconti, ha firmato il documento che approvava che prendessi ormoni e mi sottoponessi all’intervento.

Sotto il suo orientamento mi sono sottoposto all’intervento di cambiamento di sesso e ho vissuto per otto anni come Laura Jensen. Alla fine ho avuto il coraggio di ammettere che l’intervento non aveva risolto nulla – aveva solo coperto ed esacerbato problemi psicologici più profondi. A circondare l’intervento di cambiamento di sesso sono state la delusione e la mancanza di trasparenza per le quali sono passato dagli anni Ottanta ad oggi. Per il bene di chi lotta contro la disforia sessuale non posso restare in silenzio.

È intellettualmente disonesto ignorare che l’intervento non è mai stato una procedura medica necessaria per trattare la disforia sessale e che l’uso di ormoni sessuali può essere pregiudizievole. Gli attivisti transgender di oggi, discendenti di Kinsey, Benjamin e John Money, tengono viva la pratica medicamente superflua dell’intervento di cambiamento di sesso attraverso il controllo del flusso di informazioni pubbliche e mettendo a tacere le ricerche e le storie personali che parlano di pentimento, infelicità e suicidio sperimentati da chi si è sottoposto a questo intervento. I risultati negativi sono riconosciuti solo come modo per incolpare la società di transfobia.

I clienti transgender che si pentono di aver preso quella via spesso vengono assaliti da vergogna e rimorso. In un mondo di attivismo pro-transgender, chi si pente della propria decisione ha pochi posti a cui ricorrere. Nel mio caso, ci sono voluti anni per avere il coraggio di parlare di pentimento.

Vorrei solo che il dottor Walker fosse stato costretto a parlarmi dei due resoconti quando l’ho consultato: lo studio dell’Università Johns Hopkins che dimostrava che l’intervento non alleviava i problemi psicologici gravi e l’osservazione di Ihlenfeld sulla permanente infelicità dei transgender e sull’alto tasso di suicidio dopo l’utilizzo di ormoni e la realizzazione dell’intervento.

Forse queste informazioni non mi avrebbero impedito di prendere quella decisione disastrosa, ma almeno sarei stato consapevole dei rischi e del dolore che mi aspettavano.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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