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Una Chiesa aperta a separati e divorziati

Life and Family Lucys Amazing Destiny Lousia Stickelbruck – it

Lousia Stickelbruck

Credere - pubblicato il 07/04/16

Cosa è e come funziona la pastorale per le “famiglie ferite”?

di Stefania Culurgioni

Ci sono famiglie dal cuore ferito. Famiglie la cui unione si è incrinata o del tutto infranta, perché i sentieri dello stare insieme sono a volte tortuosi, le dinamiche di una coppia seguono traiettorie che non sempre si possono governare e infine perché, per i mille e imprevedibili motivi che ci consegna il mistero della vita, i momenti bui arrivano e basta, sordi e dolorosi come tonfi di pietra nel cuore.

Eppure «tutti, tutti quanti siete famiglie degne di rispetto, di affetto! Tutti avete qualcosa di bello da trasmetterci», diceva il cardinale Dionigi Tettamanzi nel 2008. E fu proprio per loro che l’allora arcivescovo di Milano inventò un servizio speciale: una pastorale per le famiglie separate e divorziate, quei nuclei cioè che più degli altri hanno il bisogno di sentirsi parte di una Chiesa «capace dell’abbraccio del Padre misericordioso», come ha detto papa Francesco.

LA COPPIA CHE AIUTA LE COPPIE

A Milano, una coppia di coniugi ha deciso da sette anni di dedicarsi proprio a questo servizio, mettendo la loro lunga esperienza a disposizione di quelle coppie, o ex coppie, che stanno attraversando un momento delicato e però vorrebbero sentirsi accolti dalla Chiesa come tutti gli altri.

Si chiamano Francesco e Anna Caporali, hanno 62 e 58 anni, e frequentano la parrocchia di San Gregorio Magno. Francesco ha lavorato in banca e ora è pensionato, Anna è maestra elementare ed è tuttora in servizio. «Una coppia modello? Neanche per sogno!», dicono i coniugi, che accompagnano una trentina di persone, incontrandosi una volta al mese. «Siamo sposati da 37 anni, il nostro è un lungo percorso e non nascondiamo sia stato anche faticoso. Abbiamo avuto i nostri momenti bui, come quando morì un carissimo familiare e per un po’ non riuscimmo più a ritrovare le nostre certezze di fede, ma poi li abbiamo superati. Il motivo? Abbiamo sempre cercato di fondare la nostra famiglia sulla roccia». La roccia è Gesù, i suoi insegnamenti nel Vangelo. Cose che si possono applicare nella vita di tutti i giorni.

SULLE ORME DI OSEA

Il Servizio diocesano per separati e divorziati si chiama Akor ed è guidato da Biagio e Marina Savarè, responsabili di 25 realtà distribuite in tutta la diocesi, che coinvolgono circa mille persone.


Il nome Akor viene dal profeta Osea, che disse: «Trasformerò la valle di Akor in porta di speranza». Osea ebbe una triste vicenda matrimoniale: fu abbandonato dalla moglie e fu un immenso dolore, ma continuò ad amarla, la perdonò, tornarono insieme. Akor è una valle che si apre improvvisamente dopo il deserto: la sabbia svanisce, appare una terra fertile e vitale, è il simbolo di una speranza ritrovata.

L’intento della pastorale non è necessariamente far tornare le coppie insieme, «ma far ritrovare, in chi la frequenta, qualunque sia la sua situazione, un più sereno inserimento nella propria comunità parrocchiale lasciando dietro di sé pregiudizi e maldicenze», chiarisce Francesco Caporali. «Poi, certo, abbiamo anche avuto casi di coppie in crisi che hanno ritrovato un equilibrio». E poi, c’è la delicata questione dei divorziati risposati e della Comunione: «È un problema sentito, confidiamo però che dal Sinodo emergano nuovi percorsi di accoglienza».

SACRAMENTI – IL MATRIMONIO

Secondo il Codice di diritto canonico il Matrimonio è «il patto con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole». Il Matrimonio è indissolubile e solo in alcuni casi può essere considerato nullo. Ad oggi i divorziati risposati non possono ricevere l’assoluzione dai peccati, né la Comunione, ché esercitare alcune responsabilità ecclesiali.

Tags:
divorziati risposati
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