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L’Annunciazione è il motivo per cui non potrei mai non essere cattolica

dominio pubblico

Elizabeth Scalia - pubblicato il 04/04/16

Come la nostra prospettiva è rivolta a Cristo, e al paradiso

L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

In genere la Chiesa cattolica festeggia la commemorazione dell’Annunciazione del Signore il 25 marzo – esattamente nove mesi prima della nascita di Gesù a dicembre. Quest’anno, visto che il Venerdì Santo è caduto proprio in quella data, il ricordo dell’Annunciazione è stato spostato al 4 aprile (il primo giorno dopo l’Ottava di Pasqua).

Perché è importante? Perché non andare semplicemente avanti con il calendario piuttosto che fermare le cose per ricordare insistentemente questo momento singolare – che molti cristiani non cattolici considerano a malapena, tranne, forse, nel periodo che precede il Natale?

Perché questo momento contiene la prima e più importante lezione del cristianesimo – quella intorno alla quale ruota qualsiasi altra lezione: la nostra salvezza dipende dal nostro consenso ad essere salvati, ed è un consenso che dev’essere dato continuamente. Come l’intenzione di Dio – la sua Parola d’assenso – era necessaria per la creazione e per l’espansione dell’universo, così il “Sì” di Maria era necessario alla salvezza dell’universo stesso.

Dio ha detto “Sia…”, e da lì è derivata la luce. All’Annunciazione è stata la creatura creata a pronunciare la Parola. “Sì”, ha detto Maria, “Sia…”, e da lì è derivata la luce del mondo.

Ecco l’ancella del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola.

“Sì”; “Sia” – sono parole che permettono la vita anziché rifiutarla. La creazione e il sostentamento derivano dall’assenso positivo, dall’affermazione.

“Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi”, ha scritto Sant’Agostino in uno dei suoi sermoni, e l’Annunciazione lo dimostra.

Nel giorno in cui ricordiamo l’Annunciazione in modo speciale, la Chiesa ci mette costantemente davanti questa grande verità e questo mistero sempre istruttivo raccomandando la recita quotidiana dell’Angelus, le cui parole ci riportano continuamente all’inizio, a quella prima lezione, per istruirci in modo permanente – il promemoria del fatto che ogni “Sì” ci mantiene su una via di cui Dio è la guida. E poi questo fa qualcos’altro. Ci immerge in un mistero imponderabile ma in cui è sempre bello affondare:

E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ricordare ogni giorno l’incarnazione è anche ricordare la passione e la morte di Gesù Cristo, ogni giorno, il che è anche ricordare che non c’è nulla che soffriamo nella vita a cui Dio non abbia acconsentito di soffrire per puro amore nei nostri confronti, nel suo “folle eros della croce”. È infine ricordare che questo amore, questo consenso, questo “Sì”, ha conquistato tutti, il che vuol dire che siamo – con ogni resa, con ogni nostro “Sì” – resi continuamente liberi, in Cristo.

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