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Coscienza, discernimento, famiglie irregolari: il linguaggio di Amoris Laetitia

© Antoine Mekary / ALETEIA
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Padre Spadaro (La Civiltà Cattolica) approfondisce alcune parole chiave dell’esortazione apostolica

Un documento ricco di sollecitazioni da studiare con calma e nel tempo. L’esortazione apostolica Amoris Laetitia, appena pubblicata, con i suoi 9 capitoli, suddivisi in 325 numeri, corredati da 391 note, con riferimenti alla dottrina, ai documenti pontifici di almeno 5 predecessori di papa Francesco, ai Padri della Chiesa, ai teologi medievali e moderni, al Concilio Vaticano II e anche ad autori contemporanei come Jorge Luis Borges, Octavio Paz, Mario Benedetti e Martin Luther King, richiederà – non fosse altro che per l’intensità dei rimandi – ripetute letture e approfondimenti a livello personale, di gruppo, parrocchiale. Tuttavia, Amoris laetitia, come ha sottolineato nella presentazione alla stampa mondiale l’arcivescovo di Vienna, cardinale Cristoph Schönborn, “è in primo luogo un avvenimento linguistico”. “Qualcosa è cambiato nel discorso ecclesiale” ha aggiunto il cardinale, evidenziando un “tono più ricco di stima” verso le diverse situazioni di vita” che esprime un “profondo rispetto di fronte a ogni uomo”. Aleteia ne ha parlato con p. Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà cattolica”, scrittore ed esperto di comunicazione digitale.

E’ d’accordo sulla definizione di “avvenimento linguistico” per Amoris laetitia?

 Spadaro: E’ vero: questa esortazione segna un cambio di linguaggio, peraltro già iniziata con l’esortazione Evangelii Gaudium e in generale con il magistero di papa Francesco. Il linguaggio che usa Bergoglio è quello che un padre o una madre di famiglia può portare a casa alla fine di una giornata. Né dottrinale, né astratto né idealistico: un linguaggio che tutti possono comprendere. Permeato della dottrina e del Vangelo, ma declinato in maniera ordinaria, normale. Colpisce soprattutto una comprensione profonda delle dinamiche psicologiche della vita di coppia, dei sentimenti, delle passioni, dell’erotismo e tutto viene chiamato esattamente con il suo nome proprio.

Per quale scopo?

Spadaro: Perché il messaggio del Vangelo deve essere comprensibile da tutti. C’è quasi una mimèsi, il tentativo di avvicinare il linguaggio della Chiesa al linguaggio “materno”, comprensibile. Gli argomenti trattati dal papa sono spesso complessi e non sempre facili da affrontare: eppure lui cerca di fare questa operazione in maniera trasparente, facendo appello ovviamente all’amore, perché è un’esortazione non sulla dottrina, ma sulla gioia e l’amore familiare, e toccando quei punti che l’esperienza quotidiana delle persone conosce. Non è un messaggio rivolto ai teorici, ma un messaggio rivolto ai cristiani. Anzi, potremmo dire che, tenendo conto del tono e del linguaggio di Francesco, è un messaggio rivolto a tutti, a chi vuole ascoltare, a chi vuole riflettere sulla vita di famiglia. C’è un bel trattatello interno sulle passioni che rappresenta un approccio diverso rispetto al solito: ricorda i “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, estremamente fenomenologico che dice, appunto, la conoscenza per esperienza o per rapporto pastorale. Qui si vede che papa Francesco è un pastore.

Prendiamo ad esempio qualche parola, a volte forse un po’ messe in disparte dalla prassi e dal linguaggio della Chiesa: coscienza.

 Spadaro: Coscienza è la parola chiave di questo documento. Ci si rende conto che non è possibile considerarla un’appendice, né basta semplicemente parlare di “coscienza formata” in termini astratti. Bisogna parlare della coscienza così come le persone la vivono e la esperimentano perché è quel sacrario, il luogo dove Dio parla con la persona e la persona con Dio. Coscienza è fondamentale. Non si può più racchiudere in una norma generale, valida per tutti, sempre e in ogni caso, quella che è l’esperienza concreta della persona che la vive.

Un’altra parola: discernimento…

 Spadaro: E’ una parola strettamente legata a “coscienza”. Il discernimento è cercare e trovare la volontà di Dio nella propria vita. Non in astratto, nella vita concreta. Una persona può essere pienamente consapevole della norma che la Chiesa propone, ma può vivere la situazione esistenziale di non farcela; voler tendere a una perfezione, ma di non essere in grado di esprimerla. Il discernimento non è mai astratto, ma si radica nella situazione che la persona radicalmente vive.

Ancora: con questa esortazione, sempre secondo il cardinale Schönborn, si è superata l’artificiosa distinzione tra famiglie “regolari” e “irregolari”…

Spadaro: E’ singolare che il documento non parli di situazioni “irregolari”, ma di situazioni “cosiddette irregolari”. Come a dire che questa distinzione netta, categorica, tra il regolare e l’irregolare è da superare. In fondo questa è la posizione espressa anche da san Paolo che insegna che il Signore ci ha rinchiusi tutti nel peccato per offrire misericordia a tutti. Le distinzioni troppo rigide, meccaniche, automatiche, che fanno sentire “giusti” e “a posto” alcuni e “ingiusti” e in situazioni non adeguate altri, forse va superata radicalmente. Le situazioni vissute dalle persone vanno guardate da un punto di vista differente.

Lei è un esperto di comunicazione: premesso tutto questo, come pensa che verrà recepita l’esortazione? Cosa colpirà di più?

Spadaro: Penso che in questa esortazione apostolica ci sia un cambio di prospettiva e di atteggiamento. Un cambio che provocherà senza dubbio degli effetti al di là delle questioni trattate direttamente nel documento. Potremmo sintetizzarlo così: c’è una comprensione radicalmente pastorale della dottrina. La dottrina non esprime il suo significato se non è rivolta alla “salus animarum” come si esprime il codice di diritto canonico, cioè la salvezza delle anime. Questo avrà un effetto nella percezione ecclesiale del magistero. L’esortazione rappresenta una tappa all’interno di un cammino più ampio della Chiesa.

E fuori dall’ambito ecclesiale quale impatto avrà?

Spadaro: Bisogna vedere. Si percepisce di certo come la Chiesa stia sempre di più radicalizzando il suo rapporto dinamico con la storia e con la vita delle persone. Nel Concilio Vaticano II il rapporto tra la chiesa e la storia è un tema molto dibattuto e molto dinamico. Alcuni lo intendono in maniera conflittiva: il mondo contro la Chiesa e la Chiesa contro il mondo. Papa Francesco sta insistendo molto su un’apertura cordiale che afferma con chiarezza la verità, ma allo stesso tempo tende sempre la mano, non considerando mai nessuna situazione umana come irreparabile e come definitivamente persa. Questo è un grande messaggio al mondo anche di carattere politico: nessuna situazione di tipo personale, umano, politico, geo-politico, può essere considerata come perduta per sempre. Mai.

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