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Così Facebook può aiutarci a vivere meglio la Comunione

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L'esperto: la dimensione comunitaria ricorda l'Eucaristia. Ma non sostituirà la fisicità

E’ possibile “trasferire” i Sacramenti, o una parte di essi, sui social network? E’ possibile ricevere il battesimo (in età adulta ovviamente), la cresima, l’eucaristia, attraverso Facebook, Twitter o Instagram?

Poiché i Social sono ormai parte integrante della vita e delle giornate di molti di noi, molti si interrogano se sia possibile confessarsi su Internet o scaricando una app.

UN RISCONTRO SOCIALE

«Nei nuovi media c’è una dimensione sociale, comunitaria e questo è un dato fuori discussione», premette ad Aleteia il professore Andrea Grillo, docente di Teologia (sacramentaria e liturgica) presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma. «La riflessione ecclesiale non può restare insensibile a questo dato. I sacramenti sono una forma di comunione con Dio, mediata da Cristo, come dono dello Spirito Santo, che è garantita formalmente dalla tradizione, ma che ha sempre bisogno di un riscontro comunitario – sociale» (vd. anche I 7 sacramenti spiegati a un bambino…senza annoiarlo).

MEZZI “AGGIUNTIVI” E UTILI

Pur essendoci limiti nell’uso distorto che si fa dei Social, «la cultura dominante ci consente di sperimentare la comunione con il Signore attraverso di essi. I Sacramenti sono un’esperienza di intimità, di relazione profonda con Dio e Cristo, e questo avviene già con questi mezzi. I Social sarebbero dei mezzi, per così dire, “aggiuntivi”, ed ora chiarirò il meglio di questo termine».

L’INCONTRO CON CRISTO

Secondo Grillo, ad esempio, «il Sacramento che è più esposto all’esperienza dei Social è l’Eucaristia, non mediata da pane e vino, ma come significato ultimo del Sacramento, ossia come “diventare corpo di Cristo”. L’esperienza ultima del pane e vino, può incrociarsi sui Social attraverso il dialogo: esso può causare, ad esempio, un approfondimento del dolore per il male compiuto; può generare persino vita di Misericordia, anche se la rete può’ illudere che non ci sia bisogno di Misericordia».

UNA MAREA DI INFORMAZIONI

Jonathan Rosen in “Il Talmud e internet“, evidenzia Grillo, «sosteneva che la realtà della Rete è solo apparentemente una semplificazione. La rete ci offre il mondo nella sua mancanza di ordine, poiché in essa possiamo ricevere una marea di informazioni che è superiore a quella offerta dagli strumenti di mediazione classici come il libro o il giornale: richiede più applicazione da parte di chi si connette ad essa. C’è tanto materiale a disposizione e perciò c’è un impegno ad osservarlo, scremarlo, valutarlo, che non si ha quando si legge un libro perché esso è circoscritto e offre informazioni racchiuse nelle sue pagine, non va oltre».

LA VOGLIA DI APPROFONDIRE

Dunque la Rete apre a «forme di ascolto più raffinate dell’esperienza ordinaria, perché lì si sviluppano parte dei vissuti dei soggetti che perdono la fede, la ritrovano, sono dubbiosi, incerti o cominciano a sperare. Nelle loro esperienze ci mostrano una maggiore complessità del reale e quindi una maggiore ricchezza. Sempre più spesso di fronte ad un dubbio non ci si ferma al primo risultato di una chiave di ricerca, ma si cerca oltre, volgendo lo sguardo verso un tesoro sterminato di informazioni. Questo vale anche per le esperienze di comunione, di incontro con Cristo».

FISICITA’ NON SOSTITUIBILE

Un rapporto diretto con la comunità celebrante «non potrà mai essere sostituito, ma la Rete e i Social consentono di cogliere ricchezze difficilmente visibili. Pensate a quanto materiale è stato pubblicato on line, su Facebook, sui diversi portali, in relazione alla Pasqua. Io stesso, pur consultando strumenti più classici, ho dovuto riconoscere che i Social media mi hanno insegnato di recente cose nuove, sulla Pasqua e sui sacramenti. Pensate a quanto quella marea di informazioni possa essere stata utile per chi, magari era alla ricerca di risposte di fede. C’è una facilità di entrare in comunione che è impressionante».

MATRIMONI E RISCHI

Un altro esempio pratico è nei matrimoni.

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