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7 raccomandazioni pratiche perché tutto nella tua vita sia una preghiera

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© Kieferpix/Shutterstock

Fray Nelson Medina - pubblicato il 05/04/16

Prima occorre avere un'esperienza viva, frequente, abituale e gioiosa senza romanticismo di ciò che significa pregare

Come far sì che tutto quello che fai si trasformi in preghiera?

Risponde fra’ Nelson Medina:

Fai bene a chiederlo, perché l’apostolo Paolo ci esorta dicendo “Pregate incessantemente” (1 Tessalonicesi 5,17).

Ecco alcune raccomandazioni pratiche che fungono da risposta:

1. Vivere in grazia di Dio

Il primo modo per stare in comunione con Dio è anche la prima ragione per cui gli siamo grati, ovvero perché accogliamo in modo vivo e grato il dono del suo amore e della sua redenzione, il che in termini brevi e semplici si dice “Stare in grazia di Dio” – grazia rinnovata con la partecipazione ai sacramenti e singolarmente all’Eucaristia, possibilmente ogni giorno.

2. Avere un ritmo di preghiera propriamente detto

Prima di cercare di far sì che “tutto” sia preghiera, bisogna avere un’esperienza viva, frequente, abituale e gioiosa senza romanticismo di ciò che significa pregare. Oltre all’Eucaristia quotidiana, se è possibile, è bene avere dei ritmi propri di preghiera, ad esempio attraverso la Liturgia delle Ore, il Santo Rosario, la Coroncina della Misericordia o pratiche simili.

3. Offrire la giornata a Dio, fin dal suo inizio

Il Signore ha voluto che fossimo liberi e non ruba ciò che non vogliamo dargli. Un cuore pieno di fede e gratitudine ha l’intenzione quotidiana, anche rinnovata nel corso della giornata, di offrire sia i successi che le difficoltà. Come guadagno aggiuntivo, questo tipo di esercizio aiuta ad educare il nostro carattere e a maturare a livello emotivo e spirituale.

4. Utilizzare giaculatorie

Le giaculatorie sono brevi invocazioni che richiedono un secondo o due e ci ricordano le buone intenzioni della nostra offerta quotidiana e delle altre intenzioni. Una delle giaculatorie più comuni è “Per il tuo amore, Gesù!” – molto utile nei momenti di difficoltà.

5. Non dimenticare di completare la giornata con un esame di coscienza

Non dev’essere esaustivo, ma completo sì. Ci aiuta a migliorare i propositi e a imparare a usare meglio le opportunità di unione con Dio.

6. Ricordare spesso i santi che ci sono affettivamente più vicini

Come loro sono “amici forti di Dio”, secondo l’espressione di Santa Teresa di Gesù, sono anche forti amici della nostra santificazione. Il loro esempio, il modo in cui hanno risposto alle proprie sfide, le parole e gli insegnamenti che hanno lasciato sono elementi preziosi che possiamo integrare nella nostra personalità e nel nostro cammino di fede.

7. “Ecco, io mando un angelo davanti a te”, ha detto Dio a Mosè riferendosi al cammino di tutto il popolo.

Dio non ci ha abbandonato, e i suoi angeli custodi sono potenti alleati, non solo per riscattarci da difficoltà materiali o da incidenti fisici, ma soprattutto alleati nell’opera sublime dell’anticipazione nella nostra conversione e santificazione.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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