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Stile di vita

Amore e desiderio secondo Wojtyla

© Alessia Pierdomenico / Shutterstock

Vatican Insider - pubblicato il 06/04/16

2 testi inediti di Karol quando non era ancora Papa che sviluppano un approccio antropologico, teologico e pedagogico al« sentimento» umano

di Karol Wojtyla

Ecco, parlando ai giovani dell’amore, perché voglio rimanere sempre su questa posizione, di uno che insegna, uno di voi, che insegna non solo nel momento in cui tiene una conferenza ma insegna continuamente pensando a queste cose, parlando di queste situazioni, ascoltando le dichiarazioni su queste cose; ecco, parlando ai giovani dell’amore, dobbiamo avere noi stessi la profonda coscienza di questo stato della natura dell’uomo, che, come ci insegna la teologia tradizionale,

è contemporaneamente status naturae creatae et lapsae [stato di natura creata e decaduta]. In questo stato l’uomo si trova di fatto dopo il peccato originale.

Chiaramente, nella nostra coscienza pastorale, dobbiamo evitare il pessimismo eccessivo. Sappiamo bene che la natura umana non è stata distrutta, devastata, è

stata solo corrotta, disturbata. E questo si manifesta in ciò che ognuno di noi sente: ognuno dei nostri giovani, venendo ad ascoltare le nostre conferenze, venendo a confessarsi o a parlare con noi, lo porta con sé. Questo si rivela soprattutto nel fatto che ognuno di noi, ogni uomo, si trova qui in una certa tensione nel desiderio di raggiungere un certo ideale autentico, verso una vera comunione interpersonale. Certo, comunione attraverso il corpo e il sesso. Questo avviene attraverso l’idea del Creatore: lo stato di naturae creatae.

Contemporaneamente anche con il pericolo di una radicale distorsione propria di questo campo. San Tommaso, seguendo la tradizione dell’insegnamento millenario della Chiesa, ha affermato che la distorsione in questo campo è molto evidente e probabilmente maggiore che in altri campi. Chiaramente, se lo accettiamo, se questo corrisponde anche alla nostra esperienza, se si riflette in essa, contemporaneamente non possiamo assolutamente spostare le frontiere della comprensione di questo fatto sul terreno del manicheismo.

La posizione che voglio presentare qui non ha nulla a che fare con il manicheismo, perché il manicheismo è prima di tutto un’essenziale confusione di valori. Si tratta in un certo senso di mettere in questione sin dall’inizio l’opera stessa della Creazione perché vede il male nel corpo e il male nel sesso. Ed è anche un mettere in discussione l’intera opera della Redenzione nel senso che la interpreta male. È la stessa cosa.

L’insegnamento sull’amore basato sulla piena coscienza nell’ordine della Creazione, la coscienza piena di questo stato di naturae creatae et lapsae, va legato in tutte le sue conseguenze alla verità sulla Redenzione. Direi piuttosto che va fondato su di essa. Invece nel lavoro pastorale, nell’educazione bisogna fare uso a

piene mani di questa realtà redenta. L’uomo trova anche l’amore non solo nello stato di naturae lapsae, ma nello stato di naturae redemptae [natura redenta].

Cosa significa, cari confratelli, non solo nell’ordine della astrazione teologica ma nel concreto della vita umana? (anche questa astrazione teologica ci è necessaria;

essa ci aiuta a comprendere la completezza della vita umana ed a formarla). Cosa significa? Significa che l’amore umano si trova in stato di naturae redemptae, significa che nelle persone che sono oggetto di questo amore: nell’uomo, nella donna, in lui, in lei, nel ragazzo come nella ragazza, e chiaramente prima di tutto nella nostra ottica pastorale, questo amore deve essere accettato. Deve essere accettato perché, come ha ricordato il Concilio, l’opera della Redenzione comprende l’intera opera della Creazione. Ma la interpreta come un nuovo inizio, attraverso le cadute, il peccato e le sue conseguenze. Per questo anche nella nostra pratica pastorale e nella vita, nell’autoeducazione di queste persone alle quali è indirizzata la nostra pastorale, bisogna parlare di questo amore non come una realtà bell’e pronta, subito matura, ma come un certo compito, una fatica da intraprendere.

——–

* Arcivescovo di Cracovia, 1920 – 2005, futuro Papa (dal 1978) Santo (nel 2014)

Brano tratto da «Amore e desiderio», di Karol Wojtyla, a cura di Giuseppe Mari (Editrice La Scuola)

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QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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