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Viaggio lampo del Papa nell’isola di Lesbo per i profughi

ROBERT ATANASOVSKI / AFP
Macedonian police officers control a crowd of migrants and refugees as they prepare to enter a camp after crossing the Greek border into Macedonia near Gevgelija on October 8, 2015. Macedonia is a key transit country in the Balkans migration route into the EU, with thousands of asylum seekers and migrants - many of them from Syria, Afghanistan, Iraq and Somalia - entering the country every day. AFP PHOTO / ROBERT ATANASOVSKI
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Venerdì 15 aprile Bergoglio volerà in uno dei luoghi simbolo del dramma dei rifugiati. A riceverlo ci sarà Bartolomeo I

di Gianni Valente

Dopo Lampedusa, Papa Francesco torna nel cuore del Mediterraneo, per andare incontro alle rotte della marea di uomini, donne e bambini che dal Medio Oriente cercano attraverso la Grecia di arrivare in Europa. Venerdì 15 aprile, con un viaggio-lampo predisposto con una preparazione altrettanto fulminea, il Vescovo di Roma volerà fino all’isola greca di Lesbo, divenuta negli ultimi mesi l’approdo obbligato per migliaia di profughi in fuga dal Medio Oriente impazzito di guerre e settarismi. Oggi la notizia è trapelata dal Sinodo della Chiesa ortodossa greca.

A ricevere il Papa sull’isola greca ci sarà, oltre all’Arcivescovo di Atene Ieronimos II, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Con loro, il presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos, e il primo ministro Alexis Tsipras.

LEGGI ANCHE: Il monito di Papa Francesco contro l’austerity in Grecia

La cifra del viaggio papale, che può essere iscritta tra le «trasferte mensili» in luoghi della sofferenza che Papa Francesco ha deciso di realizzare una volta al mese durante l’Anno santo della Misericordia, è ovviamente connessa alla tragedia dei migranti che cercano di attraversare il Mare Nostrum per raggiungere l’Europa. La stessa Europa, che dopo anni a disquisire delle proprie radici cristiane, alza muri e reticolati per non farli passare, e li rimanda in Turchia pagando a Erdogan il prezzo dovuto per rassicurare la propria cattiva coscienza.

Lo scorso 28 febbraio, alla fine dell’Angelus, Papa Francesco aveva rivolto le sue preghiere al «dramma dei profughi che fuggono da guerre e altre situazioni disumane» ricordando «In particolare, la Grecia e gli altri Paesi che sono in prima linea» e «stanno prestando a essi un generoso soccorso, che necessita della collaborazione di tutte le nazioni. Una risposta corale» aveva aggiunto il Successore di Pietro «può essere efficace e distribuire equamente i pesi. Per questo occorre puntare con decisione e senza riserve sui negoziati».

LEGGI ANCHE: La CEI si mobilita per accogliere i profughi

 

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